Fake news, l’Ue mette sotto indagine la Russia su caso Navalny e Bielorussia

RT è uno dei media sotto accusa per la diffusione di fake news sul caso Navalny e sulla Bielorussia. [Shutterstock]

Il ramo degli affari esteri dell’Ue sta monitorando le tattiche di disinformazione presumibilmente utilizzate dallo Stato russo attraverso piattaforme di comunicazione come Telegram e media, tra cui RT e Sputnik, sull’avvelenamento di Alexei Navalny e le continue proteste in Bielorussia.

L’unità Stratcom del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), che ha il compito di monitorare la diffusione di fake news, ha identificato numerosi esempi di disinformazione che, a loro avviso, stanno tentando di manipolare entrambe le narrazioni.

Per quanto riguarda il programma di messaggistica istantanea Telegram, il Seae ha rilevato esempi di disinformazione sul canale ‘Nexta’, che conta più di due milioni di abbonati.

“Telegram ha un’Api (application programming interface) aperta, il che significa che non è impossibile scoprire cosa vi viene diffuso”, ha dichiarato un funzionario dell’Ue a EURACTIV giovedì (17 settembre).

“Ma anche il semplice monitoraggio è molto eloquente. E vediamo che i canali indipendenti stanno facendo molto meglio in termini di portata rispetto ai media controllati dallo Stato”.

Per quanto riguarda i media statali accusati di diffondere notizie false da parte del Seae, sia RT che Sputnik sono stati tenuti sotto particolare osservazione, soprattutto la filiale tedesca di RT.

Proteste di Minsk e responsabilità nel caso Navalny

Le narrazioni diffuse su tali piattaforme includono l’accusa che l’Ue e gli Usa abbiano finanziato le proteste a favore della democrazia a Minsk, così come i tentativi di minare l’affermazione del cancelliere tedesco Angela Markel secondo cui il Novichok, tossico di tipo militare, sarebbe stato usato per avvelenare il leader dell’opposizione russa Alexei Navalny.

L’analisi della sostanza usata nell’attacco di agosto contro Alexei Navalny, confermata sia dalla Francia che dalla Svezia, aggiunge peso all’affermazione che lo Stato russo è stato responsabile dell’avvelenamento.

Poiché le relazioni tra Germania e Russia continuano ad essere tese, è stato suggerito che Angela Merkel possa bloccare i piani per il completamento del gasdotto Nord Stream 2, che fornisce gas dalla Russia alla Germania. Da parte sua, il Cremlino sta cercando di resistere e di confondere il caso Navalny con il Nord Stream 2.

Nel frattempo, in Bielorussia, decine di migliaia di cittadini sono scesi in piazza nelle ultime settimane, dopo la schiacciante vittoria del presidente Alexander Lukashenko alle elezioni nazionali del 9 agosto, con sospette irregolarità nel conteggio dei voti.

I criteri utilizzati per individuare tali esempi di disinformazione includono non solo il tipo di contenuto trasmesso, ma anche se tali azioni applicano un approccio coordinato, intenzionale e manipolativo.

“Cerchiamo di identificare modi intenzionali di manipolare lo spazio dell’informazione”, ha detto la fonte dell’Ue. Per quanto riguarda l’attribuzione negli esempi di cui sopra, il Seae non ha dubbi che lo Stato russo sia responsabile.

“Quando guardiamo a queste due specifiche campagne di disinformazione, risulta subito chiaro che provenga da una fonte centrale, direttamente dal Cremlino”, ha detto un altro funzionario dell’Ue EURACTIV, aggiungendo che vengono utilizzati metodi di interferenza simili a quelli identificati in precedenza.

Un esempio è il tentativo del Cremlino di influenzare la storia dell’avvelenamento dell’agente Sergei Skripal sul suolo britannico nel 2018, ha detto la fonte.

Piano d’azione per la democrazia

Per quanto riguarda la più ampia repressione della disinformazione online, EURACTIV ha appreso che il lavoro in corso della forza Stratcom del Seae alimenterà la composizione del Piano d’azione per la democrazia, un nuovo atto legislativo che sarà presentato prima della fine dell’anno.

Le misure sono destinate ad affinare le contromisure nei confronti della disinformazione nel contesto dell’interferenza esterna e della manipolazione nelle elezioni.

Un funzionario Ue ha detto a EURACTIV che il lavoro in corso condotto dall’unità Stratcom del Seae, nonché una recente revisione del codice di condotta della Commissione contro la disinformazione, hanno dimostrato la necessità di delineare le misure da adottare nel Piano d’azione per la democrazia che obbliga le piattaforme a essere più “responsabili” e “trasparenti”.

La consultazione pubblica sui piani si è chiusa all’inizio di questa settimana, e la Commissione ora analizzerà il feedback prima di inserirlo nella più ampia composizione dei piani, che probabilmente conterrà alcune misure proattive per soffocare la diffusione della disinformazione online.