Digital Markets Act, accordo tra le istituzioni Ue sulle regole per il mercato digitale

La conferenza stampa che annuncia l'accordo al trilogo sul Digital Markets Act. Da sinistra: il commissario al mercato interno Thierry Breton; il ministro francese al digitale Cédric O; il relatore del Parlamento europeo Andreas Schwab; la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. [© European Union 2022 - Source : EP / Alexis Haulot]

Il Consiglio dell’Ue e il Parlamento europeo hanno trovato un accordo politico provvisorio sul Digital Markets Act, la regolamentazione che intende stabilire delle norme per il settore digitale europeo e renderlo più equo e competitivo.

I negoziati sul Digital Markets Act (Dma) hanno portato a un accordo tra le istituzioni europee: la regolamentazione mirata ad alcune grandi piattaforme digitali che detengono una posizione talmente dominante sul mercato da poter essere considerate ‘gatekeeper’.

Il Dma si propone di affrontare la questione del mercato digitale con un approccio ex-ante che trasferisca l’onere della prova sui giganti tecnologici. Le regole serviranno per impedire che queste grandi piattaforme soffochino la concorrenza e abusino della propria posizione dominante.

I gatekeeper sono individuati come quelle aziende che creano ‘colli di bottiglia’ tra imprese e consumatori, come sistemi operativi, mercati online, servizi di cloud, motori di ricerca, piattaforme di condivisione video, social media, servizi di messaggistica e browser. Queste piattaforme dovranno rispettare una serie di obblighi e divieti destinati a impedire le pratiche commerciali scorrette.

“L’Unione europea ha dovuto imporre multe record negli ultimi dieci anni contro le pratiche scorrette di alcuni giganti del digitale”, ha dichiarato il ministro francese del digitale Cédric O. “Il Dma proibirà direttamente queste pratiche e creerà uno spazio economico più equo e competitivo per le nuove aziende e le industrie europee”, ha proseguito.

“Queste regole sono essenziali per stimolare e sbloccare i mercati digitali, migliorando la scelta dei consumatori, permettendo una condivisione del valore nell’economia digitale e catalizzando l’innovazione. L’Ue è la prima istituzione a prendere una decisione in merito e speriamo che altre facciano seguito”, ha detto O.

“Quello che vogliamo è semplice: un mercato equo anche nel digitale. Ora stiamo facendo un passo da gigante: le grandi piattaforme gatekeeper che hanno impedito a imprese e consumatori di beneficiare di mercati digitali competitivi dovranno rispettare una serie di obblighi e divieti ben definita”, ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager.

“Lavoreremo rapidamente alla designazione dei gatekeeper secondo criteri oggettivi. Entro sei mesi da quando li avremo stabiliti, dovranno rispettare le nuove disposizioni. Siamo molto seri su questo: nessuna compagnia al mondo potrà fare finta di niente di fronte a una multa fino al 20% dei propri ricavi globali in caso di violazioni ripetute”, ha detto il commissario al mercato interno Thierry Breton.

Digital Markets Act: il Parlamento Ue approva il suo testo, con proposte più severe contro i giganti di Internet

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Chi sono i gatekeeper

La definizione di ‘gatekeeper’ è stata disputata più volte al Parlamento europeo: inizialmente la maggioranza delle aziende che avrebbero ricevuto questo appellativo erano americane. Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft (i cosiddetti Gafam) sarebbero state le principali.

Il negoziatore principale del Parlamento europeo Andreas Schwab è riuscito a portare la barra per designare un gatekeeper a 7,5 miliardi di euro di ricavi annuali e 75 miliardi in capitalizzazione di mercato. Inoltre, una piattaforma deve avere almeno 45 milioni di utenti finali mensili e almeno 10 mila utenti commerciali nell’Ue.

Infine, per essere considerate gatekeeper le piattaforme dovranno controllare uno o più servizi di base in almeno tre Stati membri. Tra questi sono inclusi mercati online e app store, motori di ricerca, social network, cloud, servizi pubblicitari, assistenti vocali e browser web.

Per assicurare una proporzionalità nelle regole, le piccole e medie imprese non potranno essere considerate gatekeeper, eccetto casi eccezionali. Inoltre, è stata definita la dicitura di ‘gatekeeper emergenti’ per consentire il controllo di quelle compagnie che hanno una posizione competitiva comprovata ma non ancora sostenibile.

Il Digital Markets Act ha qualche nodo da sciogliere

Il 30 settembre durante la relazione annuale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), il presidente dell’Antitrust italiano Roberto Rustichelli si è soffermato a lungo sul Digital Markets Act (DMA), il progetto di legge europeo proposto nel dicembre 2020 …

Obblighi e divieti

Secondo il regolamento Dma, le piattaforme gatekeeper dovranno assicurare agli utenti il diritto di disiscriversi dai servizi di base alle stesse condizioni dell’iscrizione. Inoltre, non potranno imporre i propri software più importanti di default nell’installazione dei sistemi operativi.

I gatekeeper dovranno anche assicurare l’interoperabilità dei propri servizi di messaggistica istantanea, permettere agli sviluppatori di applicazioni l’accesso alle funzioni supplementari degli smartphone, consentire ai venditori di accedere all’analisi dei dati di vendite e pubblicità sulle loro piattaforme e informare la Commissione europea di eventuali acquisizioni e fusioni.

Allo stesso tempo, le piattaforme gatekeeper non potranno più attuare il self-preferencing (favorire i propri servizi o prodotti a scapito di quelli di altri), riutilizzare dati raccolti per un servizio in un servizio differente, stabilire condizioni inique per le aziende, pre-installare alcune applicazioni software e costringere gli sviluppatori di app a utilizzare determinati servizi (come quelli di pagamento o di certificazione) per essere inclusi negli app store.

Se un gatekeeper viola le regole, rischia una multa che può raggiungere il 10% dei suoi ricavi annui globali. Questa cifra sale al 20% in caso di violazioni ripetute. Se una piattaforma non rispetta sistematicamente le disposizioni del Dma, ovvero infrange le regole almeno tre volte in otto anni, la Commissione Ue può aprire un’investigazione e, se necessario, imporre rimedi comportamentali o strutturali.

La Commissione europea avrà l’esclusiva competenza di applicare il regolamento. Potrà decidere di avviare dialoghi regolatori con i gatekeeper per assicurarsi che abbiano una comprensione chiara delle regole che devono rispettare.

Un comitato consultivo e un gruppo di alto livello saranno stabiliti per assistere e facilitare il lavoro della Commissione europea. Gli Stati membri potranno dare mandato agli enti regolatori nazionali di avviare investigazioni su possibili violazioni e trasmettere i risultati delle loro indagini alla Commissione.

L’accordo raggiunto dovrà ora essere approvato da Parlamento e Consiglio. Gli Stati membri intendono dare il via libera definitivo durante il semestre di presidenza francese. Da allora, entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione sulla gazzetta ufficiale Ue e le regole dovranno essere applicate entro i sei mesi successivi.