Corte dei conti Ue: Antitrust inefficace contro i giganti del digitale

La vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager. [EPA-EFE/STRINGER]

Secondo la Corte è necessario innalzare il controllo per tenere testa ad aziende come Google, Facebook o Amazon. Malgrado la Commissione abbia inflitto multe molto elevate, l’efficacia di questi provvedimenti non è stata ancora valutata.

L’azione portata avanti dalla Commissione Ue per contrastare lo strapotere di Google, Facebook e Amazon non è stata abbastanza incisiva ed efficace. È questo il giudizio espresso dalla Corte dei conti europea nel rapporto “Il controllo delle concentrazioni nell’Ue e i procedimenti antitrust esperiti dalla Commissione: occorre innalzare la sorveglianza del mercato”.

“La Commissione europea deve innalzare il controllo antitrust per tener testa alla globalizzazione e alla digitalizzazione”, nonché “migliorare la propria capacità di rilevare in maniera proattiva le violazioni”, si legge nel documento.

I revisori dei conti europei hanno riscontrato una serie di difficoltà e sfide per l’antitrust europea. A partire dalle “risorse limitate a disposizione per accertare in modo proattivo le violazioni”, che ha portato a una diminuzione dei casi avviati d’ufficio dal 2015.

Allo stesso modo, osserva la Corte dei conti, “è possibile che gli strumenti giuridici di cui dispone” Bruxelles “non siano più completamente adatti ad affrontare” i nuovi problemi di concorrenza legati al mondo digitale. I revisori notano anche che in questi anni “sono state inflitte sanzioni da record”, soprattutto in campo digitale, ma “la Commissione non ne ha ancora valutato l’effetto deterrente”. Vale a dire che per quanto alte queste multe sono poca cosa per aziende che hanno fatturati giganteschi.

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Secondo i revisori la questione non riguarda solo le aziende che operano su Internet, ma anche le imprese che si occupano di innovazione digitale, come quelle che operano nei settori dell’energia, delle telecomunicazioni, dei servizi finanziari e dei trasporti. Parte del problema risiede nelle norme antitrust europee che permettono alle autorità di controllo di intervenire solo dopo che sono state commesse delle irregolarità.

Inoltre il crescente volume di dati da trattare ha reso più lunghi e complessi i procedimenti. Google, ad esempio, ha fatto ricorso contro la sanzione da 2,4 miliardi di euro applicata dall’Antitrust nel 2017, al termine di un’indagine che è andata avanti per 10 anni.

I funzionari dell’antitrust dell’Ue, tuttavia, hanno respinto tali argomentazioni. “Le regole di concorrenza dell’Ue sono abbastanza flessibili per affrontare i mercati digitali”, ha dichiarato Olivier Guersent, direttore generale della Commissione per la concorrenza, in occasione di un evento online. Il cambio di passo dovrebbe arrivare a inizio dicembre quando la Commissione presenterà il Digital Markets Act e il Digital Services Act.