Jourová: “La disinformazione sul Covid si può combattere solo con la verità scientifica”

La commissaria europea per i valori e la trasparenza Věra Jourová. [EPA-EFE/YVES HERMAN / POOL]

Intervenuta all’European Covid Summit organizzato dalla School of Transnational Governance Eui, la commissaria europea alla trasparenza e ai valori Věra Jourová ha sottolineato la necessità di combattere la disinformazione, specialmente quella sul Covid-19, con la verità scientifica e la trasparenza.

Nel suo intervento, la commissaria ceca ha evidenziato i passi avanti che la tecnologia ha permesso anche nel periodo della pandemia, ma contemporaneamente ha favorito la diffusione di campagne di disinformazione, specialmente sui social media.

“Se le autorità non riescono a far passare le informazioni scientifiche corrette durante la pandemia, si inseriranno i creatori di disinformazione, che sono organizzati e strutturati per questo”, ha sottolineato Jourová. “Per questo c’è stato un accordo con le piattaforme digitali per la rimozione dei contenuti palesemente dannosi per la salute. Tuttavia, questa pratica deve essere transitoria e specifica solo per questo periodo di emergenza”, ha aggiunto.

Nella produzione di disinformazione, ha proseguito, sono tre gli attori coinvolti: quelli che producono le notizie false, quelli che le diffondono e le persone che ci credono. È importante agire su quest’ultima categoria, ha dichiarato Jourová, aumentando l’alfabetizzazione mediatica del pubblico per permettergli di riconoscere le informazioni maliziose che circolano in rete.

Riguardo gli algoritmi, la commissaria ha specificato che sono perfettamente legittimi in ambito commerciale, per proporre al consumatore prodotti in linea con i suoi interessi, ma non possono essere usati come strumenti di influenza politica verso i cittadini.

Su questo punto è intervenuto anche Malcolm Turnbull, ex primo ministro australiano, che ha sottolineato la pericolosità delle camere dell’eco online, che propongono alle persone soltanto ideologie in linea con il loro pensiero, il cosiddetto ‘confirmation bias’.

Turnbull ha portato un esempio del pericolo che la diffusione di notizie false verso un pubblico ricettivo può provocare, facendo riferimento all’assalto al Campidoglio americano del 6 gennaio. In quell’occasione, i sostenitori del presidente uscente Donald Trump avevano ricevuto la notizia dell’illegittimità dell’elezione di Joe Biden non solo da Trump stesso, ma anche dal canale televisivo Fox News.

“Un tempo, i governi si limitavano a ignorare le teorie cospirazionistiche e le fake news, perché convinti che parlandone ne avrebbero soltanto elevato l’importanza”, ha detto Turnbull. “Oggi, questo approccio non è più possibile: bisogna colpire duramente la disinformazione, anche con metodi aggressivi, perché le notizie viaggiano anche se le istituzioni non ne parlano”, ha aggiunto, specificando che i governi devono essere considerati fonti autorevoli dai cittadini.

Proprio sull’autorevolezza si è soffermata anche la commissaria Jourová, che ha espresso la necessità per le istituzioni europee nello specifico, ma anche a livello globale, di essere il più possibile oneste e trasparenti nella comunicazione, perché solo così potranno guadagnare autorevolezza e la fiducia da parte dei cittadini.

Strategia sui vaccini

Alla conferenza è intervenuto anche l’ex presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, che in un dialogo con l’ex primo ministro finlandese Alexander Stubb ha sottolineato come la scelta di un contratto collettivo come Unione europea sulla fornitura dei vaccini sia corretta, perché lasciar trattare individualmente gli Stati membri avrebbe generato un pericoloso ambiente competitivo e una disparità nella ricezione delle dosi.

Barroso, che guida l’alleanza per i vaccini Gavi, ha espresso soddisfazione per l’impegno europeo nel progetto Covax, che distribuisce le dosi in eccesso dei Paesi sviluppati a quelli che non ne hanno ricevute a sufficienza, sottolineando che l’Ue ne ha esportate oltre un miliardo.

Barroso ha anche lanciato alcuni suggerimenti per l’Italia, che ospiterà il summit del G20 sulla salute: concentrarsi su un approccio multilivello per raggiungere la resilienza del settore sanitario; impenarsi a terminare la pandemia in tutto il mondo, anche attraverso il meccanismo Covax; condividere le dosi con i Paesi che ne hanno bisogno ma non riescono a procurarsele.