Legge sui servizi digitali, i quattro di Visegrad chiedono di distinguere tra contenuti “illegali” e “nocivi”

Uno schermo alla sesta Conferenza mondiale su Internet, nota anche come Wuzhen Summit, a Wuzhen, in Cina, il 21 ottobre 2019. EPA-EFE/WU HONG

I quattro Paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca) chiedono che nella legge Ue sui servizi digitali si faccia la distinzione tra contenuti “illegali” e “nocivi”, per  evitare la censura e qualsiasi altra forma di violazione del diritto alla libertà di espressione.

Nella discussione sulla legge europea sui servizi digitali uno dei temi più pressanti sembra essere la rimozione dei contenuti illegali e dannosi dalle piattaforme sociali. Il monito arriva dai Paesi dell’est. La legge rappresenta il piano più ambizioso dell’Ue per regolamentare i servizi online e coprirà aree dell’economia on-line che vanno dalla responsabilità, al dominio del mercato, alla pubblicità online, alla sicurezza, ai contratti intelligenti, al lavoro autonomo online e ai futuri quadri di governance.

“Dobbiamo definire quali sono gli obblighi dei servizi digitali, e anche fare in modo che ci sia un chiaro quadro legale per definire come le piattaforme dovrebbero venire a conoscenza dei contenuti illegali – senza monitorare i contenuti degli utenti”, ha dichiarato a EURACTIV.cz l’eurodeputato ceco e vicepresidente del PE Marcel Kolaja (dei Verdi). Secondo lui, la legge sui servizi digitali dovrebbe garantire la rapida rimozione dei contenuti illegali. Tuttavia, gli strumenti automatizzati hanno dimostrato di avere molti effetti collaterali indesiderati.
Jan Míča, capo dell’Unità europea dell’Agenda digitale presso l’ufficio del governo della Repubblica Ceca, sostiene che “ci sia un’assoluta necessità di distinguere tra la nozione di contenuto illegale e quella di contenuto legale ma dannoso”. “Di solito  – aggiunge – c’è una distinzione tra comportamenti criminali come la condivisione di contenuti terroristici e la condivisione di disinformazione, che molti utenti condividono con fiducia ritenendoli veritieri”.

Legge sui servizi digitali: le Big Tech chiedono all'Ue di non censurare i contenuti "dannosi"

Le nuove misure dell’Ue per regolare la navigazione sul web dovrebbero evitare, in primo luogo, le regole sull’hosting di contenuti online ritenuti “dannosi” ma non “illegali”, secondo quanto dichiarata da un’associazione commerciale di Bruxelles che rappresenta le più grandi piattaforme …

Anche la Slovacchia sostiene “il mantenimento del principio della responsabilità limitata, così come il divieto dell’obbligo di monitoraggio generale”, ha detto il ministero degli investimenti, dello sviluppo regionale e dell’informazione.

Inoltre, il governo non ritiene che le piattaforme debbano essere responsabili di contenuti illegali e dannosi, inseriti dai loro utenti, di cui non sono a conoscenza. A questo proposito la Slovacchia si aspetta che la nuova legislazione definisca e metta in pratica un meccanismo di “avviso e azione” in modo che l’Ue non debba obbligare le piattaforme a monitorare le loro reti in generale. Sulla stessa linea la posizione dell’Alleanza slovacca per l’economia dell’innovazione (SAPIE) secondo cui se si chiedesse alle piattaforme di controllare i contenuti, assisteremmo ad una diffusa cancellazione dei post attraverso il lavoro degli algoritmi con un conseguente un effetto negativo sulla partecipazione degli utenti, dunque dei guadagni delle piattaforme medesime.

Del resto, Věra Jourová, vicepresidente della Commissione europea per i valori e la trasparenza, a settembre aveva detto di non pensare necessariamente all’introduzione di regole future che obblighino le piattaforme a rimuovere i contenuti dannosi online o la disinformazione, concentrandosi invece su come tali contenuti si diffondono online.

Nella Risoluzione del Parlamento europeo del 20 ottobre 2020 recante raccomandazioni alla Commissione sulla legge sui servizi digitali, si sottolinea “che l’esistenza e la diffusione di attività e contenuti illeciti online costituiscono una grave minaccia che pregiudica la fiducia dei cittadini nell’ambiente digitale, nuoce allo sviluppo di ecosistemi digitali sani e può anche avere conseguenze gravi e durature sulla sicurezza e i diritti fondamentali delle persone; osserva che, al contempo, le attività e i contenuti illeciti online possono essere moltiplicati facilmente e il loro effetto negativo può essere amplificato in tempi molto brevi” e allo stesso tempo si precisa che “soltanto alcuni tipi di contenuti illeciti sono armonizzati nell’Unione”, e dunque ciò che è illegale in un dato Paese non è detto che lo sia anche negli altri.

Sono gli stessi eurodeputati a chiedere “che si operi una rigorosa distinzione tra i contenuti illeciti, gli atti punibili e i contenuti condivisi illegalmente, da un lato, e i contenuti dannosi, l’incitamento all’odio e la disinformazione, dall’altro, dato che i secondi non sempre sono illegali e includono una gran diversità di aspetti, approcci e norme applicabili in ciascun caso”.

Secondo l’eurodeputata ungherese Anna Donáth (di Renew Europe), l’Ue deve creare criteri unificati e un quadro normativo comune, e una soluzione potrebbe essere un’istituzione indipendente dell’Ue che rispetti le norme sulla trasparenza, la moderazione dei contenuti e la pubblicità politica. L’idea è che le piattaforme online svolgano un ruolo nella lotta contro la disinformazione, ma che debbano farlo in modo trasparente in termini di processi decisionali e  di algoritmi, e che ci debba essere un organismo a cui rivolgersi per i ricorsi legali.