Le grandi aziende tecnologiche e l’ambiente: si può fare di più

Sviluppare una strategia sostenibile a livello ambientale può essere costoso per un'azienda, ma porta indubbi benefici dal punto di vista della reputazione del brand [Shutterstock]

Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft, conosciute come ‘GAFAM’ in Francia, sostengono di proteggere l’ambiente. Ma non è questo il caso: parzialmente responsabili dell’impronta ecologica della tecnologia digitale, queste multinazionali stanno solo cercando di minimizzare i danni.

“L’uso massiccio di energie rinnovabili per raggiungere un’impronta ecologica neutra, se non negativa”: i giganti del digitale, chiamati “GAFAM” (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) non lesinano sulle grandi promesse di sostenibilità ambientale.

C’è molto da fare in questo campo. L’impronta del mondo tecnologico nel 2019 equivaleva a quella di un settimo continente, tra le due e le cinque volte più grande della Francia, secondo Frédéric Bordage, fondatore di GreenIT, che raccoglie le principali compagnie francesi nell’ambito dell’informatica sostenibile.

Tra le altre cose, la tecnologia digitale sarebbe responsabile del 3.8% delle emissioni di gas serra e del 5.5% del consumo mondiale di energia elettrica. E questo impatto sta ancora crescendo, con l’aumento della digitalizzazione a livello globale. Il solo Netflix, per esempio, consuma il 25% della banda larga in Francia e il 15% in tutto il mondo.

Un altro trend preoccupante è la crescita esponenziale nel numero di apparecchiature connesse, nonostante si tratti di un fenomeno appena nato. Nel 2010 ce n’era un miliardo, ma il numero è destinato a toccare i 48 miliardi entro il 2025!

In altre parole, contrariamente a quanto si pensa, la tecnologia digitale ha un impatto catastrofico sull’ambiente e i giganti del settore sono parzialmente responsabili.

I consumatori chiedono maggiori garanzie ambientali

Le grandi compagnie del settore, sottoposte a grandi pressioni, stanno moltiplicando i loro sforzi per ridurre l’impatto sull’ambiente.

A febbraio il fondatore di Amazon Jeff Bezos, uno degli imprenditori più ricchi del mondo, ha annunciato la creazione di un fondo di 10 miliardi di dollari per la Terra. Lo scopo sarebbe quello di finanziare “scienziati, attivisti, ONG e ogni proposta che offra uan reale opportunità di preservare e proteggere la natura” ha dichiarato su Instagram.

Anche Microsoft ha scelto di presentare il suo impegno a metà gennaio, pochi giorni prima del Forum di Davos, che quest’anno era dedicato alle tematiche ambientali.

La compagnia con sede a Redmond, che dichiara di avere un impatto zero sull’ambiente dal 2012, ha promesso di raggiungere un’impronta negativa entro il 2030. Ciò significa ridurre la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera in quantità maggiore di quella che si emette. Ha persino assicurato di voler controbilanciare tutte le sue emissioni sin dalla nascita, nel 1975, entro 30 anni.

Pe raggiungere l’obiettivo, la compagnia sta promuovendo la creazione di un “fondo di innovazione per il clima” del valore di un miliardo di dollari. Così intendono finanziare la cattura dell’anidride carbonica nell’aria e le tecnologie di smaltimento, tra le altre cose. Microsoft dichiara anche che intende utilizzare solo energie rinnovabili per i suoi centri di analisi, uffici e campus entro il 2025 e promette di participare in progetti di riforestazione.

“Dalla fine del 2019 stiamo assistendo alla nascita di un’onda verde nelle società del GAFAM” riporta Jean-Christophe Liaubet, direttore associato della società di consulenza Fabernovel. “L’ambiente è ora al centro della loro comunicazione. Si tratta di greenwashing o sono iniziative sincere? Probabilmente entrambe” ha aggiunto lo specialista.

Le compagnie del settore tecnologico hanno cominciato a occuparsi della materia intorno al 2010, a seguito dei primi report da parte delle ONG come Greenpeace sull’impatto ambientale del cloud.

Apple, una delle prime compagnie a reagire, già nel 2013 sosteneva di aver reso tutti i suoi centri di elaborazione dati ‘green’, ovvero alimentati con energie rinnovabili come quella solare o eolica. Google, dal canto suo, ha annunciato che dal 2017 si appoggia esclusivamente all’energia pulita, un obiettivo che Facebook promette di ottenere quest’anno.

Questa recente corsa alla sostenibilità può essere spiegata con la pressione degli stakeholder, inclusi consumatori e dipendenti che voglio essere responsabili nei confronti dell’ambiente.

Messi di fronte alla presa di consapevolezza del mondo intero, I gigantic della tecnologia sono pronti a concentrare i loro sforzi anche in materia ambientale.

Una strategia che tenga conto di questo fattore è certamente dispendiosa, ma porta indubbi benefici dal punto di vista dell’immagine e consente di anticipare le future regolamentazioni, anziché essere costretti a subirle.

Ma questi sforzi non sono sufficienti. Al momento, le aziende del GAFAM si stanno concentrando sul minimizzare i danni, intervenendo sui centri di elaborazione dati  e riducendone le emissioni di anidride carbonica. I problemi relativi all’intera catena produttiva, come il consumo delle risorse naturali o la gestione dei rifiuti, non vengono toccati.

Ecologia e profitto: spinte opposte per i giganti digitali

Per completare l’opera, le compagnie del settore tecnologiche dovrebbero incoraggiare i loro partner, ma anche i consumatori, a compiere scelte sostenibili. Apple si sta muovendo in questa direzione: dichiara sul suo sito web di aver ridotto l’energia media usata dai suoi prodotti del 70% rispetto al 2008.

Nel 2015 ha anche lanciato un programma dedicato ai subfornitori, invitandoli a utilizzare solo energia pulita per la produzione dedicata all’azienda. Contemporaneamente, però Apple viene regolarmente accusata di applicare l’obsolescenza programmata sui suoi prodotti, peggiorando deliberatamente la qualità dei suoi prodotti per convincere i consumatori ad acquistare nuovi modelli. Nel 2017, la compagnia di Cupertino ha ammesso che il Sistema operativo iOS rallenta di proposito i processori di alcuni modelli di iPhone più vecchi.

La realtà è che la protezione dell’ambiente rischia di collidere con la natura dell’attività di queste compagnie: incoraggiare un consumo sostenibile è in contraddizione con il loro interesse economico. Per loro, l’importante è vendere prodotti e aggregare imponenti moli di dati per attirare nuovi clienti e partner pubblicitari.