Germania: prosegue il ritardo nell’attuazione delle normative Ue sulla protezione dei dati

protezione_dati_e liberta di informazione [Flickr/Stock Catalog]

In un rapporto presentato al Bundestag martedì (5 aprile), il commissario tedesco per la protezione dei dati ha criticato il paese per il ritardo nell’attuazione della direttiva europea sulla protezione dei dati, in particolare nel campo della giustizia e degli affari interni, secondo quanto riportato da EURACTIV Germania.

Il tema della pandemia, che ha colpito la protezione dei dati e la libertà di informazione in molti settori, è stato tenuto in particolare considerazione nel rapporto annuale del Commissario per la protezione dei dati Ulrich Kelber presentato al presidente del Bundestag, Bärbel Bas, martedì (5 aprile).

“Ma questo non significa che il resto del mondo non sia andato avanti. Al contrario: il vecchio governo federale ha presentato tutta una serie di leggi a fine legislatura, come la legge sulla sicurezza informatica o le nuove leggi sulle telecomunicazioni, TKG e TTDSG”, ha dichiarato Kelber in una conferenza stampa federale a Berlino.

Il Commissario ha inoltre lamentato il fatto che il suo ufficio, ancora una volta, ha ricevuto varie bozze di regolamenti con un margine di tempo troppo stretto per i commenti. In ritardo anche l’attuazione della direttiva europea sulla protezione dei dati nell’area della giustizia e degli affari interni. Il Federal Police Act di conseguenza non è stata ancora modificato.

“Il Federal Police Act manca delle misure di controllo e di applicazione che il diritto europeo prevede. […] In realtà, il relativo regolamento era pronto già nel 2016 ma da allora non è stato attuato”, ha affermato Kelber.

Attuazione tardiva

La Germania ha già mostrato un’estrema riluttanza nell’implementare le norme europee sulla protezione dei dati e alcune scadenze non sono state rispettate.

La direttiva ePrivacy, ad esempio, è stata adottata a livello UE nel 2009, ma è stata pienamente recepita nel diritto tedesco solo lo scorso anno, con l’adozione della nuova legge che regola la protezione dei dati e la privacy.

La Germania ha accumulato ritardo anche nell’adattare il suo Federal Police Act agli standard del diritto europeo, cosa che avrebbe dovuto portare a termine prima del 6 maggio 2018. Nel suo rapporto, Kelber ha criticato il mancato adattamento e il progetto di modifica della legge proposto dal precedente governo non ha trovato approvazione nel Bundesrat.

Visto l’emendamento avrebbe concesso alla polizia maggior potere sollevando problematiche di tipo costituzionale e invaso la competenza degli stati federali, l’attuale governo ha il compito di rivederlo nuovamente. Ad esempio, secondo Kelber, l’autorizzazione del progetto di emendamento per la sorveglianza preventiva delle telecomunicazioni destava non poche perplessità.

L’attuale governo di coalizione ha già ripreso la questione e sta spingendo per una rapida attuazione. “Come gruppo parlamentare dei Verdi al Bundestag, lavoreremo duramente per garantire che la normativa europea trovi finalmente applicazione e che i poteri delle autorità di controllo non vengano in alcun modo indeboliti”, ha dichiarato a EURACTIV Konstantin von Notz, portavoce dei Verdi per la politica delle reti.

Anche il Partito Liberale Democratico (FDP) è favorevole ad adattare la base legale per le violazioni della protezione dei dati. L’obiettivo è quello di permettere alle autorità di controllo di reagire emettendo ordini o divieti e di consentire la revisione giudiziaria, ha dichiarato a EURACTIV Maximilian Funke-Kaiser, portavoce per la politica digitale del gruppo parlamentare FDP.

L’FDP e i Verdi si sono uniti ai socialdemocratici per formare una coalizione di governo a tre dopo le ultime elezioni del settembre 2021.

Protezione dei dati e libertà d’informazione

Nel nuovo rapporto, Kelber ha esaminato diverse questioni legate alla pandemia, così come la regolamentazione dell’intelligenza artificiale e la gestione dei dati per la ricerca.

Il commissario ha messo in guardia contro l’uso permanente dei dati sanitari a scopo di verifica, come è avvenuto durante la pandemia COVID-19. Secondo Kelber, a lungo termine, i dati sanitari non dovrebbero essere utilizzati per ottenere l’accesso ai luoghi frequentati dalle persone monitorate.

Nemmeno i datori di lavoro dovrebbero avere accesso permanente ai dati sanitari, che si configurano come dati sensibili e dovrebbero beneficiare di una protezione speciale, ha sostenuto Kelber.

Nel 2021, il Commissario per la protezione dei dati ha ricevuto numerose notifiche e reclami, tra cui 10.106 relativi alla protezione dei dati e 622 al diritto di libertà di informazione. I cittadini hanno presentato ben 6.829 reclami.

“Il livello costantemente elevato di richieste e reclami mostra chiaramente quanto sia alto il bisogno di ascolto da parte dei cittadini e quanto sia importante l’autodeterminazione informativa, soprattutto nell’era digitale”, hanno commentato i deputati dei Verdi al Bundestag Konstantin von Notz e Misbah Khan.

Khan e von Notz hanno inoltre spinto affinché le istanze portate avanti dal Commissario vengano incorporate nei processi legislativi in una fase iniziale affermando che “le sfide da affrontare come legislatori continuano ad essere molto impegnative in vista del rapido progresso tecnologico”.