Fake news: le proposte Ue contro la disinformazione nella legge sui servizi digitali

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La Commissione europea ha presentato ai governi nazionali le misure del Digital Services Act (DSA) per affrontare la disinformazione online, secondo un documento di lavoro visto da EURACTIV.

Il documento di lavoro, visto in anteprima da EURACTIV, illustra come la Commissione europea stia presentando ai governi dell’Ue un documento relativo a come il DSA affronterà il tema della disinformazione. Dopo la pubblicazione della proposta nello scorso dicembre, diversi paesi dell’Ue hanno chiesto che il DSA sia rafforzato per affrontare i contenuti dannosi, in particolare Germania, Austria e Finlandia.

La Commissione presenta il suo approccio basandosi sul rischio e concentrandosi sul livello sistemico della disinformazione piuttosto che sul contenuto specifico. Facebook è citato più volte come una piattaforma dove sono stati diffusi contenuti falsi e dannosi, insieme a TikTok.

Tra le principali iniziative legislative nell’agenda digitale della Commissione, il DSA è destinato a regolare i servizi digitali che mediano beni, servizi e contenuti. Altre iniziative analoghe sono state fatte procedere in parallelo al fine di disciplinare i contenuti illegali, in particolare un regolamento sulla prevenzione relativa alla diffusione dei contenuti terroristici online che è stato adottato dal Parlamento europeo il 28 aprile.

Nella sua presentazione, la Commissione sostiene che il DSA affronta la disinformazione in quattro modi chiave. In primo luogo attraverso un approccio di co-regolamentazione che include le parti interessate nella definizione di criteri minimi, nel tentativo di sfruttare la flessibilità necessaria ad affrontare i rischi in un ambiente digitale in rapida evoluzione.

In secondo luogo affrontando i contenuti illegali e i rischi sistemici. Quest’ultimo è in particolare il caso delle piattaforme online molto grandi, definite come quelle che raggiungono più del 10% dei consumatori europei (cioè circa 45 milioni di persone).

L’articolo 35 del DSA richiede a tutte le piattaforme online di emettere dei codici di condotta che illustrino come la piattaforma affronterà questi pericoli. La presentazione afferma che la Commissione “può invitare le piattaforme online molto grandi a partecipare ai codici di condotta (articolo 35) per affrontare rischi specifici”. Inoltre, le piattaforme molto grandi dovranno definire come intendono gestire questi rischi sistemici nei loro protocolli di crisi.

Il terzo elemento menzionato è l’empowerment degli utenti, legato in particolare alle pubblicità, che sono state identificate come amplificatori chiave per la diffusione della disinformazione. Gli utenti dovranno essere in grado di vedere in tempo reale quando i contenuti sono sponsorizzati, chi è l’inserzionista e perché vengono presi di mira. Secondo questa disposizione, le piattaforme sarebbero tenute a dare vita a un archivio sugli annunci e gli inserzionisti, spiegando i relativi criteri di targeting.

Infine, la Commissione sostiene che il DSA è volto a far rispettare obblighi di “due diligence” e di gestione del rischio sulle piattaforme online. L’applicazione include audit annuali, nonché il controllo del coordinatore dei servizi digitali, un’autorità indipendente che sarà nominata dagli stati membri dell’Ue. Secondo la bozza del DSA, i coordinatori dei servizi digitali formeranno il consiglio europeo per i servizi digitali, che dovrebbe garantire un’applicazione coerente a livello Ue della normativa in questione.