La Francia deve decidere se Google dovrà pagare gli editori per i contenuti

Logo Google a Singapore. EPA-EFE/WALLACE WOON

La Corte d’Appello di Parigi dirà giovedì (8 ottobre) se l’Autorità garante della Concorrenza e del mercato aveva o meno il potere di richiedere a Google di negoziare con la stampa francese i diritti connessi, ovvero la remunerazione dei produttori di contenuti, prevista dalla legislazione europea.

Si tratta di un punto, su questo tema, che va oltre la Francia e anche l’Europa, in un momento in cui i ricavi pubblicitari sono ormai massicciamente assorbiti dai grandi nomi del mondo digitale.

Che cos’è un diritto connesso?

Questo principio simile al diritto d’autore è stato concepito per aiutare gli editori di giornali e riviste e le agenzie di stampa a farsi pagare dai giganti di Internet quando i loro contenuti vengono riutilizzati sul web.

È stato istituito dall’articolo 15 della Direttiva Ue sul diritto d’autore, adottata dal Parlamento europeo alla fine di marzo 2019 dopo un’intensa battaglia di lobbying; le condizioni di utilizzo degli articoli e il loro prezzo devono ancora essere negoziati tra editori e piattaforme.

La Francia è il primo Paese dell’Unione europea ad applicare questa riforma, dopo il recepimento della direttiva adottata il 24 luglio 2019.

Perché la stampa francese e Google sono in conflitto?

Google non vuole remunerare gli editori per gli estratti e le immagini in miniatura che include nella sua pagina dei risultati di ricerca, sostenendo che ciò genera un enorme traffico per gli editori, sufficiente a remunerarli. Gli editori, dal canto loro, ritengono che nelle sue pagine di risultati di ricerca, Google stesso diventi un produttore di contenuti, che cattura l’attenzione dell’utente di Internet.

Per evitare il pagamento di diritti di protezione affini, Google chiede agli editori di accettare che i loro estratti e le loro miniature siano inseriti gratuitamente nella pagina dei risultati. Se gli editori si rifiutano, Google continua a far visualizzare l’estratto e il link, ma in una forma più austera.

Perché la Corte d’Appello di Parigi?

Nel novembre 2019, gli editori francesi hanno presentato un ricorso all’autorità francese della concorrenza per abuso di posizione dominante da parte del colosso americano.

In attesa di una decisione sul merito, il tribunale ha già costretto Google ad aprire una trattativa di “buona fede” con gli editori sulla remunerazione dei loro contenuti. Google ha pertanto presentato ricorso contro questa decisione.

Il gigante americano ha avuto incontri e scambi di opinioni con gli editori ma questi ultimi accusano il gigante americano di non aver davvero negoziato “in buona fede”.

Cosa c’è in gioco per Google?

Se la Corte d’Appello si pronuncerà a suo favore, Google non sarà più obbligata a negoziare con gli editori. Ma il procedimento nel merito dinanzi all’Autorità garante della concorrenza e del mercato per abuso di posizione dominante andrà avanti e dovrebbe concludersi al più tardi all’inizio del 2021.

Se, al contrario, l’azienda statunitense perdesse, il processo di negoziazione imposto sarebbe convalidato e Google rimarrebbe sotto pressione. Per uscire dall’impasse, è stata previsto di nominare un mediatore.

Una querelle tutta francese?

La questione di come le piattaforme pagano i contenuti della stampa viene sollevata in realtà in tutto il mondo: l’Australia, ad esempio, vuole costringere Google e Facebook a pagare i media australiani.

Giovedì, il presidente di Google Sundar Pichai ha annunciato un piano di spesa da un miliardo di dollari per migliorare le entrate degli editori di giornali in tutto il mondo attraverso il pagamento di licenze.

Secondo Google, questa nuova proposta fa parte di quanto è stato messo sul tavolo durante le discussioni con gli editori francesi sui diritti connessi.

Quali sono gli editori di giornali francesi coinvolti?

Google ha discusso i diritti connessi con l’Alliance de la presse d’information générale, che rappresenta la stampa quotidiana nazionale e regionale, con il Syndicat des éditeurs de la presse magazine e con Afp.

L’unione della stampa indipendente online, che raggruppa media come Contexte, Mediapart, NextINpact e l’agenzia di stampa medica Apm, rifiuta il principio dei diritti connessi,  definiti una “chimera”, e chiede invece “una reale parità di trattamento nella distribuzione digitale”.