Diritto d’autore, Corte Ue: l’equo compenso si può applicare anche alle “copie private” nel cloud

L'equo compenso garantisce una remunerazione ai detentori di diritti quando le loro opere vengono utilizzate liberamente da dispositivi come telefonini e tablet. [NicoElNino/Shutterstock]

La Corte di giustizia dell’Ue ha confermato giovedì 24 marzo che gli Stati membri potranno applicare l’equo compenso alle ‘copie private’ memorizzate nei servizi cloud fintanto che sarà rispettato l’equilibrio tra remunerazione per gli autori e partecipazione equa per gli utenti.

La Corte di giustizia Ue si è pronunciata a favore di Austro-Mechana, una società austriaca di raccolta dei diritti d’autore, che aveva presentato un caso alla corte commerciale di Vienna per chiedere la remunerazione dell’equo compenso da Strato Ag, un fornitore di cloud, per il servizio di salvataggio dati online che offriva ai suoi clienti.

L’equo compenso è stato introdotto dalla direttiva europea sul diritto d’autore del 2001, che stabilisce che possa essere implementato “riguardo ogni riproduzione con qualsiasi metodo operata da una persona per uso privato e con fini che non sono direttamente né indirettamente commerciali”.

All’atto pratico, garantisce ad autori, artisti ed editori  un compenso per il massiccio uso gratuito che viene fatto delle loro opere (musica, film, libri) immagazzinate su dispositivi mobili come smartphone e tablet.

“La nozione di ‘mezzo’, per come è definita nella direttiva, è abbastanza ampia per contenere il cloud”, ha detto a EURACTIV Pierre-Yves Margnoux, avvocato presso Derrienic Associés, sottolineando che “la legge cerca sempre evoluzioni nell’uso” e che questa decisione non è perciò sorprendente.

“Ma non è un obbligo”, ha detto, ricordando che la decisione della Corte insiste su un “equilibrio permanente” tra il diritto degli autori di ricevere il compenso e la necessità degli utenti finali di non pagare più del necessario.

Cloud, la Commissione europea lancia la nuova alleanza sui dati

Martedì 14 dicembre è stata ufficialmente lanciata la nuova Alleanza europea su dati industriali, cloud e tecnologie avanzate. Con 39 membri, l’iniziativa vede coinvolte alcune delle aziende europee più importanti per collaborare sulle tecnologie informatiche di prossima generazione.

“I dati trasformeranno …

La Corte ha considerato che l’equo compenso si applichi a “qualsiasi mezzo su cui un’opera protetta da copyright possa essere riprodotta, inclusi i server usati nel contesto del cloud computing”, anche se il mezzo fisico appartiene a una terza parte.

Margnoux ha aggiunto che la decisione permette una certa libertà di movimento per gli Stati membri, che non saranno obbligati a imporre questa tassa ai fornitori di cloud “purché il pagamento dei relativi oneri ai detentori dei diritti sia comunque effettuato”.

Nel caso lo ritenessero opportuno, secondo la Corte gli Stati membri potrebbero imporre che la tassa sia pagata dal fornitore di servizi, che a sua volta la farebbe ricadere sui consumatori, a meno che non sia possibile determinare quali utenti finali potrebbero essere responsabili dei costi aggiuntivi.

La Corte ha avvertito anche che la tassa non dovrebbe eccedere “il danno potenziale ai detentori dei diritti” nel nuovo scenario in cui “colpisce più dispositivi e media nel contesto del singolo processo di copia privata”.

“Si può rendere il cloud soggetto all’equo compenso oppure no, ma in ogni caso si deve assicurare che l’autore riceva la giusta remunerazione e l’utente non paghi una cifra eccessiva”, ha spiegato Margnoux.

Secondo l’avvocato, questa decisione della Corte sarà una pietra miliare che getterà le basi per molte dispute ‘complesse’ tra organizzazioni che tutelano il diritto d’autore e fornitori di servizi cloud. In ogni caso, porterà le commissioni nazionali incaricate di gestire questo dossier a rivedere le loro regole.

Per esempio, l’equo compenso in Francia per uno smartphone con una memoria tra 2 e 8 gigabyte è 4 euro, mentre sale a 14 per i dispositivi con oltre 64 GB di memoria. L’uso sempre crescente del cloud che permette attualmente una memoria molto maggiore o persino quantità illimitate di dati, potrebbe portare l’ente regolatore francese a modificare l’attuale sistema a tasso fisso per riflettere l’evoluzione della situazione.