Digital Markets Act, Facebook supporta le norme Ue ma chiede controlli su Apple

Facebook ha accolto le disposizioni dell'Unione europea sui giganti del digitale, chiedendo però che venga controllata l'attività di Apple. [EPA-EFE/Julien de Rosa]

Il social network di Mark Zuckerberg ha espresso l’accettazione delle nuove norme europee sulle piattaforme digitali ma, contemporaneamente, si è augurato che siano imposte limitazioni ad Apple, con cui è impegnato in una recente battaglia.

Qualche settimana fa, Apple aveva annunciato una funzionalità nei suoi nuovi iPhone che avrebbe consentito agli utenti di disabilitare il tracciamento ai fini pubblicitari tra diverse applicazioni, accusando nel contempo Facebook di raccogliere dati con lo scopo di ricavarne profitto.

La risposta di Facebook era prontamente arrivata: Apple avrebbe “abusato della propria posizione dominante per privilegiare la propria raccolta dati, rendendo impossibile utilizzarli per i concorrenti”. Ora, dopo la pubblicazione della legge sui mercati digitali europea, Facebook rincara la dose e spera che Apple venga soggetta a limitazioni nelle sue pratiche.

“Speriamo che il Digital Markets Act porti a limitazioni per Apple”, ha dichiarato un portavoce di Facebook. “Apple controlla un intero ecosistema, dai dispositivi agli app store, fino alle applicazioni stesse, e usa questo potere per danneggiare sviluppatori e consumatori, ma anche grandi piattaforme come Facebook”.

L’aspetto a cui il gigante di Cupertino fa riferimento è, per l’appunto, il contrasto all’abuso di posizione dominante. Secondo il nuovo regolamento europeo, i gatekeeper (grandi provider di servizi digitali) dovranno consentire a terzi l’accesso ai dati che generano nell’uso della loro piattaforma e, contemporaneamente, non potranno privilegiare i servizi e i prodotti offerti da loro stessi nei confronti di quelli altrui.

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Si tratta della prima volta che un regolatore nazionale prende una decisione prima di consultarsi con quelli degli altri Stati membri. La Commissione per la protezione dei dati irlandese (Dpc), ente responsabile in Europa per le sanzioni alle grandi piattaforme come Facebook, Twitter e Google, può imporre multe fino al 4% del reddito annuale di una compagnia o fino a 20 milioni, qualsiasi sia la cifra maggiore.

Avrebbe potuto infliggere fino a 50 milioni di euro di sanzione a Twitter per questa violazione, dovuta a un malfunzionamento individuato nel 2019. La multa era poi stata ridimensionata fino a un massimo del 2% dell’incasso annuale.

L’Austria chiedeva fino a 25 milioni di euro di multa, la Germania tra 7 e 20, mentre la Dpc aveva inizialmente previsto una sanzione tra i 125.000 e i 250.000 euro, ritenendoli una misura sufficiente e proporzionata alla violazione.

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