Corte federale tedesca: “Facebook non può raccogliere dati da altre app senza il consenso degli utenti”

Il Ceo di Facebook Mark Zuckerberg. [EPA-EFE/MICHAEL REYNOLDS]

Secondo i giudici tedeschi il social media di Zuckerberg non può continuare a incrociare i dati raccolti tramite le altre piattaforme di sua proprietà.

Facebook non può incrociare i dati raccolti tramite WhatsApp o Instagram con quelli della sua piattaforma principale senza il consenso degli utenti. A stabilirlo è una sentenza della Corte federale tedesca, secondo la quale il social media fondato da Mark Zuckerberg avrebbe abusato della sua posizione dominante sul mercato.

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La battaglia dell’Antitrust

Con questa sentenza la Corte dà ragione all’Antritrust tedesca che nel febbraio 2019 aveva contestato il modo in cui Facebook raccoglie i dati provenienti da altre app – come WhatsApp e Instagram – e il tracciamento online di persone che non hanno un account tramite i pulsanti “mi piace” o “condividi”.

“La combinazione di dati tra diverse fonti ha contribuito in modo sostanziale alla capacità di Facebook di costruire un database per ogni utente, garantendosi così un notevole potere di mercato. In futuro Facebook non potrà più costringere i propri iscritti ad acconsentire a una raccolta di dati senza restrizioni e all’assegnazione di dati presi da altre fonti sul loro account”, si leggeva nel parere dell’Antitrust.

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La sentenza della Corte

Facebook aveva presentato ricorso contro questa decisione, ottenendone la sospensione da parte del tribunale Düsseldorf. L’autorità garante della concorrenza del mercato a quel punto ha deciso di rivolgersi al Tribunale federale, che ha ribaltato la sentenza.

Il presidente della Corte federale Peter Meier-Beck ha spiegato che non sussistevano dubbi sul fatto che Facebook avesse una posizione dominante sul mercato tedesco, né che avesse abusato di condizioni vietate dall’Antitrust. “Facebook deve dare agli utenti la possibilità di rivelare meno di se stessi, soprattutto ciò che rivelano al di fuori di Facebook”, ha aggiunto Meier-Beck.

Tuttavia Facebook non sembra voler cedere. I rappresentanti della società hanno fatto presente che la sentenza di martedì  23 giugno riguardava solo “il procedimento preliminare”. “Il procedimento principale, davanti alla corte d’appello, è in corso e continueremo a difendere la nostra posizione secondo cui non c’è alcun abuso”, si legge in una nota.

Gli esperti sostengono che la sentenza potrebbe fare scuola, perché la Germania è il primo Paese che prova ad intervenire sulla questione. Quello della Corte tedesca viene visto come un tentativo senza precedenti di tenere a freno i giganti digitali.