La Germania vieta a Facebook di usare i dati WhatsApp per tre mesi. La palla ora passa al Garante europeo

Il logo della app di messaggistica WhatsApp. EPA-EFE/RITCHIE B. TONGO

L’Autorità per la protezione dei dati personali della Germania vieta a Facebook di usare i dati degli utenti di WhatsApp per tre mesi, seguendo la decisione del regolatore della città di Amburgo. L’allarme è arrivato dalla notifica classica sull’aggiornamento della privacy policy che molti utenti accettano ad occhi chiusi solo per mantenere la continuità del servizio di WhatsApp.

Periodicamente sui dispositivi degli utenti arriva una notifica sull’aggiornamento della privacy policy di WhatsApp. Si tratta di un messaggio spesso sottovalutato e rispetto al quale si clicca “Accetta” senza nemmeno leggere interamente il breve testo proposto. La maggior parte degli utenti accetta ad occhi chiusi questo tipo di clausola probabilmente semplicemente perchè non possiamo più fare a meno di WhatsApp e sappiamo bene che quella è la condizione per mantenere la continuità del servizio. Del resto è una condizione a costo zero, all’apparenza. Anche se in realtà il “prezzo” c’è ma non ci siamo ancora abituati a vederlo: sappiamo tutti che l’oro ha un valore, il petrolio ha un valore, una serie di beni materiali hanno un valore e dunque un costo; i dati, invece, ci sembrano qualcosa di etereo e fluttuante, che non esiste davvero e che per questo non può avere un costo. Purtroppo per noi, invece, i dati, sono la “merce” più preziosa attualmente sul mercato. Il problema è solo che non riusciamo a capirlo, anche se ogni tanto lo sentiamo dire. Se regaliamo a qualcuno un oggetto d’oro, sappiamo benissimo quanto abbiamo speso; lo stesso vale per un pieno di benzina offerto a chi ci accompagna o per una classica pizza. In questi casi sappiamo benissimo che stiamo pagando qualcosa. Quando invece regaliamo i nostri dati, per di più a dei completi sconosciuti, non ci sembra di aver regalato alcunché.

Il campanello d’allarme arriva solo dalle autorità che si occupano di privacy. L’ultimo è risuonato in Germania, ma l’eco arriva in tutta Europa.
Il gigante tecnologico, proprietario di entrambe le aziende (il popolare social network possiede il servizio di messaggistica), ha informato gli utenti di WhatsApp all’inizio di quest’anno che avrebbero dovuto acconsentire ad una nuova politica di utilizzo dei dati per continuare a utilizzare il servizio. A quel punto il Garante per la protezione dei dati e la libertà di informazione di Amburgo ha inviato l’ordine di bloccare tutto e ha stabilito che i termini di quell’accordo sono ora nulli per i prossimi tre mesi. Amburgo ha giurisdizione perché la filiale tedesca di Facebook ha sede proprio nella città del fiume Elba.
Johannes Caspar, responsabile dell’autorità per la protezione dei dati ad Amburgo ha detto: “Questo ordine cerca di garantire i diritti e le libertà dei molti milioni di utenti che danno il loro consenso alle condizioni d’uso in tutta la Germania”. Sono quasi 60 milioni gli utenti tedeschi interessati dalla decisione.

La palla ora passerà al Comitato europeo per la protezione dei dati, un organismo indipendente dell’Ue che fa rispettare le regole in tutte le 27 nazioni. Questo perchè la faccenda è troppo grande per essere affrontata solo dalla Germania. I “pericoli” che preoccupano gli esperti di privacy hanno a che fare con questioni delicatissime, soprattutto la “costruzione di massa dei profili degli utenti”. Non si tratta solo di proteggere “la sfera privata ma anche la possibilità di usare i profili per influenzare le scelte degli elettori e manipolare le decisioni democratiche”, come avvenuto nelle precedenti elezioni americane o nel caso del referendum per la Brexit. Non a cosa in Germania tra poco si vota.

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