Digital Services Act: gli ambasciatori Ue raggiungono l’accordo per avviare i negoziati interistituzionali

Il Digital Services Act (Dsa) dovrebbe ricevere l'approvazione finale dagli Stati membri il 25 novembre. [Creative Lab/Shutterstock]

I rappresentanti degli Stati membri hanno approvato il Digital Services Act (Dsa) mercoledì 17 novembre, confermando la proposta di introdurre un limite di tempo di 24 ore per rimuovere i contenuti illegali, disposizioni di responsabilità per i mercati online e applicazione centralizzata per le piattaforme online di grandi dimensioni. L’articolo di EURACTIV.com.

I 27 ambasciatori Ue hanno adottato l’approccio generale al Dsa, una proposta completa per regolamentare ogni tipo di servizio online, dai social media al commercio online.

Il regolamento è stato adottato nonostante alcuni ritengano che diverse disposizioni richiedano un miglioramento, ha appreso EURACTIV da diverse fonti. Gli ambasciatori Ue erano sotto pressione per la necessità di raggiungere un accordo prima del Consiglio sulla concorrenza del 25 novembre, che dovrebbe dare il via libera al negoziato interistituzionale, il cosiddetto trilogo.

Nonostante il largo consenso, due diverse fonti diplomatiche hanno dichiarato a EURACTIV che diversi Stati membri hanno definito l’accordo “fragile”, un avvertimento alla prossima presidenza francese del Consiglio dell’Ue di non discostarsi troppo dal mandato. Al contrario, un numero minore di Stati ha chiesto miglioramenti nel prossimo trilogo.

Il Dsa fungerà da lex specialis nella prossima direttiva sull’e-commerce, sostituendo alcune disposizioni della legge europea che hanno costituito il quadro legale dei servizi digitali sin dagli anni 2000. I principi chiave della direttiva sono stati mantenuti, non senza qualche controversia.

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Esecuzione

Il principio del Paese di origine è stato un punto di grande contesa al Consiglio, con la Francia e altri Stati di grandi dimensioni che volevano evitare la concentrazione degli sforzi di esecuzione nelle mani di Irlanda e Lussemburgo, dove la maggior parte delle grandi compagnie tecnologiche ha la sua sede europea.

In seguito alla strenua difesa del mercato unico da parte di Dublino, la Francia ha cambiato il suo approccio, attribuendo alla Commissione europea la competenza esclusiva per quel che riguarda le piattaforme online molto grandi, una soluzione che “mantiene un delicato equilibrio”.

Una fonte diplomatica ha detto a EURACTIV che non c’è stato abbastanza tempo per definire meglio il meccanismo di cooperazione tra le autorità nazionali e la Commissione europea. Una seconda fonte ha detto che il testo “non è buono per gli Stati membri a cui interessa il mercato unico”, dicendosi invece soddisfatti del compromesso, dato che la proposta francese “sarebbe stata molto peggio”.

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Ambito

Preservare la natura orizzontale del regolamento è stata una preoccupazione ricorrente nelle negoziazioni, dato che il Dsa è pensato per armonizzare le regole che si applicano in assenza di una legge settoriale. L’attenzione per la moderazione dei contenuti è rimasta su quelli illegali, come definito dalla legge nazionale e dalla legislazione specifica dell’Ue, in particolare sulla propaganda terroristica e sugli abusi sessuale sui bambini.

“La moderazione dei contenuti dannosi – ma legali – è stata lasciata ai fornitori di servizi di intermediazione, che definiscono le loro regole impostando i termini e le condizioni per l’uso dei loro servizi”, si legge nella nota interna.

Mentre il testo riconosce che il tempo di elaborazione per i contenuti segnalati potrebbe variare a seconda della loro natura, per i discorsi d’odio illegali impone la rimozione entro 24 ore, sulla stessa linea del Network Enforcement Act (NetzDG) della Germania.

Inoltre, dato il loro potenziale impatto “sistemico” sulla società, le piattaforme online molto grandi saranno tenute a condurre valutazioni di rischio per i contenuti dannosi. Questo potrebbe, per esempio, costringere i social media a considerare l’effetto negativo degli algoritmi basati sul coinvolgimento.

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Mercati online

Il testo di compromesso ha rafforzato le disposizioni sulla tracciabilità dei venditori, rendendo i mercati online responsabili di valutare l’identità e le informazioni fornite dai venditori prima che questi possano iniziare a vendere sulle loro piattaforme, sulla base dell’obbligo di conoscere il cliente.

Al contrario, Christel Schaldemose, la relatrice del Dsa per il Parlamento europeo, ha proposto di estendere gli obblighi di responsabilità per i prodotti non sicuri alle piattaforme online per i venditori di paesi terzi, una posizione espressa dal governo danese in Consiglio.

Un altro punto, sollevato dall’Italia, riguardava l’estensione delle disposizioni sulla responsabilità anche agli intermediari online che non sono piattaforme tradizionali di e-commerce, sottolineando in particolare come i social media funzionino sempre più come marketplace.

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Motori di ricerca online

I motori di ricerca online sono stati introdotti come categoria a sé stante in aggiunta alle tre categorie esistenti definite nella direttiva sul commercio elettronico. La ragione è che diversi paesi hanno ritenuto che non fosse chiaro nella versione originale del testo se i motori di ricerca fossero inclusi nel campo di applicazione.

Mentre il documento della presidenza dice che questa definizione è stata aggiunta “per il bene della certezza del diritto e della prevedibilità del business”, le due fonti diplomatiche dell’Ue hanno detto a EURACTIV che questa categorizzazione ad hoc è destinata a creare confusione in futuro.

In termini di responsabilità, i motori di ricerca online godranno delle stesse esenzioni dei servizi di caching, in quanto non saranno responsabili per la semplice trasmissione di contenuti senza modificarli o essere consapevoli che sono illegali. Questa eccezione ha lo scopo di evitare di costringere i servizi online a monitorare tutti i contenuti sulle loro piattaforme.

I motori di ricerca dovranno rispettare gli stessi obblighi di “due diligence” degli altri servizi intermediari, obblighi che aumentano se le piattaforme sono considerate “molto grandi”, ovvero con più di 45 milioni di utenti attivi mensili.