Cybersorveglianza: l’Europa cerca (nuovamente) di porre un freno alle esportazioni

Le esportazioni dei software di cybersorveglianza europei devono diventare più trasparenti, per evitare, come già accaduto in passato, che questi strumenti rafforzino il potere dei regimi autoritari e la loro capacità di controllo della popolazione. L’Unione europea in passato aveva già tentato di intervenire in proposito, ma gli interessi economici degli Stati membri avevano impedito di introdurre regole stringenti. Ora il tema è tornato sul tavolo di Bruxelles e pare che questa volta l’accordo sia possibile.

I rappresentanti della Presidenza tedesca dell’Ue e del Parlamento europeo, dopo due anni di trattative, sono vicini a un’intesa sul regolamento sui beni “a duplice uso”,vale a dire quei prodotti (inclusi i software) che possono avere sia un impiego civile che militare. Le nuove regole dovrebbero porre fine alla vendita di tecnologie di cyber-sorveglianza a regimi autocratici in tutto il mondo.

Un rapporto pubblicato lunedì da Amnesty International ha esortato l’Ue ad adottare misure più severe nel suo regime di esportazione, dal momento che le regole attuali “non riescono ad affrontare le dinamiche di sorveglianza in rapido cambiamento e non riescono a mitigare i rischi delle nuove forme di tecnologie di sorveglianza digitale”.

Il rapporto ha rilevato come le esportazioni europee in molte parti del mondo siano state utilizzate dalle autorità di sicurezza nazionali per gravi violazioni dei diritti umani. In particolar modo in Cina, nello Xinjiang, la minoranza musulmana uigura si è trovata alla mercé delle autorità di Pechino.

L’inchiesta punta il dito soprattutto contro tre aziende europee: Morpho (ora Idemia) dalla Francia, Axis Communications dalla Svezia e Noldus Information Technology dai Paesi Bassi. Queste aziende, secondo Amnesty, hanno esportato in Cina software di sorveglianza come il riconoscimento facciale e le telecamere di rete, che sarebbero stati impiegati in programmi di sorveglianza di massa.

Axis e Noldus, rispondendo alle domande di Euractiv.com, si sono difese affermando che non ci sono prove che dimostrano che l’uso dei loro software abbia portato a violazioni dei diritti umani. Anche Idemia ha condannato l’uso delle tecnologie di riconoscimento facciale per scopi di sorveglianza di massa che sarebbero contrari ai diritti umani.

Nel 2016, la Commissione europea ha proposto una serie di riforme significative, ampiamente sostenute dal Parlamento europeo, al regolamento sul commercio delle tecnologie di sorveglianza. Ma il Consiglio europeo nel giugno 2019 ha indebolito il progetto di riforma, a causa dell’opposizione di alcuni Stati membri.

A luglio l’Unione europea ha  deciso di limitare le esportazioni a Hong Kong di attrezzature che potrebbero essere utilizzate per la sorveglianza e la repressione dopo l’imposizione da parte di Pechino della nuova legge sulla sicurezza.