La Slovenia vuole rendere obbligatoria l’app anti-Covid

Un'applicazione per smart phone che utilizza il Decentralized Privacy-Preserving Proximity Tracing (DP-3T) viene fotografata prima di un test con alcuni soldati svizzeri. EPA-EFE/LAURENT GILLIERON

Diversi Paesi hanno iniziato a sperimentare delle app per il tracciamento dei contatti e il primo ministro sloveno ha chiesto una app obbligatoria. Da giovedì in Slovenia l’obbligo potrebbe diventare realtà. 

L’epicentro della pandemia di Covid-19 si è ormai spostato dall’Europa agli Stati Uniti e America Latina ma l’allerta rimane alta. Le principali preoccupazioni riguardano le misure per tenere sotto controllo la diffusione del virus ed evitare l’esplosione di nuovi focolai. Per questo da un lato si è discusso al lungo della lista di Paesi ai quali riaprire i confini esterni e dall’altro lato sono state create diverse app per il tracciamento dei possibili contagi. 

La situazione negli altri Paesi

In Italia l’app Immuni dovrebbe essere stata scaricata da 4,1 milioni di persone ma è stata al centro del dibattito politico non tanto per la sua utilità ma per le icone sessiste con le quali era stata lanciata: un uomo al computer e accanto una donna con un neonato in braccio. 

La app francese di tracciamento dei contagi da coronavirus, chiamata “StopCovid”, all’inizio è stata scaricata da oltre un milione di utilizzatori ma nel giro di poco tempo 460mila francesi l’hanno disinstallata.

La app scelta dal governo tedesco invece si chiama “Corona-Warn-App” ed è stata presentata come la migliore tra le applicazioni di tracciamento esaminate; se due smartphone con l’app installata si avvicinano l’uno all’altro per più di 15 minuti, entrambi i telefoni memorizzano il contatto sotto forma di un ID anonimo generato in modo casuale.

La proposta del governo sloveno

In questo quadro variegato, il primo ministro sloveno Janez Janša mercoledì (8 luglio) ha affermato che “le applicazioni per il tracciamento dei contatti dovrebbero essere rese obbligatorie per aiutare l’Unione europea a uscire dalla crisi della sanità pubblica e poter riaprire i suoi confini”. A maggio, un accordo congiunto tra la Commissione europea e gli Stati membri aveva invece rilevato come le app in questione debbano essere scaricate solo “volontariamente”.

Ritornare alla vita normale sembra abbastanza complicato e la soluzione secondo Janša sarebbe quella di creare “una nuova applicazione digitale per il tracciamento dei contagi, che non sia totalmente volontaria” e che sia la stessa in tutta l’Ue. 

Da giovedì (9 luglio) la Slovenia potrebbe essere l’unico paese dell’Ue in cui scaricare l’app sarà in qualche modo obbligatorio. Il governo sloveno ha infatti proposto un pacchetto legislativo volto ad affrontare la diffusione della pandemia, che prevede proprio l’uso obbligatorio della app per coloro che sono risultati positivi al virus o che sono in quarantena. Il mancato utilizzo dell’app potrebbe comportare una multa fino a 600 euro. Attualmente, la Slovenia ha registrato poco meno di 2.000 casi confermati di COVID-19 e 111 decessi. 

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Le critiche dell’opposizione e del garante sloveno

La proposta ha incontrato le critiche dell’opposizione che parla di una “lenta introduzione della dittatura”. Secondo Tina Heferle “Il governo sta cercando di disciplinare e controllare i cittadini con metodi polizieschi, con la scusa del coronavirus”.

Janša ha presentato la misura anche in un panel virtuale insieme al primo ministro ungherese Viktor Orbán e al presidente serbo Aleksandar Vučić, sostenendo che una app obbligatoria “è l’unica alternativa” per far ripartire il settore turistico in Europa.

Proprio Orbán era stato investito dei “pieni poteri” per fronteggiare la diffusione della pandemia, nonostante anche in Ungheria il numero dei casi non fosse paragonabile a quello dei paesi più colpiti.

Nel frattempo, il capo dell’autorità slovena per la protezione dei dati, il commissario per l’informazione Mojca Prelesnik, ha esortato l’assemblea nazionale a non sostenere le condizioni obbligatorie nell’uso dell’app, che a suo avviso sono in contrasto con le raccomandazioni della Commissione europea.

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