Disinformazione, i governi chiedono un maggiore impegno delle piattaforme contro le fake news

Il ministro francese del digitale Cédric O. [MEFR]

I ministri delle telecomunicazioni dell’Ue hanno chiesto alle piattaforme digitali di assicurarsi che le loro capacità di fact-checking e lotta alla disinformazione siano adeguate nell’Europa centrale, dove è molto attiva la guerriglia ibrida russa.

All’interno del vertice informale dei ministri della comunicazione, in corso a Nevers l’8 e 9 marzo, la lotta alla disinformazione diffusa dal Cremlino è stato un tema centrale. Sono stati invitati a partecipare anche rappresentanti delle piattaforme Google, Youtube, Meta e Twitter.

“Le battaglie avviate dalla Russia nel conflitto corrente stanno infuriando non solo sul territorio, ma anche su Internet”, si legge nella dichiarazione congiunta adottata all’unanimità, che chiede alle piattaforme di non diventare distributori di disinformazione.

Fin dall’inizio del conflitto, le piattaforme online hanno cercato di combattere la propaganda di guerra russa rimuovendo gli account dei media controllati dallo stato, ovvero Russia Today e Sputnik, a loro volta oscurati in Ue dal 2 marzo.

Il ministro francese per il digitale Cédric O ha dichiarato che l’Ue ha avuto discussioni chiare con le grandi piattaforme di contenuti, sottolineando che gli sforzi fatti finora non sono sufficienti ed è necessario “mettere loro pressione perché facciano ancora di più”.

I ministri hanno presentato due richieste: in primo luogo le piattaforme dovrebbero rispondere più rapidamente ai governi quando riportano la diffusione di fake news o account di origini dubbie. Successivamente, viene chiesto loro di aumentare i loro team di moderazione in tutte le lingue.

“Le grandi piattaforme devono potenziare le loro capacità di fact-checking. Devono assicurarsi di avere abbastanza madrelingua e punti di contatto locali sul territorio. Questo deve accadere in tutti i Paesi europei, specialmente quelli dell’area centro-orientale, che sono stati l’obiettivo principale della campagna di disinformazione russa”, ha detto a EURACTIV il ministro dell’informazione sloveno Mark Boris Andrijanič.

A loro volta, le piattaforme hanno chiesto un quadro regolatore più chiaro che specifichi come devono operare in queste circostanze, una richiesta che sarà affrontata quando il Digital Services Act (Dsa) sarà finalmente adottato.

“Se il Dsa fosse già applicato da qualche mese, il livello di preparazione delle piattaforme sarebbe superiore”, ha detto il ministro francese O. Il Dsa si trova nella sua fase finale di negoziazione e la Francia spera di finalizzarlo prima del termine del suo semestre di presidenza a giugno.

Finora, la moderazione dei contenuti è sempre stata gestita con regole interne e tutte le grandi piattaforme hanno aderito al Codice di condotta Ue sulla disinformazione, che presto sarà rivisto per correggere alcune lacune individuate dalla Commissione europea.

Cybersicurezza, gli Stati membri dell’Ue chiedono di stabilire un fondo di emergenza

I governi europei hanno preparato una dichiarazione con cui intendono rinforzare le capacità di cybersicurezza dell’Ue, inclusa la creazione di un nuovo fondo e l’aumento dei finanziamenti europei per sostenere gli sforzi nazionali.

La richiesta comune è stata discussa mercoledì 9 …

La disinformazione contro l’Ucraina è pianificata da anni

Nel dibattito al Parlamento europeo di martedì 8 marzo, gli eurodeputati hanno convenuto sul fatto che la macchina della propaganda di Mosca non è stata attivata il 24 febbraio quando è stata attaccata l’Ucraina. “È al lavoro da anni in Europa”, ha detto la relatrice lettone Sandra Kalniete.

È stato presentato un report del Parlamento europeo sulle interferenze straniere e la disinformazione, che contiene una serie di raccomandazioni su come affrontarle, costruendo una resilienza contro le minacce informatiche e le fake news.

Come dimostrano le sanzioni emesse dall’Ue contro media statali russi, le campagne di disinformazione sono uno dei metodi cardine del Cremlino per giustificare le sue azioni e cercare di condizionare l’opinione pubblica. In risposta, la Russia ha bloccato o limitato l’accesso a social media come Facebook e Twitter e ha attaccato i media indipendenti.

Venerdì 4 marzo è stata approvata una legge che permette fino a 15 anni di carcere per chi diffonde “false informazioni” sul conflitto in Ucraina e usa parole come “guerra” o “invasione”, di fatto imponendo una linea statale alla narrazione. Da quel momento, molti giornalisti che lavorano per testate internazionali hanno lasciato il Paese.