Confindustria, Bdi e Medef chiedono all’Ue “un impegno senza precedenti”

Vincenzo Boccia all'assemblea di Confindustria, Roma, 23 Maggio 2018. EPA-EFE/Riccardo Antimiani

Confindustria, BDI e Medef, le organizzazioni degli industriali delle tre più grandi economie europee, Germania, Francia e Italia, hanno pubblicato ieri una dichiarazione congiunta, rivolta ai rispettivi governi e alle Istituzioni europee, per chiedere un piano senza precedenti per tornare a crescere e difendere la competitività delle imprese europee a livello globale. 

Il messaggio delle imprese nei vari Paesi colpiti dalla pandemia è sempre stato il medesimo: occorre riavviare al più presto le attività economiche con le precauzioni del caso, per salvare il maggior numero possibile di posti di lavoro e naturalmente la competitività economica. Questa dichiarazione aggiunge però un tassello: le risposte che ci sono state fino ad ora non sono sufficienti. Nel documento i Presidenti delle tre organizzazioni industriali, Vincenzo Boccia (Confindustria), Dieter Kempf (BDI) e Geoffroy Roux de Bézieux (Medef),  scrivono che “non tutti i 27 Paesi dell’UE sono stati colpiti dall’emergenza nello stesso modo”, e in questo caso il riferimento è soprattutto ai casi di Italia e Francia. Le politiche pubbliche messe in campo, così come l’azione della Banca centrale europea “sono state necessarie; tuttavia, non sono ancora sufficienti”. 

“Il recupero dalla fase di lockdown richiederà tempo” e le ricadute saranno pesantissime: ecco dunque che le industrie chiedono “un ampio Piano europeo” che serva a “rimettere in sesto in Europa, passo dopo passo, l’industria manifatturiera, il mercato unico, i trasporti transfrontalieri, la mobilità del lavoro e il turismo”. 

“Dopo una prima serie di risposte nazionali non coordinate, è ora fermamente auspicato un coordinamento europeo rafforzato” per una forte risposta comune. I Paesi del G20 dovranno occuparsi di mantenere un sistema commerciale internazionale aperto e mitigare l’impatto della pandemia, e grandi attori internazionali dovranno lavorare per evitare derive protezionistiche.
Il punto centrale però è un altro: “la risposta dell’UE dovrà essere senza precedenti”. Quello che i rappresentanti del mondo industriale intendono con questa espressione è chiaro: “al di là del primo pacchetto di misure che ha utilizzato e rafforzato la capacità di prestito della Banca europea per gli investimenti, della Commissione europea e del Meccanismo europeo di stabilità, chiediamo una proposta coraggiosa per il prossimo Quadro finanziario pluriennale, la creazione di un Recovery Fund di dimensioni adeguate, che possa fornire un buon equilibrio di prestiti e sovvenzioni agli Stati membri, e la definizione di misure supplementari a livello europeo”.

Ma c’è di più: gli industriali chiedono anche “una vera solidarietà fiscale attraverso risorse comuni da destinare ai paesi più fortemente colpiti”.
Nessuna impresa cioè dovrà fallire per colpa di “un supporto mancato di un singolo paese Ue”. E soprattutto “le nuove priorità politiche dovranno essere messe a bilancio”: significa dire senza mezzi termini che “le recenti ambizioni della politica europea per un’Europa più verde, inclusiva e innovativa, più sovrana, autonoma e produttiva, che non sono state sino ad ora finanziate, dovranno essere interamente inserite a bilancio”. 

Ecco dunque che anche il mondo industriale entra a gamba tesa nel dibattito sul Quadro Finanziario Pluriennale e sulla proposta di aumentare drasticamente il risicatissimo attuale bilancio europeo, che al momento nel suo complesso è inferiore al bilancio di un Paese come l’Austria e dunque appare totalmente inadeguato a rispondere a questa crisi.