Intelligenza artificiale, la Commissione Ue al lavoro contro abusi e discriminazioni

La Commissione europea si è impegnata a verificare l'inclusività e il rispetto dei valori fondamentali per l'intelligenza artificiale nei settori ad alto rischio. [BEST-BACKGROUNDS/Shuttestock]

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha risposto alle preoccupazioni recentemente esposte da diversi europarlamentari sui rischi di violazioni dei diritti fondamentali e discriminazione posti dall’intelligenza artificiale (Ia), che saranno trattati nelle nuove regole attese ad aprile.

Ursula von der Leyen ha risposto a una lettera ricevuta da un gruppo variegato di 116 europarlamentari, che chiedevano alla Commissione europea di affrontare i rischi di violazione dei diritti fondamentali causati da alcune applicazioni di intelligenza artificiale ad alto rischio.

La presidente della Commissione ha scritto a sua volta una lettera, rassicurando gli eurodeputati sul fatto che l’esecutivo Ue “prende molto sul serio la loro preoccupazione riguardo le potenziali violazioni dei diritti fondamentali”.

“Stiamo studiando regole applicabili a tutti i sistemi di intelligenza artificiale che potrebbero comportare rischi per la sicurezza o i diritti delle persone. Nel caso di applicazione che si rivelassero semplicemente contrarie ai diritti fondamentali, potremmo dover approfondire”, scrive von der Leyen.

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Dopo il Libro bianco

La Commissione ha proseguito i lavori dopo la pubblicazione del Libro bianco sull’Ia dello scorso anno. La proposta che dovrebbe essere presentata ad aprile affronterà il problema di come regolamentare a livello europeo le applicazioni di intelligenza artificiale ad alto rischio.

Il Libro bianco aveva posto le basi per le nuove regole sulle tecnologie ritenute ‘ad alto rischio’ e su quelle impiegate in settori critici dell’economia, come la salute, i trasporti, la polizia, le assunzioni e il sistema legale.

Nel frattempo, parlando direttamente alla commissione speciale del Parlamento europeo sull’intelligenza artificiale, il vicedirettore generale della Dg Connect, Khalil Rouhana, ha evidenziato che la proposta del 24 aprile definirà in maniera specifica il campo delle cosiddette ‘applicazioni ad alto rischio’.

Tuttavia, questo tipo di approccio potrebbe dividere le nazioni europee, con alcune come la Germania che chiedono di ritenere ‘ad alto rischio’ un maggior numero di tecnologie, mentre dall’altro lato 14 Paesi avevano chiesto l’anno scorso alla Commissione di adottare un approccio “morbido”.

“Dovremmo adottare situazioni flessibili come autoregolazioni, etichette volontarie e altre pratiche individuali, oltre a un robusto processo di standardizzazione come complemento alla legislazione vigente, per assicurare che siano rispettati gli standard di sicurezza esistenti”, si leggeva nella dichiarazione congiunta, guidata dalla Danimarca e firmata dai ministri del digitale di altri Paesi dove la tecnologia ha un ruolo primario, come Francia, Finlandia ed Estonia.

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Discriminazione e intelligenza artificiale

Il Parlamento europeo aveva appoggiato nel mese di marzo, tramite la sua commissione per l’educazione e la cultura, un’opinione che chiedeva di lavorare per ridurre lo sbilanciamento di genere, sociale e culturale nella tecnologia.

La preoccupazione è l’impatto dell’intelligenza artificiale sui diritti fondamentali, anche in questo caso. Gli eurodeputati della commissione chiedono infatti che sia implementata in modo da rispettare l’uguaglianza di genere e la diversità culturale, promuovendo l’alfabetizzazione digitale e salvaguardando i diritti alla proprietà intellettuale.

La regolamentazione che la Commissione europea presenterà ad aprile dovrà perciò tenere conto anche di questo aspetto: i dati che l’intelligenza artificiale userà non potranno contere pregiudizi, con il rischio di generare disuguaglianze, e dovrà essere tutelata la diversità linguistica e culturale nei media, regolando per esempio le raccomandazioni sui contenuti delle piattaforme di streaming basate sugli algoritmi.

“Abbiamo combattuto per decenni per affermare i nostri valori di inclusività, non discriminazione, plurilinguismo e diversità culturale, che i nostri cittadini considerano essenziali per l’identità europea. Questi valori devono essere riflessi anche online”, ha affermato la relatrice dell’opinione, Sabine Verheyen (Ppe).

Il timore è quello che gli algoritmi possano riflettere i pregiudizi umani nella loro stessa struttura, amplificandoli ulteriormente quando vengono applicati. Servirà perciò una sorta di etichetta che certifichi l’inclusività del sistema di intelligenza artificiale.