Copyright, la Commissione richiama 13 Stati membri per non aver implementato la direttiva Ue

La Commissione Ue ha emesso pareri motivati a 13 Stati membri per non aver recepito la direttiva sul copyright del 2019. [Shutterstock / BeeBright]

La Commissione europea ha inviato una notifica formale a 13 Stati membri per la mancata applicazione della direttiva sul copyright, la cui scadenza era quasi un anno fa.

L’esecutivo Ue ha inviato pareri motivati a Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Grecia, Francia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia, richiamandoli per non aver implementato la direttiva sul copyright nella loro legislazione nazionale.

I pareri motivati sono comunicazioni formali della Commissione in cui si afferma che un paese non sta adempiendo ai propri doveri ai sensi del diritto dell’Ue e fungono da invito ufficiale a conformarsi.

La direttiva sul copyright del 2019 ha riformato la legge sul diritto d’autore dell’Ue nel contesto dell’ascesa delle principali piattaforme online. Ad aprile 2022, la legislazione era stata recepita da 12 Stati membri, di cui solo tre – Germania, Ungheria e Paesi Bassi – sono riusciti a farlo entro la scadenza del 7 giugno 2021, mentre Malta si è aggiunta poco dopo.

Nel luglio 2021, la Commissione ha avviato una procedura d’infrazione contro i restanti 23 Stati, chiedendo informazioni sui loro piani di attuazione. I progressi nell’introduzione dell’iniziativa nelle legislazioni nazionali sono stati molto diversi da Paese a Paese.

Alcuni Stati (Bulgaria, Cipro, Grecia, Irlanda, Lettonia, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Finlandia) hanno ricevuto oggi un parere motivato per il mancato recepimento di una direttiva del 2019 sui diritti d’autore per le trasmissioni online di programmi radiotelevisivi.

In risposta ai pareri, gli Stati dovranno comunicare alla Commissione, entro i prossimi due mesi, le misure che stanno adottando per risolvere il problema. In caso di mancata soluzione, la Commissione può deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Ue.

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La condivisione di articoli o video sulle piattaforme sarà ricompensata. Agcom stabilirà i criteri per definire le remunerazioni.

I social network e le piattaforme digitali dovranno sempre chiedere l’autorizzazione al titolare dei diritti per condividere un articolo di giornale, un video …

La direttiva del 2019 si è rivelata controversa fin dalla sua introduzione, in parte a causa delle battaglie tra editori e piattaforme scatenate dall’articolo 15, che dà diritto ai primi a un’equa remunerazione per il riutilizzo dei loro contenuti online.

Anche l’articolo 17, che attribuisce alle piattaforme la responsabilità per il materiale protetto da copyright senza licenza, ha causato problemi, in particolare a causa dei meccanismi di rimozione automatica che la conformità probabilmente richiede.

Ad aprile, la Corte ha respinto una causa intentata da Varsavia, che sosteneva che la disposizione metteva a rischio la libertà di parola, in quanto questi sistemi potevano erroneamente rimuovere contenuti legali.

La Corte ha riconosciuto il rischio di potenziali violazioni delle libertà di espressione e di informazione degli utenti, ma ha confermato l’articolo e ha stabilito che erano presenti sufficienti garanzie.

La confusione sull’attuazione dell’articolo 17 è stata uno dei fattori che hanno ritardato l’attuazione a livello nazionale, ha dichiarato ad aprile l’ex eurodeputato Felix Reda a EURACTIV.