Jourova: “La rimozione dei contenuti sul web non dovrebbe far parte della legge sui servizi digitali”

Vera Jourova [EPA-EFE/FRANCISCO SECO]

La Commissione europea ha specificato chiaramente che è improbabile che gli obblighi di rimozione dei contenuti dalle piattaforme digitali siano presenti nell’iniziativa legislativa dell’Ue per regolamentare il web che sarà presentata entro la fine dell’anno.

Věra Jourová, vicepresidente della Commissione europea per i valori e la trasparenza, ha tenuto una videoconferenza con l’amministratore delegato di Twitter Jack Dorsey martedì (22 settembre), in cui ha dato un’idea dell’intenzione dell’esecutivo dell’UE di introdurre futuri obblighi ai sensi della legge sui servizi digitali e del piano d’azione per la democrazia.

Jourová ha rivelato d aver evidenziato durante l’incontro l’intenzione della Commissione di non introdurre necessariamente regole future che obblighino le piattaforme a rimuovere i contenuti dannosi online o la disinformazione, concentrandosi invece su come tali contenuti si diffondono online. Ha rilevato in particolare l’impegno della Commissione a preservare la libertà di parola online.

“Per affrontare la questione della disinformazione e dei contenuti dannosi dovremmo concentrarci su come questi contenuti vengono distribuiti e mostrati alla gente, piuttosto che spingere per la loro rimozione”, ha affermato, aggiungendo che gli sforzi dell’Ue in questo campo saranno ulteriormente dettagliati nella prossima presentazione della Commissione della legge sui servizi digitali e del piano d’azione per la democrazia.

Il Digital Services Act (Dsa) rappresenta il piano più ambizioso dell’Ue per regolamentare i servizi online, e coprirà aree dell’economia on-line che vanno dalla responsabilità, al dominio del mercato, alla pubblicità online, alla sicurezza, ai contratti intelligenti, al lavoro autonomo online e ai futuri quadri di governance. Nel frattempo, il Piano d’azione per la democrazia affronterà la disinformazione nel contesto dell’interferenza esterna e della manipolazione nelle elezioni.

Da parte sua, Dorsey ha messo in evidenza l’impegno di Twitter a fare sì che i contenuti potenzialmente dannosi o ingannevoli siano “scoperti ed etichettati”. Ha anche sottolineato i benefici dell’alfabetizzazione mediatica nel soffocare la diffusione di tale materiale. Jourová ha informato Dorsey che la Commissione esaminerà in dettaglio i piani di Twitter per etichettare gli account o i singoli post, nel tentativo di migliorare la trasparenza nel dibattito politico online.

Inoltre, mentre Jourová sottolineava l’importanza di garantire la trasparenza dei processi algoritmici come parte delle regole future, ha anche osservato che il dibattito generale sulla regolamentazione delle piattaforme dovrebbe essere maggiormente incentrato sulla “pluralità del dibattito, l’apertura e la capacità delle persone di avere più controllo e comprensione di ciò che vedono e del perché lo vedono”.

Le posizioni degli stakeholder

Nel frattempo, a Bruxelles, le consultazioni pubbliche si sono concluse sia sul Digital Services Act che sul piano d’azione per la democrazia, entrambi sottoposti a pesanti pressioni da parte di una serie di stakeholder.

In termini di responsabilità, giganti della tecnologia come Google ritengono che i “principi fondamentali” della direttiva sul commercio elettronico del 2000, il precedente del Digital Services Act, dovrebbero essere mantenuti, in particolare il principio del paese d’origine, introducendo un regime di responsabilità per i contenuti illegali. Facebook ha chiesto un nuovo quadro di riferimento per trattare i contenuti che non sono illegali, ma dannosi.

Oltre a fornire un feedback sui piani dell’industria, gli stessi Stati membri dell’Ue hanno voluto esprimersi sulle loro posizioni. EURACTIV ha recentemente ottenuto la risposta del Ministero degli Affari Digitali polacco ai piani della legge sui servizi digitali, dove si chiede una “soluzione lungimirante, tecnologicamente neutrale e flessibile, sufficiente a rispondere al rapido ritmo dei cambiamenti osservati nel settore digitale”.

In questo senso, la Polonia ritiene che il Dsa dovrebbe mantenere le esenzioni di responsabilità per le piattaforme online incluse nella direttiva eCommerce del 2000 e il divieto di un obbligo generale di monitoraggio, ma che l’Ue dovrebbe rivedere le disposizioni relative alla rimozione dei contenuti illegali.

In termini di regolamentazione ex ante, Varsavia sostiene le norme volte a far sì che le grandi società di piattaforme online agiscano da guardiani, ma afferma anche che dovrà essere adottata una definizione precisa di tali società.

Per quanto riguarda le fake news online, la Polonia riconosce la necessità di limitare la diffusione delle false informazioni e sottolinea anche la necessità di distinguere tra la nozione di contenuto illegale e quella di contenuto legale ma dannoso, che include la disinformazione.

Sviluppi presso il Parlamento europeo

Nel frattempo, al Parlamento europeo, le commissioni sono in fase di adozione delle loro varie relazioni sulla legge sui servizi digitali.

Il testo dell’eurodeputato del Ppe Kris Peeters è stato sostenuto dai membri della Commissione sulle libertà civili martedì (22 settembre), che ha incluso il mantenimento dei principi fondamentali della direttiva sul commercio elettronico – comprese le disposizioni sulla responsabilità limitata e il divieto di obblighi generali di monitoraggio.

Il rapporto sottolinea anche l’importanza dei diritti dei consumatori e delle forme di ricorso per le azioni online tramite tecnologie automatizzate, nonché una maggiore trasparenza per la pubblicità politica online.

La relazione della Commissione per il mercato interno, guidata dall’eurodeputato socialista maltese Alex Agius Saliba, sarà votata lunedì 28 settembre.