Digital Services Act, sarà la Commissione a decidere gli obblighi a cui dovranno sottostare le piattaforme online

La legge sui servizi digitali (DSA) è attualmente sottoposta alla procedura legislativa ordinaria. [DesignRage/Shutterstock]

Secondo la più recente bozza di accordo sul Digital Services Act (DSA), la Commissione europea avrà il “potere esclusivo” di far rispettare gli obblighi delle piattaforme online molto grandi (very large online platforms).

Il documento, redatto dalla Presidenza slovena del Consiglio dell’UE, è il risultato dei negoziati in corso tra gli Stati membri su come evitare “impasse nell’applicazione” della prossima proposta legislativa per regolamentare i contenuti e i servizi online.

“La Commissione avrà i poteri per la supervisione e l’applicazione degli obblighi applicabili alle piattaforme online molto grandi o ai motori di ricerca online molto grandi”, si legge nella bozza visionata in anteprima da EURACTIV.

Digital Services Act, la Slovenia vuole dare più poteri alla Commissione Ue nell'applicazione

La presidenza slovena del Consiglio dell’Ue ha avanzato una proposta per una struttura di applicazione che darà poteri più forti alla Commissione europea nel contesto del pacchetto sul Digital Services Act.

La Commissione europea ha presentato il pacchetto contenente Digital Services …

Discussioni sull’applicazione

La proposta iniziale prevedeva un’architettura di applicazione basata sul principio del paese di origine, che conferisce alle autorità del paese in cui è stabilita la società la giurisdizione sui casi transfrontalieri.

Questo principio è stato messo in discussione dalla Francia e da altri grandi paesi europei, che volevano prevenire i possibili colli di bottiglia dell’applicazione della DSA da parte di paesi come l’Irlanda e il Lussemburgo, dove la maggior parte delle grandi aziende tecnologiche hanno la loro sede europea.

La proposta della Francia di concedere i diritti di esecuzione al paese di destinazione dei servizi è stata bloccata da dieci paesi dell’UE guidati dall’Irlanda, secondo i quali tale disposizione avrebbe frammentato il mercato unico e imposto oneri burocratici eccessivi per le aziende.

Digital Services Act: il duello Francia-Irlanda sul principio del 'paese d'origine'

A seguito di un’iniziativa francese contro il principio del ‘paese di origine’ previsto dal Digital Services Act (Dsa) – la normativa sul mercato dei servizi digitali proposta dalla Commissione UE a dicembre 2020 – l’Irlanda si è messa alla testa …

“Difendiamo l’idea che la Commissione possa svolgere un ruolo maggiore nella regolamentazione diretta”, ha affermato il presidente Emmanuel Macron in merito al DSA ial termine del vertice europeo del 22 ottobre.

L’approccio francese è poi cambiato: Parigi ha infatti proposto di conferire alla Commissione UE l’autorità esclusiva sui cosiddetti VLOP (very large online platforms), le piattaforme online molto grandi che dovrebbero rappresentare la stragrande maggioranza dei casi transfrontalieri.

“Ci sono due modi per garantire un’applicazione centralizzata”, ha detto una fonte diplomatica dell’UE a EURACTIV: “O il principio del paese di origine, o dare poteri di applicazione alla Commissione europea”.

Digital Services Act, l'Ue potrebbe vietare la pubblicità mirata su internet

La proposta è di quelle destinate a far tremare il mondo delle Big Tech: l’Unione europea potrebbe vietare la pubblicità mirata nella legge sui servizi digitali. Soprattutto perché arriva  dal garante europeo della protezione dei dati (Gepd) rispetto alle proposte …

La nuova proposta

Martedì 26 ottobre, il governo francese ha formalizzato la sua proposta rendendo noti degli emendamenti sulle disposizioni di giurisdizione. Pur mantenendo il principio del paese di origine, la Francia vuole introdurre un’eccezione per le VLOP, che dovrebbero finire sotto la “giurisdizione esclusiva” della Commissione.

Il nuovo testo della Presidenza slovena segue la stessa linea. “La Francia può essere felice dal momento che la loro idea è stata accolta”, ha detto il diplomatico UE, esprimendo tuttavia preoccupazioni sul fatto che una singola autorità nazionale, o coordinatore dei servizi digitali, potrebbe richiedere alla Commissione di avviare un procedimento contro una VLOP.

Al contrario, sarebbe meglio introdurre una clausola per cui ci vorrebbero almeno tre Stati membri per richiedere all’Authority di un altro paese di avviare un’indagine. “Se ogni Stato membro può presentare un reclamo alla Commissione, sarà tutto molto disordinato”, ha detto la fonte.

Per i casi in cui è un’autorità nazionale a proporre un ricorso, in caso di disaccordo con una o più autorità nazionali interessate e mancanza di azione dell’autorità guida, la questione sarebbe deferita alla Commissione europea. Quest’ultima avrebbe quindi due mesi per prendere una decisione che l’autorità principale dovrebbe tenere in “massima considerazione”.

“La procedura sembra per lo più coerente. La questione aperta potrebbe essere quella degli articoli riguardanti il ​​rapporto tra i Coordinatori dei servizi digitali (DCS) e la Commissione”, ha detto a EURACTIV una seconda fonte diplomatica.

Dopo l’apertura del procedimento da parte dell’esecutivo dell’UE, le autorità nazionali sarebbero “sollevate” dall’indagare sulla stessa infrazione e dovrebbero condividere prontamente tutte le informazioni pertinenti. Potrebbe essere richiesto a uno o più DCS di supportare la Commissione nell’indagine, in particolare per accedere ai dati che si trovano sul proprio territorio.

L’esito preliminare dell’istruttoria verrebbe poi condiviso con il Consiglio dei Coordinatori dei Servizi Digitali, che fornirebbe poi un parere di cui la Commissione dovrà tenere conto per la sua decisione finale.

Decisioni potenzialmente delicate

Le nuove disposizioni metterebbero la Commissione europea nella posizione di decidere su casi di alto profilo. Uno di questi chiama n causa il tema della moderazione dei contenuti, un argomento che potrebbe diventare materia di scontro politico in quanto potrebbe toccare le sensibilità nazionali e la libertà di espressione.

Alla domanda di EURACTIV su quale fosse la sua opinione su questi nuovi compiti, la vicepresidente della Commissione, Věra Jourová, ha affermato che l’esecutivo UE “farà attenzione a fare il possibile per non ridurre la libertà di parola”.

Jourová ha sottolineato in particolare il fatto che i contenuti del DSA si limitano a prendere di mira i contenuti illegali, come definiti dalle leggi nazionali, mentre il resto della moderazione dei contenuti è definito da “un’altra serie di regole, molto più attente alla libertà di parola”: un riferimento al Codice di condotta sulla disinformazione, uno strumento giuridico non vincolante che le piattaforme online dovrebbero rivedere entro la fine dell’anno.