Intelligenza artificiale, il garante europeo chiede il divieto del riconoscimento facciale

Dulles Airport unveils facial recognition technology for use on international travelers [EPA-EFE/JIM LO SCALZO]

Le agenzie di protezione dei dati europee hanno chiesto lunedì 21 giugno che sia vietato l’uso dell’intelligenza artificiale per riconoscere le persone nei luoghi pubblici, ritenendolo un rischio estremamente alto di violazione della privacy.

In un’opinione non vincolante, il Comitato europeo per la protezione dei dati (Edpb) e il Garante europeo per la protezione dei dati hanno chiesto che sia vietata, in maniera generalizzata, ogni pratica che includa “il riconoscimento di volto, andatura, impronte digitali, Dna, voce, tasti digitati e ogni altro segnale biometrico o comportamentale, in ogni contesto”.

Queste pratiche “interferiscono con i diritti e le libertà fondamentali in un modo tale da poter addirittura metterne in dubbio l’essenza”, hanno detto Andrea Jelinek, a capo del Comitato, e il garante Wojciech Wiewiorowski. Questo divieto include qualsiasi tipo di intelligenza artificiale in grado di “categorizzare gli individui in cluster basati sull’etnia, il genere e l’orientamento politico o sessuale”, si legge nella dichiarazione.

Inoltre, gli enti regolatori della privacy hanno incluso anche i sistemi di intelligenza artificiale che leggono le emozioni tra quelli che dovrebbero essere vietati negli spazi pubblici, con la sola eccezione della sanità.

La visione del Comitato e del Garante europeo per la protezione dei dati è stata accolta positivamente dall’eurodeputata dei Verdi tedeschi Anna Cavazzini, che presiede la Commissione mercato interno e protezione dei consumatori al Parlamento europeo.

“La società civile ha combattuto per anni per ottenere un divieto definitivo dell’uso delle tecnologie di riconoscimento facciale negli spazi pubblici, una cosa che la proposta della Commissione purtroppo non include”, ha detto.

Questo parere non vincolante è destinato a essere recepito dalla Commissione europea, che ad aprile aveva presentato una proposta per regolamentare l’intelligenza artificiale che non prevedeva il divieto di usare la tecnologia di riconoscimento facciale per l’identificazione pubblica.

Il piano dell’esecutivo Ue includeva esenzioni speciali che consentivano l’uso del riconoscimento facciale di massa nel caso di bambini scomparsi, minacce terroristiche o ricerca di persone sospettate di aver commesso crimini gravi.

Bruxelles spera che il suo primo pacchetto di leggi sull’intelligenza artificiale aiuti l’Europa a raggiungere il livello di Stati Uniti e Cina, in un settore che spazia dal riconoscimento vocale alle assicurazioni e alle forze dell’ordine.

La Commissione ha dichiarato di aver preso nota del parere, ma di restare fedele alla sua proposta, che “prevede una sufficiente protezione e limita l’uso di tali sistemi al minimo indispensabile”. Infatti, al suo interno vengono classificati come ‘ad alto rischio’ i sistemi di identificazione biometrica in tempo reale a distanza, come appunto il riconoscimento facciale. Le persone devono perciò ricevere informazioni chiare su come avviene il monitoraggio e i dati devono essere protetti.

La proposta è attualmente in fase di negoziato al Parlamento europeo e tra i 27 Stati membri.