La Commissione Ue fa pressione sulle piattaforme per de-monetizzare la disinformazione

La vicepresidente della Commissione Ue Vera Jourova [EPA-EFE/KENZO TRIBOUILLARD / POOL]

Come parte di un più ampio tentativo di reprimere i contenuti dannosi su Internet, la Commissione europea ha esortato le principali piattaforme digitali ad adottare misure per de-monetizzare la disinformazione online.

La disinformazione non dovrebbe occupare un “posto di rilievo” online, ha affermato Věra Jourová, vicepresidente della Commissione per i valori e la trasparenza. Se fossero meno visibili, questi tipi di contenuti non attirerebbero così tanti soldi in entrate pubblicitarie come fanno ora, ha detto ieri (mercoledì 27 gennaio) durante un dibattito nella Commissione per le libertà civili del Parlamento europeo.

Tuttavia, ha aggiunto che qualsiasi decisione delle piattaforme di de-monetizzare i contenuti online dovrebbe essere presa in piena trasparenza. “Tutto ciò che vogliamo che le piattaforme facciano deve essere fatto in modo tale da poterlo monitorare”, ha detto Jourová.

Parlando ai legislatori, la commissaria ceca dell’Ue ha ribadito gli impegni delineati nel piano d’azione per la democrazia dell’esecutivo Ue, presentato l’anno scorso.

Il piano si concentra ampiamente sull’importanza di affrontare le fake news nel contesto delle interferenze esterne e delle manipolazioni nelle elezioni. Nel frattempo, il Digital Services Act recentemente presentato dalla Commissione propone un quadro normativo che aiuterà a realizzare alcuni degli obiettivi del piano d’azione per la democrazia.

“L’elemento centrale del Digital Services Act e del piano d’azione europeo per la democrazia relativo ai contenuti digitali è la necessità di sapere di più su ciò che sta accadendo: abbiamo bisogno di capire come funzionano gli algoritmi, devono smettere di essere scatole nere”.

La Commissione pubblicherà una guida in primavera, stabilendo come le piattaforme debbano intensificare le proprie misure sulla base della sua valutazione di un codice di pratica aggiornato contro la disinformazione, che probabilmente includerà parametri più specifici che le piattaforme dovranno rispettare per de-monitizzare gli esempi di disinformazione dannosa online.

Inoltre, Jourová ha ribadito ancora una volta la preoccupazione della Commissione per le recenti mosse di Facebook e Twitter, che hanno espulso l’ex presidente Trump dalle rispettive piattaforme. Decisioni di tale portata non dovrebbero essere semplicemente nelle mani dei social network, ha sottolineato. Dovrebbero “essere basate sulla legge, e non su decisioni arbitrarie unilaterali che derivano… da termini e condizioni interne”.

La responsabilità della piattaforma a questo proposito potrebbe essere chiarita in futuro nell’ambito del Digital Services Act, ha dichiarato la Commissione. Alti funzionari della Commissione hanno recentemente affermato che le piattaforme non possono più prendere “decisioni chiave da sole senza alcuna supervisione”, dialogo o responsabilità, aggiungendo che il DSA cercherà di correggere questo squilibrio.

Altrove nei dibattiti in corso sul Digital Services Act, la Commissione per il mercato interno del Parlamento ha nominato il suo relatore mercoledì, affidando all’eurodeputata danese Christel Schaldemose il difficile compito di gestire il dossier. Schaldemose fa parte del gruppo politico dei Socialisti e Democratici (S&D).

Mentre è ampiamente previsto che venga nominata come la commissione principale per il DSA, la Commissione per il mercato interno del Parlamento dovrà probabilmente affrontare anche le sfide poste dalla Commissione giuridica per condurre il dossier attraverso l’assemblea dell’Ue.