Google pagherà i giornali francesi. Ma in Australia minaccia di bloccare le ricerche

La Francia, grazie alla nuova direttiva Ue sul copyright, farà pagare al colosso di Alphabet i contenuti giornalistici. Mentre con Camberra è scontro. “Se passa la legge, interrompiamo Google Search”, fa sapere l’azienda.

Tra tregue e nuovi attacchi lo scontro tra Google e il mondo dell’editoria sembra destinato a continuare. In Francia gli editori l’hanno spuntata, riuscendo a far firmare al colosso di Mountain View un accordo che spiana la strada alla remunerazione dei quotidiani nazionali e regionali del Paese da parte del gigante di Internet. L’intesa “definisce il quadro entro il quale Google negozierà i singoli accordi di licenza con i membri” di Apig, spiegano le due parti.

In Australia invece il gigante californiano minaccia di bloccare il suo motore di ricerca se Camberra non modificherà il piano per costringerlo a pagare i media per i loro contenuti. Il governo australiano sta lavorando a un “codice di condotta vincolante” che dovrebbe regolare i rapporti tra i giornali in grande difficoltà finanziaria e i colossi di  Big Tech, come Google e Facebook, che catturano una quota significativa di introiti pubblicitari. Ma le due aziende per ora non ne vogliono sapere.

L’intesa francese

L’accordo francese è arrivato dopo diversi mesi di colloqui tra Google France e i gruppi di media, rappresentati dall’Alliance de la Presse d’Information Generale. Google ha fatto sapere che negozierà licenze individuali con i membri dell’alleanza.

Il colosso di Alphabet, e l’Apig hanno spiegato che i giornali saranno remunerati sulla base di criteri come il volume giornaliero di pubblicazioni, il traffico internet mensile e “il contributo all’informazione politica e generale”. Google ha finora firmato accordi di licenza solo con alcuni media in Francia, tra cui i quotidiani nazionali Le Monde e Le Figaro.

“Dopo lunghi mesi di negoziati, questo accordo è un passo importante, che segna il riconoscimento effettivo del diritto connesso degli editori di giornali e l’inizio della loro remunerazione da parte delle piattaforme digitali per l’uso delle loro pubblicazioni online”, ha detto Pierre Louette, Ceo del gruppo Les Echos e presidente dell’Apig.

Nell’ambito dell’accordo, i giornali francesi avranno accesso a Google’s News Showcase, il programma che mette a disposizione degli editori una vetrina sul motore di ricerca. Coloro che hanno accesso a questo programma possono decidere autonomamente come presentare i propri contenuti sulla piattaforma, se pubblicare articoli completi o parziali e come rafforzare il rapporto con i propri lettori. Finora Google News Showcase è disponibile soltanto in Germania e in Brasile.

L’accordo quadro è stato raggiunto nel contesto della legislazione europea sul copyright, varata nel 2019. La Francia, infatti, è il primo Paese europeo ad aver implementato le nuove norme. L’intesa francese potrebbe fare da apripista ad altri accordi analoghi in Europa.

Lo scontro in Australia

Anche il governo australiano sta lavorando da tempo a una legge per costringere Google e Facebook a pagare la pubblicazione dei contenuti tratti dai media locali. Però finora le aziende hanno alzato le barricate. In audizione al Senato di Canberra l’ad di Google Australia Mel Silva ha detto che il progetto di legge rimane “inattuabile” e “romperebbe” il modo in cui milioni di utenti cercano contenuti online.

“Se questa versione del codice dovesse diventare legge, non ci darebbe altra scelta che smettere di rendere disponibile Google Search in Australia”, ha spiegato. “Questo sarebbe un cattivo risultato non solo per noi, ma per il popolo australiano, i media e le piccole imprese che usano Google Search”.

La nuova normativa, ora all’esame di una commissione del Senato, entrerebbero in vigore entro l’anno e riguarda sia Google che Facebook. Il codice obbligatorio di condotta, formulato dall’ente di vigilanza Australian Competition and Consumer Commission (Accc), prevede trattative tra i colossi di Big Tech e i media australiani per concordare il pagamento dei contenuti, con penali fino a 10 milioni di dollari se le aziende non rispetteranno gli accordi.

Alle minacce di Google di sospendere le ricerche, il primo ministro australiano Scott Morrison ha replicato: “L’Australia stabilisce le regole su ciò che può essere fatto in Australia. È il nostro Parlamento che decide. Le persone che sono disposte a lavorare in questo contesto sono le benvenute. Ma non ci pieghiamo alle minacce”.