Dalla Svezia a Borgosesia: come riparte la scuola in Europa

Finlandia: una maestra mostra la distanza che i bambini devono tenere tra loro a, 14 May 2020. EPA-EFE/KIMMO BRANDT

Quando l’emergenza coronavirus sarà alle spalle rimarranno alcune immagini indelebili a raccontarla: le file chilometriche fuori dai supermercati, gli scaffali di carta igienica saccheggiati nei supermercati olandesi, le corse per accaparrarsi le confezioni di disinfettanti. I bambini e gli adolescenti chiusi in casa per mesi invece si ricorderanno i giri in bicicletta intorno alle mure del palazzo nel giardino condominiale, le lezioni on-line, le video-chiamate per festeggiare i compleanni, le mail con i compiti e forse una inaspettata voglia di ritornare a scuola. 

Molte delle critiche alle gestione dei governi europei dell’emergenza sono derivate proprio dal fatto che secondo molti genitori e insegnanti non sono state sufficientemente prese in considerazione le esigenze specifiche dei bambini, per i quali un periodo di isolamento così lungo è certamente più pesante che per un adulto. Non sorprende a questo proposito che sia diventato virale il video della Premier Neozelandese Jacinda Ardern che si rivolgeva direttamente ai bambini dicendo loro che il Governo considerava come lavoratori indispensabili sia la fatina dei denti sia il coniglietto di Pasqua.

Proviamo allora a fare il punto sulle misure dei Paesi europei rispetto al ritorno tra i banchi di scuola per i bambini e i ragazzi.

La Svezia è l’unico paese europeo in cui le scuole sono sempre rimaste aperte. I bambini svedesi non hanno mai abbandonato le loro classi, tranne quando sono comparsi casi di Covid-19 nelle famiglie dei compagni. Tutti gli altri, invece hanno chiuso le scuole ma ognuno sta prendendo decisioni diverse sulle riaperture. 

Le scuole in Europa, cioè, riaprono in ordine sparso. Diversi Paesi hanno già deciso che i corsi non riprenderanno prima dell’estate. Altrove, la ripresa è già avvenuta o è prevista nelle prossime settimane. Lo stesso vale per gli esami, che in alcuni casi sono stati cancellati e in altri casi sono stati mantenuti, ma con modalità diverse. 

Non rientreranno in classe prima dell’estate gli studenti di Italia e Spagna, dei Paesi balcanici (eccetto che per la Croazia), Lettonia e Lituania, dove le vacanze sono state anticipate di un mese al 1° giugno. Lo stesso vale per l’Irlanda; anche qui scuole e Università rimarranno chiuse fino all’inizio del nuovo anno scolastico. 

È singolare il caso dei giovani studenti di Tallinn, la capitale dell’Estonia, che dovranno attendere l’inizio del nuovo anno scolastico anche se le scuole nel resto del Paese sono libere di riaprire dal 15 maggio.

Un altro caso interessante è quello della Danimarca: i piccoli danesi hanno rimesso piede nelle loro scuole già a metà aprile, anche se gli alunni delle scuole medie e superiori non torneranno in classe fino alla prossima settimana. I bambini sotto gli 11 anni in questo mese sono rimasti sempre in piccoli gruppi che non entrano a contatto fra di loro: non solo sono state organizzate entrate e uscite scaglionate, ma i diversi gruppetti pranzano e giocano separatamente rispetto agli altri e hanno un solo insegnante.

Anche gli austriaci e alcuni tedeschi hanno iniziato a tornare a scuola il 4 maggio. I cechi, gli svizzeri, gli olandesi e i croati sono rientrati a scuola lunedì 11.
In Belgio gli studenti dell’ultimo anno di scuola aspetteranno fino al 18 maggio; tutti gli altri continueranno la loro formazione a distanza. Anche in Romania, la decisione è stata simile: gli studenti degli ultimi anni dovranno tornare a giugno, per due settimane, per prepararsi agli esami, non più di dieci per classe.

In Repubblica Ceca, infine, la decisione di rimandare i bambini e i ragazzi a scuola è lasciata ai genitori. 

Veniamo ora al nostro Paese. In Italia il dibattito sulla questione della chiusura delle scuole si è concentrato in maniera quasi esclusiva sulla questione dell’esame di maturità. Tutte le scuole, dai nidi agli istituti della scuola secondaria di secondo grado, non riapriranno prima di settembre e non è ancora chiaro come verrà organizzato il ritorno nelle aule scolastiche. 

Le misure presentate ieri dal Governo prevedono che il voucher baby sitter sia raddoppiato a 1.200 euro, e che sarà valido anche i per centri estivi.

Nel frattempo, i Comuni di Borgosesia e Quarona, entrambi nella provincia di Vercelli, hanno deciso di avviare un servizio di assistenza per bambini da 3 a 10 anni. 

Controlli della temperatura all’ingresso, banchi distanziatati e zainetto in spalla, i bambini sono stati affidati a educatori professionali sottoposti a test sierologico, in ambienti sanificati (la palestra e la ludoteca). Tre le classi da 4-5 bimbi ciascuna per le elementari, due per i bimbi della materna, sistemati negli spazi di proprietà del Comune. 

La decisione ha avuto il via libera dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte ma si muove in diretta opposizione rispetto a quanto stabilito dalla ministra dell’Istruzione Azzolina.