Il Consiglio d’Europa esprime preoccupazione per le leggi polacche sui media

Una manifestazione davanti al palazzo della televisione polacca a Varsavia. [EPA-EFE/RADEK PIETRUSZKA POLAND OUT]

Martedì 16 marzo il massimo organo europeo per i diritti umani ha espresso preoccupazione per due progetti di legge sui media in Polonia, mettendo in guardia sul possibile “soffocamento dei media indipendenti”.

La Polonia sta attualmente discutendo una tassa pianificata sulle entrate pubblicitarie che potrebbe colpire molte aziende di media private, così come un progetto di legge che, secondo il governo nazionalista, è destinato a difendere il diritto alla libertà di parola per gli utenti delle piattaforme di social media.

La commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ha affermato in una lettera al primo ministro polacco Mateusz Morawiecki che le due leggi “hanno il potenziale per avere un impatto significativo sulla libertà dei media e sul pluralismo”.

La Polonia ha visto un blackout dei media senza precedenti il mese scorso per le proteste contro la tassa in questione, con canali televisivi privati e stazioni radio che sono andati fuori onda per 24 ore e giornali che hanno pubblicato prime pagine oscurate.

Mijatovic ha dichiarato di essere preoccupata del fatto che la tassa sulla pubblicità “porterà al soffocamento dei media indipendenti, limitando così la capacità del pubblico di scegliere il contenuto di suo interesse”.

“Non deve avere l’effetto di soffocare un settore della società il cui lavoro è così essenziale per assicurare un ambiente mediatico aperto e diversificato”, ha affermato.

Il governo ha dichiarato che le entrate della nuova tassa avrebbero finanziato l’assistenza sanitaria e il settore culturale colpito dalla pandemia, ma sta rivedendo il progetto di legge in seguito alle critiche.

Mijatovic ha aggiunto che la nuova legge prevista per limitare il potere delle piattaforme di social media di cancellare i contenuti o bloccare gli utenti “solleva preoccupazioni su una serie di fronti”, suggerendo che potrebbe consentire a più discorsi di odio di rimanere online.

In particolare, ha affermato che il progetto è “troppo ampio” e ha avvertito che costringere le aziende di social media a ripristinare i contenuti che hanno rimosso “solleva problemi” a causa di ciò che ha chiamato “lacune” nelle leggi polacche contro i discorsi di odio.

La commissaria ha anche avvertito che il sistema di nomine di un nuovo “consiglio per la libertà di parola” previsto dalla proposta di legge “solleva seri dubbi sulla sua capacità di resistere alle pressioni politiche”.