Facebook, Zuckerberg chiede all’Europa di guidare la regolamentazione delle piattaforme

Il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

Il Ceo di Facebook Mark Zuckerberg ha chiesto all’Unione Europea di assumere un ruolo guida nella definizione di un quadro giuridico per la regolamentazione delle piattaforme online, al fine di resistere ad altri modelli di governance online, come quello cinese, che non fanno appello ai valori occidentali.

L’intervento di Zuckerberg precede la presentazione da parte della Commissione Europea del suo Digital Services Act, che mira a regolamentare l’ecosistema online in una serie di settori, tra cui la pubblicità politica e i contenuti offensivi.

Lunedì 18 maggio, durante una videoconferenza con il commissario europeo per il Mercato interno dell’UE, Thierry Breton, Zuckerberg, pur ribadendo la necessità di regolamentare il dominio online, ha sottolineato che manca un quadro di governance influente.

“Penso che ci sia un modello che sta uscendo da paesi come la Cina, che tendono ad avere valori molto diversi rispetto ai paesi occidentali più democratici”, ha detto Zuckerberg, aggiungendo che ritiene che il modello cinese di governance online potrebbe essere ‘attraente’ per molti paesi.

“Penso che sia davvero pericoloso e mi preoccupo che questo tipo di modello si diffonda in altri paesi”, ha detto. “Il miglior antidoto a questo è avere un quadro normativo chiaro che esca dai paesi democratici occidentali”.

“Quando l’Europa definisce delle politiche, spesso queste diventano uno standard in tutto il mondo”, ha aggiunto Zuckerberg, citando come esempio recente il regolamento generale dell’UE sulla protezione dei dati.

Regolamentazione dei gatekeeper

Parlando di un futuro quadro normativo nel mercato delle piattaforme, Breton ha indicato le misure previste nell’ambito del Digital Services Act, soffermandosi sul potere di gatekeeping delle piattaforme digitali – la capacità dei giganti online di dominare i mercati a svantaggio dei player più piccoli.

“Le piattaforme potrebbero svolgere un ruolo cruciale come gatekeeper”, ha detto Breton, aggiungendo che in una situazione del genere la dipendenza delle PMI europee dalla piattaforma è sostanziale.

L’esecutivo ha già iniziato a lavorare in questo settore. In recenti documenti visti da EURACTIV.com, la Commissione Europea sta commissionando uno studio sul potere di gatekeeping delle piattaforme digitali nel tentativo di raccogliere prove che potrebbero alimentare il prossimo Digital Services Act. Un bando di gara, che prevede un limite massimo di 600.000 euro per lo studio, spiega che ricerca dovrebbe includere “dati e approfondimenti robusti per quanto riguarda le questioni legate agli effetti del gatekeeping”.

Lunedì Breton ha indicato due temi che dovrebbero far parte del regolamento UE: l’accesso equo ai dati per le piccole imprese e la proprietà dei dati.

Il commissario francese si è soffermato sull’importanza di salvaguardare i dati personali, precisando che per la Commissione consentire un accesso equo è una priorità e che il prossimo regolamento si concentrerà proprio su questo aspetto.

Proprietà dei dati

Le divergenze tra Zuckerberg e Breton sono emerse quando hanno parlato della proprietà dei dati. Sebbene Breton abbia adottato una posizione inequivocabile sulla proprietà dei dati, sostenendo che sempre più cittadini dell’UE chiederanno il diritto di proprietà sui loro dati, Zuckerberg ha detto che la questione non era così chiara.

“La cosa difficile è stabilire quali sono i vostri dati e quali sono i dati degli altri” ha detto Zuckerberg,  citando lo scandalo di Cambridge Analytica come una delle ragioni per cui è necessario definire regole più chiare sulla proprietà dei dati.

Lunedì scorso, Breton ha risposto alle domande dei deputati al Parlamento europeo e ha preso atto di una serie di obiettivi generali per l’Europa nel settore digitale, tra cui un’economia dei dati rafforzata e una legislazione per la condivisione dei dati. In quell’occasione il commissario europeo per il Mercato interno ha detto: “Vediamo come stanno cambiando gli equilibri di potere nel mondo e non vogliamo che l’Europa diventi un terreno di guerra per la Cina e gli Stati Uniti”.