Terrorismo online, firmato un accordo sulla rimozione dei contenuti a livello europeo

Le nuove regole prevedono che le nazioni Ue possano rimuovere il contenuto ospitato in un altro Paese del blocco. [Shutterstock]

Giovedì 10 dicembre, i negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio hanno firmato le nuove regole per sorvegliare la pubblicazione di contenuti terroristici online, con una mossa che prevede l’emissione di ordini di rimozione a livello paneuropeo da parte delle autorità competenti di qualsiasi Stato membro dell’Ue.

Le nuove regole prevedono che i paesi dell’Ue avranno il potere di ordinare ai fornitori di servizi online di rimuovere i contenuti pubblicati in un altro paese del blocco.

Inoltre, la rimozione di contenuti come testi, immagini, registrazioni audio o video che “incitano, sollecitano o contribuiscono” a reati terroristici, dovrà essere effettuata dai fornitori di servizi online entro un’ora dal ricevimento dell’ordine di rimozione.

Tuttavia, le autorità competenti dello Stato membro in cui ha sede il fornitore di servizi avranno il diritto di esaminare l’ordine di rimozione e di annullarlo, qualora lo considerino una violazione della libertà di espressione.

Uno strumento per mettere a tacere gli oppositori politici?

Nonostante ciò, l’accordo di giovedì preoccupa alcuni dei partecipanti ai negoziati, come il relatore ombra sul dossier e membro del partito pirata Patrick Breyer, il quale afferma che la natura transfrontaliera degli ordini di rimozione potrebbe portare alla potenziale erosione dei diritti.

“Sono preoccupato di come i contenuti possano essere soppressi all’interno dei confini dell’Ue”, ha dichiarato Breyer in un’intervista telefonica a EURACTIV. “Consideriamo il caso di alcuni dei governi europei più illiberali, come l’Ungheria di Orbán, che hanno una propria interpretazione di ciò che costituisce un’attività terroristica”.

“Quello che mi preoccupa è che tali governi potrebbero usare le nuove regole per mettere a tacere gli oppositori politici con sede in altri Stati membri dell’Ue”, ha detto Breyer.

L’eurodeputato tedesco ha aggiunto che le nuove regole potrebbero subire un contraccolpo nei tribunali europei, qualora si manifestassero nel prossimo futuro eventuali contestazioni agli ordini di rimozione.

“In definitiva, a causa del fatto che i tribunali europei potrebbero contestare la legalità di questi ordini transfrontalieri, non vedo le nuove regole come uno strumento efficace nell’ottica dell’obiettivo di bloccare la diffusione di contenuti terroristici online”.

Il Parlamento scende a compromessi

Tuttavia, i parlamentari sono riusciti a raggiungere una serie di compromessi su altri aspetti relativi alle nuove regole.

Se i contenuti che rientrano nell’ambito di applicazione delle norme sulle notizie vengono utilizzati per scopi educativi, giornalistici, artistici o di ricerca, il materiale in questione non sarà considerato un contenuto terroristico. Anche il materiale di “dibattito pubblico” che esprime opinioni controverse costituirà un’eccezione e non rientrerà nel campo di applicazione, così come i contenuti pubblicati su piattaforme piccole e non commerciali.

Inoltre, le piattaforme Internet non saranno costrette a monitorare i contenuti caricati per verificare la presenza di materiale terroristico online. In questo senso, esse sono autorizzate ad adottare “misure volontarie proattive” per vigilare sui contenuti caricati sui loro servizi.

In seguito alla notizia dell’accordo di giovedì tra i negoziatori europei, l’eurodeputato responsabile del dossier, il conservatore Patryk Jaki, ha elogiato gli sforzi del Parlamento nei negoziati.

“Non ci sarà un filtraggio obbligatorio di internet. I contenuti distribuiti per scopi educativi, giornalistici, artistici o di ricerca, o i contenuti distribuiti per sensibilizzare l’opinione pubblica contro l’attività terroristica saranno esenti”, ha affermato l’eurodeputato, aggiungendo che “Allo stesso tempo, gli Stati membri potranno sempre sospendere un ordine di rimozione se ritengono che esso violi i diritti fondamentali. Secondo questa legge, le parti hanno il diritto di ricorrere in appello”.

Jaki ha infine dichiarato: “La lotta contro il terrorismo è una delle priorità del Parlamento europeo. È quindi un giorno importante per l’intera comunità europea, che si sta dotando di un nuovo strumento per combattere il terrorismo”.

Quello di giovedì è un accordo politico tra i negoziatori. Il dossier sarà ora finalizzato a livello tecnico, prima di essere adottato formalmente dagli Stati membri e dal Parlamento europeo al completo.