Crisi dei chip, le ambizioni europee e i progetti di Bosch e Intel

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L’Unione vorrebbe raddoppiare al 20% la sua produzione entro il 2030. Intel ha annunciato che aprirà un impianto in Europa, se potrà contare su una quota consistente di aiuti pubblici. Mentre Bosch a inizio giugno ha aperto una fabbrica a Dresda.

Nel mercato dei chip per computer la quota di produzione europea rappresenta meno del 10%, poiché la produzione con il tempo è stata trasferita altrove. L’Asia invece detiene fino all’80% della capacità produttiva mondiale di semiconduttori.

La carenza globale di chip sta mettendo in evidenza tutti i rischi derivanti da questa dipendenza dai produttori stranieri. Bruxelles è pronta a investire numerose risorse nel settore per espandere la produzione europea di semiconduttori e farla arrivare almeno al 20% entro il 2030.

Per ridurre la dipendenza da fornitori stranieri e sopravvivere alla crisi globale della catena di approvvigionamento il commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, sta lavorando a un’alleanza tra i produttori, coinvolgendo aziende come StMicroelectronics, Nxp, Infineon e Asml. Oltre venti Paesi hanno aderito alla proposta del commissario Breton. E anche ceo di Intel Pat Gelsinger ha manifestato il proprio sostegno all’iniziativa.

Il progetto di Intel

L’azienda, che è il più grande produttore mondiale di semiconduttori, già a marzo aveva annunciato di voler creare un impianto all’avanguardia in Europa, a patto di poter contare su una quota consistente di aiuti pubblici. Per l’esattezza l’azienda sta cercando di raccogliere otto miliardi di euro (9,7 miliardi di dollari) per la costruzione della fabbrica europea. Intel non ha ancora chiarito dove intende costruirla, ci si aspetta che lo renda noto entro quest’anno.

L’impianto permetterà alle aziende europee di produrre i loro chip in Europa. Intel è da tempo presente nel Vecchio Continente, il che la rende il “partner naturale” per l’industria europea dei semiconduttori, sottolineano i vertici dell’azienda.

Solo negli ultimi due anni, la società ha investito 7 miliardi di dollari in Europa per raddoppiare il suo spazio produttivo in Irlanda e in altri paesi Ue. “Quello che chiediamo sia ai governi degli Stati Uniti sia a quelli europei è che per noi sia più competitivo produrre in Europa rispetto all’Asia“, aveva dichiarato Gelsinger in un’intervista a Politico Europe.

La scommessa di Bosch

A inizio giugno Bosch ha inaugurato in Germania, a Dresda, una nuova fabbrica di chip. La produzione inizierà a luglio, con i primi chip per elettroutensili. Mentre i primi semiconduttori per l’industria dell’auto saranno pronti a settembre. L’azienda ha investito nell’impianto un miliardo di euro, la cifra più alta in 130 anni di storia, e ha ricevuto 200 milioni di aiuti di Stato nell’ambito di un programma di investimento dell’Unione europea.

La strada è ancora lunga

“L’Ue dovrebbe produrre più chip localmente per aiutare a prevenire futuri problemi di approvvigionamento. Intel ha una catena di fornitura integrata esistente in Europa che espanderemo ulteriormente per offrire un cuscinetto contro le interruzioni della catena di fornitura e la vulnerabilità in Asia, mitigando le carenze prolungate di chip per le industrie europee critiche”, ha detto Christin Eisenschmid, direttore generale di Intel Germania, a Euractiv.com.

Al di là dei proclami arrivare a competere con i grandi player globali non sarà affatto semplice. Per costruire una fonderia in Europa ci vorranno almeno 5 anni. Questo significa che se anche il progetto di Intel andasse in porto entro quest’anno, lo stabilimento non sarà operativo prima del 2026. Inoltre al momento l’azienda è indietro di due generazioni di chip rispetto alla concorrenza. Infatti, mentre TSMC e Samsung si preparano a lanciare nel 2022 un chip da 3 nanometri, l’azienda americana sta lavorando ancora a quello da 7 nanometri.

Per capire se l’Europa possa farcela o meno bisogna chiarire quali sono gli obiettivi di Bruxelles. Se la priorità è fornire alle proprie imprese, messe in difficoltà dalla crisi dei chip, quello di cui hanno bisogno, può ancora farcela. Se invece punta a diventare uno dei leader del settore, potrebbe essere troppo tardi.