Consiglio dell’Ue: bisogna usare il Recovery per sostenere la stampa e il settore audiovisivo

Il discorso alla nazione del presidente francese Emmanuel Macron sulle misure ani-covi da un telefonino. EPA-EFE/SEBASTIEN NOGIER

Il Consiglio dell’Ue il 18 maggio ha approvato delle conclusioni per sostenere la ripresa e la trasformazione del settore europeo dei media. Agli Stati si chiede di utilizzare gli investimenti digitali del Recovery Plan.

L’industria audiovisiva e il settore dell’informazione sono attori economici importanti con un fatturato annuo di 193 miliardi di euro secondo le stime della Commissione europea. Entrambi i settori hanno sofferto durante la crisi del COVID-19. “Ecco perché gli stati membri sono invitati ad approfittare del Recovery and Resilience Facility, che è lo strumento finanziario post-crisi dell’UE, e ad investire nell’accelerazione della trasformazione digitale e della transizione verde dei media e del settore audiovisivo”. Nel solco del Piano d’azione per sostenere la ripresa e la trasformazione dei settori dei media e dell’audiovisivo presentato dalla Commissione, che prevede da un lato l’azione “MEDIA INVEST”, il cui obiettivo è mobilitare investimenti pari a 400 milioni di € in un periodo di 7 anni per il settore degli audiovisivi, e dall’altro lato l’iniziativa “NEWS” per sostenere il settore dei mezzi di informazione.

Questo piano d’azione per sostenere i media e gli audiovisivi va nella stessa direzione del piano d’azione per la democrazia europea, che mira a rafforzare la libertà e il pluralismo dei mezzi di informazione in tutta Europa, ponendo l’accento sulla protezione dei giornalisti.
Ma soprattutto la Commissione invita gli Stati membri ad utilizzare lo strumento per la ripresa e la resilienza: ciascun piano nazionale di ripresa e resilienza deve prevedere almeno il 20% della spesa per il settore digitale e in questo quadro è importante investire nei media digitali.
Il Consiglio, nelle sue conclusioni, sottolinea l’urgenza di far partire le iniziative proposte a dicembre dalla Commissione. L’iniziativa MEDIA INVEST, che dovrebbe essere finanziata anche dal Recovery and Resilience Facility, deve servire stimolare gli investimenti e sostenere le società di produzione e distribuzione indipendenti altamente innovative e creative. Così come l’iniziativa NEWS, progettata per affrontare le sfide e le specificità del settore dei media, prevedendo prestiti, finanziamenti azionari e sovvenzioni che supportano la sperimentazione di nuovi modelli di business, di giornalismo collaborativo e transfrontaliero, la formazione e la mobilità dei professionisti, e la creazione di un News Media Forum europeo.

Per questo gli Stati membri sono “invitati” (ed è scritto in maiuscolo) ad approfittare del Recovery and Resilience Facility, presentando piani chiari e solidi per investire nell’accelerazione della trasformazione digitale e della transizione verde dei media e dei settori audiovisivi. Sfruttando le risorse di Next Generation EU per un settore decisivo non solo per la ripresa economica post-pandemica ma anche per la salute della democrazia europea.
“L’Europa -infatti- continua ad essere il continente più favorevole alla libertà di stampa, ma la violenza contro i giornalisti è aumentata, e i meccanismi che l’Unione europea ha stabilito per proteggere le libertà fondamentali non hanno ancora allentato la presa del [primo ministro] Viktor Orbán sui media ungheresi o fermato le misure draconiane adottate in altri paesi dell’Europa centrale”, si leggeva nell’ultimo World Press Freedom Index di Reporter senza frontiere.

Se i Paesi scandinavi sono quelli in cui la libertà di stampa è nelle migliori condizioni al mondo, nel resto dell’UE le cose non vanno troppo bene: preoccupano soprattutto gli attacchi all’indipendenza dei giornalisti in Slovenia, in Ungheria, in Bulgaria, a Malta.
Non più tardi di un paio di mesi fa la Vice-Presidente della Commissione per i valori e la trasparenza Jourová aveva sottolineato al Media4Europe Summit che “la salute del settore dell’informazione è direttamente collegato alla salute delle nostre democrazie”.

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L’Europa rimane la regione più sicura per la libertà d’informazione ma, nonostante questo, anche nel Vecchio Continente si sono moltiplicate le aggressioni e gli arresti arbitrari secondo il rapporto di Reporter senza frontiere.

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