Fake news, la Romania chiude i siti che diffondono disinformazione

Dal 18 marzo 2020 il governo rumeno ha chiuso decine di siti accusati di diffondere fake news sul Covid-19. [S. Hermann e F. Richter/Pixabay]

La dichiarazione dello stato di emergenza in Romania a causa del Covid-19 ha portato con sé una novità senza precedenti – le autorità hanno deciso di chiudere i siti di notizie ritenuti promotori di informazioni false sulla pandemia. Lo riporta EURACTIV Romania.

La prima vittima del decreto è stata, il 18 marzo 2020, il sito web stiridemoment.ro. Due articoli lì pubblicati sono stati la base della decisione del Ministero degli Interni di richiederne l’oscuramento. Va detto che le due notizie, relative alla chiusura dei supermercati e una sospetta operazione segreta del governo, sono state intensamente distribuite sui social network e hanno creato preoccupazione tra  gli utenti di Internet.

Da quel momento, decine di siti e blog sono stati oscurati con l’accusa di diffondere fake news tendenziose, mirate a creare il panico nel pubblico o a dare adito a teorie complottiste riguardo altri Paesi, come gli Stati Uniti, spesso tacciati di essere responsabili della diffusione del virus.

Tra le fake news riportate da questi siti, generalmente poco conosciuti ma diventati virali grazie alla condivisione massiccia sui social network, si trovano notizie già note come quella secondo cui il 5G sarebbe responsabile della pandemia di coronavirus, ma anche altre che invitano i cittadini a non pagare le multe, definite “illegali” e “semplici strumenti di intimidazione”.

Diversi siti erano già noti per diffondere false informazioni prima ancora dell’avvento del Covid-19, ma non era mai stato preso un provvedimento drastico come la richiesta di chiusura prima d’ora. La decisione, presa sulla base di un decreto presidenziale di quest’anno, si applica solo durante lo stato di emergenza, quindi dopo il 15 maggio molti dei siti oscurati potrebbero essere riaperti.

Il parere dell’esperto

Intervistato da HotNews.ro,  Ionuț Codreanu, coordinatore del programma di ricerca e formazione sui media dell’Agenzia di monitoraggio stampa Activewatch, ha dichiarato che “la decisione di censurare determinati contenuti in assenza di comunicazioni coerenti e trasparenti ha un effetto boomerang. Legittima le teorie complottistiche e offre più spazio agli argomenti classificati come fake news”.

Le decisioni, prese dal Ministero degli Affari Interni, derivano da un’analisi effettuata da un gruppo strategico composto da dipendenti dei dipartimenti di comunicazione dei diversi ministeri, le cui identità non sono state rese note.

Per questo motivo, secondo Codreanu, la task force stessa che ha il compito di bloccare la diffusione delle fake news si comporta come un troll, nascondendo la sua identità e agendo secondo principi non dichiarati.

La situazione dell’Unione Europea

L’Ue non è arrivata a provvedimenti così drastici come quello del governo rumeno, ma non è rimasta ferma nella lotta alla disinformazione sul coronavirus: si è accordata con le grandi piattaforme di diffusione di contenuti come Google, Facebook e Twitter per verificare la fonte delle informazioni sul Covid-19 e prevenire la diffusione di fake news.

Il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) lavora da tempo per contrastare la disinformazione proveniente da altri Paesi, come la Russia e la Cina. In occasione del conflitto russo-ucraino nella regione del Donbass era stata anche istituita una task force specifica, chiamata East StratCom Task Force, con il compito di contrastare le fake news diffuse dal Cremlino.

Questa stessa divisione è stata incaricata di combattere anche la disinformazione sul Covid-19. Il sito EUvsDisinfo ha documentato l’attività della task force, pubblicando articoli dove smentiva le bufale e le informazioni tendenziose che sono circolate in rete riguardo alla nascita e alla diffusione del coronavirus.