Copyright, l’Italia recepisce la direttiva Ue: i colossi del web dovranno pagare gli editori per le notizie

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La condivisione di articoli o video sulle piattaforme sarà ricompensata. Agcom stabilirà i criteri per definire le remunerazioni.

I social network e le piattaforme digitali dovranno sempre chiedere l’autorizzazione al titolare dei diritti per condividere un articolo di giornale, un video di uno spettacolo o una canzone. Gli editori inoltre avranno diritto a un “equo compenso” per l’utilizzo dei loro articoli o di altri contenuti giornalistici da parte delle piattaforme online e gli autori potranno ricevere una quota dei proventi. È una delle norme contenute nel decreto che recepisce la direttiva Ue sul diritto d’autore che è stato approvato in via definitiva giovedì 4 novembre dal Consiglio dei ministri.

“L’Italia recepisce la direttiva copyright e rafforza la tutela degli autori e degli artisti con norme chiare e meccanismi trasparenti e adeguati all’era digitale”, ha dichiarato il ministro della Cultura Dario Franceschini, commentando il decreto legislativo approvato dal Cdm per recepire la Direttiva europea sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale. “Il provvedimento – che era stato emanato dal governo lo scorso agosto a seguito di una ampia consultazione pubblica con le diverse realtà del settore – viene oggi approvato in via definitiva tenendo conto di alcune delle osservazioni espresse dalle commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato che ringrazio per l’importante lavoro svolto”.

“L’obiettivo di fondo – ha sottolineato Franceschini – è quello di adattare la legge sul diritto d’autore all’ambiente digitale contemporaneo così da garantire maggiori tutele ai titolari dei diritti e, allo stesso tempo, nuove opportunità per l’industria creativa. Gli autori sono al centro di questo intervento, senza il gesto creativo non ci sono contenuti: il valore autoriale, così come quello degli artisti interpreti ed esecutori, deve essere difeso, anche attraverso una maggior trasparenza dell’utilizzo delle opere da parte delle piattaforme digitali”.

Il decreto in questione introduce “il principio della remunerazione adeguata e proporzionata al valore potenziale o effettivo dei diritti concessi in licenza o trasferiti”. Rispondono allo stesso obiettivo anche le misure introdotte in materia di obblighi di trasparenza, di adeguamento contrattuale e di risoluzione del contratto di licenza esclusiva in caso di mancato sfruttamento dell’opera.

La norma dà il via alle trattative tra gli editori e le piattaforme per stabilire l’equo compenso. Se non si giungerà a un accordo entro 30 giorni, una delle due parti potrà chiamare in causa Agcom perché stabilisca l’equo compenso. Se una delle due parti, editori o piattaforme, rifiutasse l’importo deciso dall’AgCom, potrà rivolgersi all’autorità giudiziaria ordinaria “specializzata in materia di impresa”.

Per quanto riguarda l’entità dell’equo compenso, le nuove norme stabiliscono che sia Agcom ad adottare un regolamento – entro  60 giorni dall’entrata in vigore del decreto – che definisca i criteri per il calcolo che dovranno tenere conto del del numero di consultazioni online dell’articolo, degli anni di attività e della rilevanza sul mercato degli editori, del numero di giornalisti impiegati, dei costi sostenuti per investimenti tecnologici e infrastrutturali, dei benefici economici che si ottengono in visibilità e ricavi pubblicitari.