Criptovalute, Bce e Commissione Ue al lavoro per un euro digitale

La Bce considererà l'introduzione di un euro digitale entro la metà del 2021. [Shutterstock]

La Commissione europea lavorerà a fianco della Banca centrale europea (Bce) per sondare una serie di insidie “politiche, legali e tecniche” che potrebbero emergere come parte dei piani per l’introduzione di un euro digitale a metà del 2021.

L’annuncio arriva una settimana dopo che la Bce ha chiuso una consultazione pubblica sul tema, con la privacy che è risultata la maggiore preoccupazione da parte degli stakeholder.

Fonti hanno rivelato a EURACTIV che il personale che lavora in tutti i servizi della Commissione, compresi i servizi finanziari, l’economia e gli affari digitali, sarà mobilitato per far parte di un nuovo gruppo che lavora a fianco dei colleghi della Bce per esplorare “la possibilità di emettere un euro digitale, come complemento alle soluzioni di pagamento e di cassa fornite dal settore privato”.

I colloqui fanno parte di una più ampia serie di indagini di fattibilità sui rischi e i benefici dell’introduzione di una moneta digitale a livello europeo.

“Un progetto di questo tipo risponderebbe a questioni tecniche e progettuali fondamentali e fornirebbe alla Bce gli strumenti necessari per essere pronta a emettere un euro digitale in caso di una tale decisione”, si legge in una dichiarazione congiunta della Bce e della Commissione del 19 gennaio.

Essa ha aggiunto che la necessità di introdurre una valuta digitale centralizzata dell’Ue è emersa alla luce della crescente digitalizzazione, dei rapidi cambiamenti nel panorama dei pagamenti e del costante aumento di importanza delle criptovalute.

La Commissione ritiene inoltre che potrebbero esserci ulteriori ostacoli politici da affrontare per quanto riguarda la futura introduzione dell’euro digitale.

In una comunicazione sul sistema economico e finanziario europeo pubblicata martedì 19, l’esecutivo dell’Ue ha sottolineato che le sfide legate “all’intermediazione finanziaria e alla stabilità, all’affollamento delle soluzioni di pagamento del settore privato, all’inclusione finanziaria, alla lotta al riciclaggio del denaro sporco e al finanziamento del terrorismo” devono essere affrontate in modo chiaro prima di procedere con i piani.

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I timori per la privacy

Nel frattempo, una fonte vicina ai colloqui ha informato EURACTIV che la recente consultazione pubblica sui piani condotti dalla Bce sarebbe stata debitamente presa in considerazione dai rappresentanti delle due istituzioni.

La scorsa settimana la Bce ha vincolato un periodo di feedback pubblico sulle misure, con la partecipazione record di 8.221 cittadini, imprese e associazioni di categoria in tutto il blocco.

Mentre una revisione completa del feedback è prevista per la primavera, la Bce ha rivelato che l’analisi iniziale mostra che il 41% degli intervistati ha evidenziato preoccupazioni sulla “privacy dei pagamenti” effettuati con una futura moneta digitale in euro. A ciò hanno fatto seguito ulteriori punti relativi alla “sicurezza” (17%) e alla “portata paneuropea” (10%).

Tuttavia, Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Bce e presidente della task force sull’euro digitale, ritiene che la moneta digitale possa contribuire a rafforzare la riservatezza dei pagamenti digitali.

Parlando alla Commissione Economia del Parlamento europeo verso la fine dello scorso anno, Panetta ha affermato che la privacy sarà ulteriormente rafforzata nei piani, “grazie al coinvolgimento della banca centrale, che – a differenza dei fornitori privati di servizi di pagamento – non ha interessi commerciali legati ai dati dei consumatori”.

“Garantire la privacy è un elemento essenziale delle moderne democrazie e fa parte dei nostri valori europei. I pagamenti devono anche rispettare il diritto alla privacy delle persone nell’era digitale, e la progettazione di un euro digitale dovrebbe rispettare questo principio”, ha aggiunto.

Perché un euro digitale?

La Banca centrale europea ritiene perciò la digitalizzazione dell’euro una mossa importante per l’economia europea. Questo perché garantirebbe l’accesso a un metodo di pagamento verificato e sicuro a tutti i cittadini.

A differenza di molte criptovalute, l’euro digitale godrebbe delle garanzie di una banca centrale, che lo renderebbe meno volatile. Inoltre, essendo proveniente dall’Europa stessa, eviterebbe l’influenza di metodi di pagamento esteri che possono minare la stabilità monetaria.

La task force dedicata dell’Ue ha individuato alcuni scenari dove l’emissione di un euro digitale possa essere richiesta, come l’aumento di pagamenti elettronici e la conseguente necessità di un metodo sicuro di pagamento, oppure la nascita di altre valute digitali emesse da banche centrali.

La Cina sta già portando avanti da tempo i test sullo yuan digitale e la banca centrale cinese potrebbe essere la prima a emettere una valuta centralizzata. L’Unione europea non può rimanere indietro e la digitalizzazione dell’euro sta diventando “un obbligo a cui le banche centrali devono adempiere”, ha dichiarato il vicepresidente della Bce Luis de Guindos a dicembre.