Intelligenza artificiale, il regolamento Ue rischia di essere indebolito dalle trattative Wto

La presidente della Commissione europea Von der Leyen durante una visita all'AI Xperience Center VUB. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ/POOL]

La strada della regolamentazione Ue sull’Intelligenza artificiale (IA) potrebbe incorrere in alcuni ostacoli. Un rapporto pubblicato dalla Federazione delle organizzazioni dei consumatori tedeschi (Vzbv), riportato da Euractiv.com, sostiene che alcuni degli obbiettivi che si è posta l’Unione sarebbero a rischio a causa dell’accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).

Ad esempio rispetto alla possibilità per l’Ue di adottare regole che impongono audit esterni dei sistemi di intelligenza artificiale, “si rischia che l’adozione della legislazione sia limitata al solo spazio politico consentito dal diritto commerciale” e, aggiunge lo studio, il Consiglio europeo e la Commissione hanno la responsabilità di assicurare che gli accordi commerciali siano compatibili con le iniziative politiche interne.

Tali iniziative includono le ambizioni normative dell’Ue nello spazio dell’intelligenza artificiale, come parte del Libro bianco 2020 della Commissione europea sull’Intelligenza artificiale, che ha lanciato l’idea di introdurre la valutazione di conformità delle applicazioni ad alto rischio da parte di centri di prova certificati.

La Commissione dovrebbe presentare un quadro normativo per l’intelligenza artificiale ad alto rischio a marzo, oltre a proporre nuove regole, nell’arco del 2021, in materia di responsabilità. Inoltre, il rapporto riscontra che le misure stabilite nel Digital Services Act di dicembre, documento chiave che propone nuove regole per le grandi piattaforme online, compresa la possibilità di consentire ai ricercatori di studiare i rischi sistemici delle piattaforme che accedono ai dati chiave, potrebbero essere a rischio nell’abito dell’accordo Wto sul commercio elettronico.

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Il documento afferma che azioni come queste, da parte dell’Ue, aiuterebbero ad incrementare la responsabilità e a garantire che i diritti dei consumatori europei siano rispettati. Tuttavia, “la clausola del codice in via di definizione negli accordi commerciali del Wto, al contrario, non solo proteggerebbe gli algoritmi del computer e dell’apprendimento automatico, ma anche le interfacce di un sistema AI che sono indispensabili per le verifiche”, rileva lo studio.

Isabelle Buscke, capo dell’ufficio di Bruxelles di Vzbv, in una dichiarazione rilasciata al momento della presentazione dello studio, ha messo in luce come gli sforzi della Commissione nella politica digitale non dovrebbero essere compromessi nella ricerca di accordi commerciali globali.

“Gli accordi commerciali non devono ostacolare una regolamentazione degli algoritmi favorevole ai consumatori. Siamo ancora all’alba di una trasformazione fondamentale dell’economia e della società attraverso l’intelligenza artificiale”, ha detto, aggiungendo che l’Unione europea “deve garantire che gli accordi commerciali non ostacolino le sue stesse politiche e che non possano minare le misure di protezione dei consumatori, oggi e in futuro”.

Accordo Wto sui flussi di dati: le pressioni del settore

Sull’altro fronte del dibattito, un gruppo di esponenti dell’industria del settore sta facendo pressione sui negoziatori al tavolo del Wto per raggiungere un accordo. Il gruppo, coordinato dall’Alleanza del software, Bsa e la Camera di Commercio Internazionale (Icc), ha chiesto un ambiente globale più ‘liberale’ per i trasferimenti di dati e ha messo in guardia contro le mosse per localizzare i dati in alcune giurisdizioni.

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“Nell’ambiente remoto di oggi, i nostri posti di lavoro, la salute, l’educazione e il benessere dipendono dalla connettività digitale e dai flussi di dati. Esortiamo i governi a negoziare gli impegni del Wto che sostengono il movimento transfrontaliero sicuro e senza soluzione di continuità delle informazioni”, ha detto Victoria Espinel, presidente e ceo di Bsa.

La Germania contro gli algoritmi “discriminatori”

Il governo tedesco mercoledì 27 gennaio ha presentato la sua strategia di gestione dei dati. Il documento, ottenuto da Euractiv.com, mira anche ad armonizzare le regole di protezione dei dati a livello federale e il rinforzo della sicurezza dei sistemi IT.

Berlino intende “esaminare se e come la discriminazione dei cittadini da parte di decisioni basate su algoritmi possa essere contrastata, ad esempio nelle procedure di richiesta o nella concessione di prestiti”, spiega il documento.

Nel 2020 in Germania c’è stato un grande dibattito sull’identificazione biometrica a distanza, che include tecnologie controverse come il riconoscimento facciale. Il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer (Csu) voleva installare ulteriori espandere l’uso di questa tecnologia nei luoghi pubblici, ma la società civile si è opposta fortemente.

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Il 1° luglio 2020, in piena emergenza coronavirus, la Germania ha assunto la presidenza del Consiglio dell’Unione europea, che manterrà fino alla fine di quest’anno. Che il semestre tedesco avrebbe posto l’attenzione sugli aspetti legati al …

“La discriminazione nelle decisioni basate sui dati e quindi, almeno in teoria, oggettive è un problema reale, soprattutto quando i modelli perpetuano aspetti discriminatori esistenti”, ha affermato il governo.

Gli algoritmi non sono neutrali

Con l’obiettivo di promuovere “un uso innovativo e responsabile dei dati”, l’esecutivo prevede, per esempio, di approfondire come le aziende adattano offerte e prezzi ai loro clienti e quali effetti ne derivano.

Se a due persone viene offerto lo stesso prodotto a condizioni diverse (es. l’assicurazione), dietro potrebbero esserci algoritmi che hanno creato profili diversi da tutti i dati disponibili. Questo meccanismo rischia di esacerbare le disuguaglianze sociali esistenti, come quando le persone con un certo background socio-economico non riescono a trovare un buon lavoro, perché un algoritmo associa questo background con basse opportunità lavorative e quindi nega loro l’avanzamento sociale. Secondo Berlino si sa troppo poco di questi algoritmi dal momento che essi cadono per lo più sotto il segreto commerciale aziendale.

Il ministero della Giustizia cercherà di capire anche se tale discriminazione può essere affrontata legalmente, per esempio imponendo requisiti più severi sui dati di formazione sulla base dei quali tali algoritmi imparano ad operare.

L’elogio della comunità imprenditoriale

Nel campo della protezione dei dati, Berlino vuole armonizzare maggiormente le strutture federali. Attualmente ci sono 17 commissari per la protezione dei dati in Germania, uno per ogni Stato federale più il commissario federale, Ulrich Kelber (Spd). Sono in coordinamento tra loro “ma le interpretazioni legali”, secondo il governo, “possono divergere”.

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Si tratta di nuove e più stringenti regole di esportazione, anche se agli Stati membri rimarrà la facoltà di decidere se le restrizioni possano includere le tecnologie di riconoscimento facciale. Il cambio della posizione tedesca e lo scandalo FinFisher.

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Lo stesso vale a livello europeo, dove “interpretazioni divergenti della protezione dei dati di diverse autorità di controllo all’interno dell’Ue […] potrebbero anche creare sfide per un’applicazione armonizzata della legge e per una maggiore sovranità europea dei dati”. Per questo motivo il ministero sta esaminando misure per consentire una cooperazione più stretta.

Nell’area della ricerca sanitaria, per la quale uno scambio di dati efficiente è essenziale, è stata creata un’autorità di vigilanza principale separata, che ha ricevuto l’elogio dell’associazione tedesca Eco. “Armonizzare l’attuale mosaico federale in materia di protezione dei dati in Germania è un obiettivo della strategia dei dati del governo federale attualmente in discussione”, ha detto una portavoce dell’associazione accogliendo favorevolmente a tale procedura.

“Attuare la legge sulla protezione dei dati in modo più uniforme e coerente, pur mantenendo il livello esistente di protezione dei dati, è qualcosa che noi come Eco chiediamo da molto tempo”, ha continuato.

Lotta contro i monopoli dei dati

Tuttavia, l’associazione è critica nei confronti dell’obbligo proposto per le aziende di condividere i dati non personali. In particolare, il governo tedesco teme che le aziende potrebbero avere un “considerevole interesse commerciale nell’utilizzare esclusivamente i propri dati”. Questo porterebbe vantaggi competitivi e addirittura promuoverebbe pratiche di monopolio.

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Quattro mesi dopo la presentazione del “libro bianco” sull’intelligenza artificiale (IA) da parte della Commissione Europea, il governo tedesco ha dichiarato di essere ampiamente d’accordo con Bruxelles, ma vede la necessità di rafforzare la sicurezza. Il governo è particolarmente preoccupato …

Pertanto, il governo federale intende promuovere una “cultura della condivisione volontaria e responsabile dei dati” e esercitare un maggior controllo sugli abusi di potere. Questo è anche l’obiettivo del recente emendamento alla legge contro le restrizioni della concorrenza (Gwb).