Caso Pegasus, il Parlamento europeo critica l’immobilismo della Commissione dopo gli ultimi casi di spionaggio

Il commissario al Bilancio Johannes Hahn ha detto agli eurodeputati che la Commissione non è "competente" e che "l'esame di queste questioni è responsabilità di ciascuno Stato membro". [JULIEN AVVISO/EPA]

Gli eurodeputati si sono occupati mercoledì 4 maggio delle nuove rivelazioni sullo spionaggio di funzionari europei attraverso il software Pegasus, criticando la mancanza di azione da parte della Commissione europea, che preferisce lasciare la faccenda in mano agli Stati membri.

I parlamentari presenti alla sessione plenaria di Strasburgo non hanno nascosto la loro amarezza per il rifiuto della Commissione di affrontare formalmente le numerose rivelazioni di spionaggio condotte con Pegasus, lo spyware della società israeliana NSO Group.

“Il silenzio negli [alti] ranghi è assordante”, ha affermato Saskia Bricmont, eurodeputata verde e membro della nuova commissione d’inchiesta (PEGA) incaricata di far luce sull’uso dello spyware, che ha iniziato i suoi lavori alla fine di aprile: “La Commissione e il Consiglio in passato sono stati più rapidi nell’agire su questioni di sicurezza”.

Forbidden Stories e Amnesty International, in collaborazione con 17 testate giornalistiche, hanno rivelato lo scorso luglio che il gruppo NSO stava fornendo ai governi un software molto sofisticato, Pegasus, che consente un accesso quasi impercettibile a tutti i contenuti e gli scambi via smartphone, nonché la possibilità di tracciarne la geolocalizzazione.

Secondo quanto riportato, lo spyware è stato utilizzato per spiare i dispositivi di molti politici, giornalisti e difensori dei diritti umani in tutto il mondo. Diversi stati membri, tra cui Ungheria e Polonia, hanno ammesso di essere clienti dell’azienda ma hanno negato qualsiasi addebito.

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Il dibattito di Strasburgo, inserito all’ordine del giorno su richiesta dei Verdi, è arrivato due giorni dopo che le autorità spagnole avevano dichiarato che i telefoni del primo ministro Pedro Sanchez e del ministro della Difesa Margarita Robles erano stati hackerati da Pegasus nella primavera del 2021.

L’annuncio del governo è arrivato poco dopo che il Citizen Lab di Toronto aveva rivelato, citando “forti prove circostanziali”, che dozzine di attivisti indipendentisti catalani, inclusi alcuni eurodeputati, sarebbero stati essi stessi spiati attraverso il software per conto dei servizi di intelligence spagnoli. La rivelazione ha scatenato uno scandalo politico nel Paese, il cosiddetto “CatalanGate”.

“Questa è una situazione che ci sfugge e che sfugge ai governi degli Stati che applicano queste pratiche illegali secondo il diritto europeo”, ha detto a EURACTIV Bricmont prima del dibattito.

Didier Reynders, il commissario per la Giustizia dell’UE, e molti altri funzionari della Commissione si sono recentemente uniti all’elenco dei politici di alto rango i cui telefoni sono stati infettati.

Si tratta “potenzialmente di governi europei che hanno spiato sia commissari che deputati  europei nell’esercizio delle loro funzioni”, ha sottolineato Bricmont.

La Commissione Europea passa la mano

L’esecutivo dell’UE finora ha fatto poco riguardo all’uso del software da parte di molti dei suoi Stati membri, sostenendo che si tratta di una questione di sicurezza nazionale.

Il commissario al Bilancio, Johannes Hahn, ha ribadito agli eurodeputati che questa non è “competenza” della Commissione e che “l’esame di queste questioni è di competenza di ciascuno Stato membro”, ma ha ricordato che l’intercettazione delle comunicazioni elettroniche è stata rigorosamente regolata dalla legislazione europea, in particolare attraverso la Direttiva ePrivacy.

I parlamentari hanno preso posizione per condividere le loro preoccupazioni sulla minaccia rappresentata dallo spyware per l’integrità democratica e sono stati uniti nel denunciare l’evasività della Commissione.

“Sono piuttosto scioccata dalla reazione della Commissione”, ha affermato l’eurodeputata liberale Sophia in ‘t Veld, relatore della commissione PEGA. Una “indagine su questo problema non è facoltativa, non riguarda problemi individuali”.

“Il Consiglio non sembra ritenere che questo dibattito valga la sua presenza”, ha detto, rivolgendosi ai seggi vuoti dove siedono solitamente i rappresentanti del Consiglio, presieduto dalla Francia nella prima metà del 2022.

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Il segretario di Stato francese per gli affari europei, Clément Beaune, ha infine partecipato alla sessione dopo un’ora dall’inizio del dibattito: “Siamo stati più presenti nell’emiciclo rispetto alle tre presidenze precedenti”, ha sottolineato prendendo la parola.

“L’uso illegale di software di sorveglianza è ovviamente inaccettabile e deve essere condannato”, ha detto Beaune, che ha poi ribadito quanto aveva affermato Hahn, ricordando che spetta “a ciascuno Stato membro svolgere prima le indagini necessarie al fine di accertare le possibili illegalità commesse”, ma aggiungendo che c’é “una responsabilità europea da attuare”.

Anche il deputato di centrodestra Jeroen Lenaers del Partito popolare europeo, che presiede la commissione PEGA, si è detto deluso dall’approccio della Commissione. “Non si tratta di sicurezza nazionale, ma di stato di diritto”, ha affermato. Posizione condivisa dal socialista Hannes Heide e da molti altri parlamentari che si sono succeduti sul podio.

I deputati non intendono mollare la presa, e sono tutti soddisfatti che il Parlamento abbia affrontato il problema a viso aperto con la creazione della commissione PEGA.

L’organo dovrà completare il suo lavoro entro un anno e presentare raccomandazioni per regolamentare le pratiche illegali consentite dagli spyware.

“Sono convinta che solo il divieto può aiutare a raggiungere questo obiettivo. Non sono sicura che la regolamentazione dell’uso di questo software aiuterà davvero”, ha detto Bricmont a EURACTIV.