E-commerce: le nuove regole Ue per tutelare le imprese

La vicepresidente della Commissione Ue Margrethe Vestager. [EPA-EFE/KENZO TRIBOUILLARD / POOL]

Più trasparenza e tutele per le pmi nelle regole in vigore dal 12 luglio.

“Ricordi quando non esisteva internet? Eravamo vincolati agli scaffali dei negozi e potevi prenotare un volo aereo solo tramite un’agenzia di viaggi. Oggi abbiamo un mucchio di prodotti e servizi a portata di click, e sempre più transazioni avvengono online. Nuove abitudini di consumo hanno fatto emergere nuovi imprenditori, e doppiamo fare in modo che si comportino responsabilmente”. Inizia così il video realizzato dalla Commissione europea per spiegare in cosa consiste Platform to business (P2B), la direttiva comunitaria che da domenica 12 luglio 2020 regolamenta il mercato online a tutela delle piccole e medie imprese. Con una parola d’ordine: trasparenza. 

Motori di ricerca e marketplace: gli intermediari

Le nuove regole riguardano chiunque faccia da tramite con tecnologia informatica (sul web o via app), con regolare contratto, tra un’azienda dell’Unione e dei clienti europei. Non importa dove abbia sede legale una piattaforma online, né se la transazione venga effettivamente conclusa: l’unica cosa che conta è se una determinata piattaforma sia ufficialmente l’intermediario – per beni o servizi – tra un business e un acquirente europeo. Le novità coinvolgono quindi i motori di ricerca, i portali che confrontano i prezzi di servizi simili – come alberghi o assicurazioni – e i marketplace che permettono di fare shopping armati di mouse o di touchscreen. 

Più tutele per le pmi, meno potere a Google e compagni

P2B è stata varata per dare più potere all’Ue nei confronti dei giganti dell’hi-tech: ora Google, Amazon e simili dovranno spiegare perché propongono certi risultati e cosa ne influenza l’ordine sul nostro schermo. Le condizioni di vendita dovranno essere più chiare, non sarà possibile sospendere il profilo di un cliente senza giustificarne il motivo e sarà più facile anche capire come fare ricorso se un’azienda si sente discriminata dai criteri resi pubblici dalle piattaforme.

Nell’Unione a 27, le piattaforme online sono oltre 10mila. “Solo una parte di un più ampio ecosistema di servizi digitali che guidano l’innovazione”, secondo la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, che  riconosce come durante la crisi sanitaria globale causata dal Coronavirus queste abbiano ricoperto un ruolo essenziale nel permettere a imprese e cittadini di affrontare lockdown e restrizioni. “Adesso, però, devono essere affrontati i principali problemi di equità e sicurezza. L’obiettivo è livellare il campo di gioco tra grandi piattaforme online e le imprese più piccole, nonché fornire nuovi canali per risolvere reclami e controversie”, ha precisato la donna incaricata di rendere l’Europa adatta all’era digitale. Detto altrimenti: il successo in rete di una piccola azienda europea non sarà più deciso a Beacon Hill da Jeff Bezos o a Mountain View da Sundar Pichai e compagni. Ora Bruxelles ha più voce in capitolo, e il mercato digitale a dodici stelle sarà meno imprevedibile. 

Tutti possono contribuire a un mercato digitale più equo e trasparente

Per chiunque avesse dubbi su come funziona Platform to business, il team europeo responsabile dell’e-commerce ha messo a disposizione un documento con le domande frequenti: una sessantina di pagine in cui i motori di ricerca vengono menzionati quasi cento volte. È stato l’Osservatorio per l’Economia su piattaforma online a elaborare la direttiva, una task force incaricata di monitorare i trend futuri e i problemi emergenti del mercato digitale. La pubblicazione delle nuove norme è stata accompagnata da tre bozze di report – sui dati, sugli indicatori economici che possono essere utilizzati per quantificare l’economia online e sul trattamento differenziato – in merito alle quali gli esperti chiedono l’opinione di cittadini, aziende, piattaforme, accademici, associazioni di imprenditori e consumatori: c’è tempo fino a settembre per compilare il sondaggio e dare il proprio contributo.