Digital Markets Act: Italia, Spagna, Danimarca e Portogallo chiedono miglioramenti alla legge

I ministri Ue dovrebbero adottare la posizione sul Dma al Consiglio competitività di giovedì 25 novembre. [Alexandros Michailidis/Shutterstock]

Gli ambasciatori in Ue di quattro Paesi, tra cui l’Italia, hanno chiesto di rivedere il Digital Markets Act e migliorarlo in vista del Consiglio sulla concorrenza che dovrebbe adottarlo giovedì 25 novembre.

Il Digital Markets Act (Dma), proposta legislativa europea che dovrebbe regolamentare le grandi piattaforme online che svolgono la funzione di ‘gatekeeper’, necessità ancora di miglioramenti secondo Italia, Spagna, Danimarca e Portogallo.

I quattro Paesi hanno lanciato l’allarme sul rischio di indebolimento della legge nei prossimi negoziati interistituzionali, che prenderanno il via quando sia il Parlamento europeo che il Consiglio avranno trovato un accordo sulla rispettiva posizione.

“Diversi casi recenti hanno evidenziato la persistenza di un forte squilibrio nelle relazioni contrattuali tra gatekeeper e utenti business, anche in relazione all’accesso ai motori di ricerca e ai servizi social, che porta a condizioni sbilanciate, inique e potenzialmente ingiuste”, si legge nella dichiarazione vista da EURACTIV.

I quattro Paesi sono in particolar modo critici del fatto che l’obbligo di fornire condizioni di accesso eque, ragionevoli e non discriminatorie per gli utenti aziendali sia “limitato in modo poco ambizioso” agli app store. Vorrebbero invece vedere questa disposizione estesa a social network  e motori di ricerca.

La proposta era già stata presentata da Spagna e Italia all’incontro degli ambasciatori che aveva adottato il Dma il 10 novembre, ha detto una fonte diplomatica a EURACTIV.

Danimarca e Portogallo hanno poi aderito a questa posizione, che viene riaffermata pochi giorni prima dell’incontro tra i ministri che dovrebbe dare il via libera all’approccio generale al Dma. A quel punto sarà dato mandato per i negoziati tra Stati membri, Parlamento Ue e la Commissione europea. “Siamo convinti che questa richiesta verrà presa in considerazione nel corso dei negoziati futuri”, conclude la dichiarazione.

Dopo aver ricevuto l’approvazione della Commissione su mercato interno e protezione dei consumatori del Parlamento europeo martedì 23 novembre, il Digital Markets Act sarà votato in plenaria a dicembre mentre i negoziati interistituzionali prenderanno il via nel 2022 durante il semestre di presidenza francese dell’Ue.

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I rappresentanti degli Stati membri hanno approvato il Digital Services Act (Dsa) mercoledì 17 novembre, confermando la proposta di introdurre un limite di tempo di 24 ore per rimuovere i contenuti illegali, disposizioni di responsabilità per i mercati online e …

Il ritardo nel Digital Services Act

La legislazione ‘sorella’ del Dma, il Digital Services Act (Dsa), viene discussa martedì 23 novembre in un incontro tra la relatrice Christel Schaldemose e le sue controparti degli altri gruppi politici.

Finora, Schaldemose non è riuscita a trovare una maggioranza nel Parlamento europeo per le sue proposte di modifica del Dsa. In particolare, l’eurodeputata danese ha spinto per la responsabilità dei marketplace online per i rivenditori di paesi terzi, il divieto di pubblicità mirata e la disattivazione di default dei sistemi di raccomandazione delle piattaforme.

Al momento il disaccordo con altri gruppi politici ha portato il Dsa a essere in ritardo sulla tabella di marcia rispetto alla legislazione sorella del Dma, anche se gli ultimi emendamenti di compromesso dimostrano che queste distanze stanno venendo gradualmente colmate.

Il compromesso comporta l’eliminazione del divieto assoluto di pubblicità mirata, che era alla base del Tracking Free Ads, una coalizione multipartitica di cui Schaldemose fa parte. Il testo rispecchia l’accordo trovato nel Dma, che include un divieto assoluto di scopi commerciali solo per i minori.

Anche il modo in cui le piattaforme determinano l’età degli utenti è oggetto di discussione. Christel Schaldemose dovrebbe includere obblighi specifici per le piattaforme di determinarla sulla base dei dati che raccolgono, ha detto un funzionario del Parlamento europeo a EURACTIV. Tuttavia, questi obblighi non sono presenti nell’ultimo compromesso.

Il Digital Markets Act ha qualche nodo da sciogliere

Il 30 settembre durante la relazione annuale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), il presidente dell’Antitrust italiano Roberto Rustichelli si è soffermato a lungo sul Digital Markets Act (DMA), il progetto di legge europeo proposto nel dicembre 2020 …

Un altro punto su cui ha insistito l’eurodeputata danese è la disattivazione del sistema di personalizzazione delle raccomandazioni di default, che attualmente piattaforme come Facebook e Instagram utilizzano automaticamente per raccogliere le preferenze degli utenti senza chiederne il consenso.

Sebbene questa proposta non abbia ottenuto grande successo, è stato inserito un obbligo per le piattaforme molto grandi di consentire almeno un’opzione che non sia basata sulla profilazione. Inoltre, gli utenti dovrebbero poter “selezionare e modificare in qualunque momento la loro decisione per quanto riguarda ciascuno dei sistemi di raccomandazione che determina l’ordine relativo delle informazioni presentate a loro”.

Inoltre, tutte le piattaforme online dovranno rendere facilmente accessibili i “parametri principali” del loro algoritmo per classificare i contenuti e personalizzare l’esperienza dell’utente. Questo include, come minimo, la lista dei criteri utilizzati per valutare la rilevanza dei contenuti, l’obiettivo dell’ottimizzazione, come il sistema interagisce con il comportamento dell’utente e il peso relativo di ogni parametro.

Infine, l’ultima proposta fondamentale per la relatrice Schaldemose è la responsabilità dei mercati online, tra cui i siti di e-commerce dove parti diverse possono scambiarsi servizi e prodotti. Schaldemose intende rendere i mercati online responsabili per un venditore con sede in un paese terzo che non può essere raggiunto da un’azione legale secondo le disposizioni di tracciabilità dell’articolo 22.

Queste misure sono state criticate e ritenute sproporzionate, in particolare nei confronti delle piccole piattaforme, con meno risorse per assicurare la conformità alle regole. In generale, grazie all’articolo 16 le piccole imprese godono di un’esenzione di responsabilità, ma questo non vale per l’articolo 22.

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L’ultimo compromesso introduce un sistema di deroga per queste imprese più piccole che sarebbero in grado di richiedere un’esenzione totale o parziale alla Commissione europea. L’esecutivo Ue dovrebbe definire questo processo attraverso atti delegati, consultando le autorità nazionali competenti.

Inoltre, il nuovo testo suggerisce che gli utenti potrebbero essere in grado di citare in giudizio le piattaforme direttamente sulla base del Dsa, in quanto avrebbero il diritto di chiedere “un risarcimento dai fornitori di servizi di intermediazione, contro qualsiasi danno diretto o perdita subita a causa di una violazione da parte dei fornitori di servizi di intermediazione degli obblighi stabiliti dal presente regolamento”.

Il Dsa sarà votato il 9 dicembre alla Commissione sul mercato interno e la protezione dei consumatori. Tuttavia, altre voci del Parlamento europeo hanno riferito a EURACTIV che le tempistiche potrebbero non essere realistiche, dato che le discussioni su alcuni punti sono appena cominciate.