Big Tech, la pandemia ha portato più profitti e maggiori controlli

Pacchi di Amazon al centro di distribuzione di Mönchengladbach, in Germania. [Friedemann Vogel/EPA/EFE]

I giganti del digitale hanno beneficiato dell’arrivo della pandemia di Covid-19, aumentando il loro potere e la loro centralità nella vita delle persone, ma questo ha a sua volta portato alla necessità di maggiori regolamentazioni sulla loro attività.

Uno degli effetti a breve termine della pandemia è stato quello di accelerare il processo di digitalizzazione delle nostre vite, dalle videochiamate come unico mezzo di socialità alla spesa online come modalità di sostentamento. Questo ha senza dubbio consegnato ancora più potere a compagnie che già lo detenevano: i giganti del digitale.

Apple, Amazon, Google e Facebook in Occidente, ma anche Alibaba, Baidu, Tencent e Xiaomi in Oriente, hanno beneficiato dei lockdown che hanno colpito buona parte del mondo quest’anno.

Queste ‘bandiere del capitalismo online’ “hanno dato l’impressione di essere quasi invincibili, in un mondo dove tutto il resto ora sembra fragile”, ha dichiarato l’economista parigina Joelle Toledano. Mentre i governi erogano fondi per evitare la bancarotta di molte compagnie e la disoccupazione di massa, il valore delle azioni di queste compagnie è salito nel corso dell’anno: dal +35% di Facebook al +68% di Apple.

Zoom, piattaforma per le riunioni online creata nel 2011 da un ingegnere californiano, ha visto il prezzo delle sue azioni salire del 600% nel 2020, mentre il valore di AirBnb è raddoppiato rispetto all’offerta pubblica iniziale.

Le applicazioni cinesi, intanto, hanno invaso gli app store di tutto il mondo dopo essere state inizialmente confinate nel mercato locale: principalmente TikTok, ma anche Shein per l’acquisto di abbigliamento e la piattaforma di condivisione video Likee.

Ue, stretta sulle Big Tech: multe fino al 10% del fatturato e separazione strutturale in caso di recidiva

La Commissione europea ha presentato il Digital Services Act e il Digital Market Act, due provvedimenti per evitare pratiche sleali sul mercato e contrastare la diffusione di contenuti illegali tramite la Rete.

Google, Facebook, Amazon e gli altri giganti della Rete …

Riprendere il controllo

La pandemia ha rafforzato questi giganti digitali, ma ha anche dato la spinta per una maggiore regolamentazione della loro espansione attraverso continue acquisizioni.

“Fino al 2017, i benefici in termini di innovazione e progresso tecnologico venivano considerati maggiori del danno causato”, ha detto Toledano, che ha scritto un libro sulla ripresa del controllo nei confronti di Google, Amazon, Facebook e Apple.

La situazione è cambiata da quando sono accusate di non pagare abbastanza tasse, di portare avanti una concorrenza sleale, rubare contenuti media e diffondere fake news.

L’Unione europea ha svelato un’ambiziosa regolamentazione per tenerle sotto controllo, che varia dalla limitazione dei loro poteri sul mercato a una stretta sui discorsi d’odio e nuovi requisiti di trasparenza per gli algoritmi.

Imparando dai fallimenti precedenti, ovvero procedimenti lenti e sanzioni deboli, il Digital Services Act potrebbe vedere le compagnie subire multe consistenti o addirittura l’esclusione dal mercato europeo nel caso di violazioni.

La responsabile della concorrenza Ue Margrethe Vestager ha dichiarato che la nuova legislazione porterà ordine al caos online, tenendo sotto controllo i ‘gatekeeper’ che dominano i mercati.

Anche gli Stati Uniti stanno agendo sulle preoccupazioni riguardanti la concorrenza, con le autorità antitrust statali e federali che hanno presentato cause contro Facebook il 9 dicembre per la sua acquisizione di Instagram e Whatsapp.

“Per quasi dieci anni, Facebook ha usato la sua posizione dominante per distruggere rivali più piccoli ed eliminare la competizione, alle spese degli utenti”, ha dichiarato Letitia James, procuratore generale di New York.

A ottobre il dipartimento di Giustizia e altri 11 Stati americani hanno lanciato una procedura contro Google, accusandola di aver rafforzato illegalmente il suo monopolio su ricerche e pubblicità online.

In Cina, nel frattempo, le autorità da mesi stanno rendendo più stringente il controllo sui contenuti e hanno recentemente annunciato una nuova regolamentazione sull’e-commerce. La sospensione dell’offerta pubblica iniziale del gigante dei pagamenti digitali Ant Group, operata a novembre dal governo cinese, è stata interpretata come un attacco diretto al settore.

La scorsa settimana, le autorità hanno lanciato un’investigazione anti-monopolio nella compagnia proprietari di Ant, Alibaba, dopo che i leader del Partito Comunista hanno deciso di dare una stretta “all’espansione disordinata del capitalismo”.

Piccoli danni economici

Nonostante le proteste pubbliche per il mancato controllo di disinformazione e hate speech, tra le altre cose, le aziende tecnologiche hanno subito uno scarso impatto sui loro profitti.

Negli Stati Uniti, Facebook è stato boicottato a luglio da un centinaio di pubblicitari in occasione del movimento Black Lives Matter, senza alcun danno economico significativo.

Le piattaforme Uber e Lyft, che si sono rifiutate di riconoscere le migliaia di conducenti affiliati come dipendenti come richiesto dalla legge californiana, sono riuscite a convincere i votanti a supportare la loro causa in un cruciale referendum a novembre.

Infine, in Francia Amazon è accusata di distruggere le piccole imprese, sfruttare i propri dipendenti e promuovere il consumismo eccessivo senza riguardo per l’ambiente, eppure la compagnia di Jeff Bezos ha registrato vendite da record durante i saldi del Black Friday.

Google-Fitbit: l’accordo da 2,1 miliardi approvato dall’Antitrust Ue

L’offerta da 2,1 miliardi di dollari presentata da Alphabet (Google) per l’acquisto del produttore di smartwatch Fitbit ha ricevuto l’approvazione dell’Antitrust europeo, dopo aver accettato alcune restrizioni sull’uso che farà dei dati sulla salute dei consumatori.

L’accordo aveva sollevato critiche da …

“Capitalismo della sorveglianza”

Shoshana Zuboff, docente alla Harvard Business School e autrice di un libro sul “capitalismo della sorveglianza”, ha denunciato la vendita dei dati personali alle compagnie pubblicitarie.

Parlando a un panel del Parlamento europeo la scorsa settimana, aveva dichiarato che la possibile acquisizione da parte di Google del produttore di dispositivi indossabili Fitbit avrebbe dovuto essere bloccata.

“Le rassicurazioni di Google non possono essere ritenute affidabili”, aveva dichiarato. Alcuni, tuttavia, sostengono che la pubblicità mirata non è certo una novità.

Jacques Cremer, docente alla Scuola di Economia di Tolosa, in Francia, ha dichiarato che è normale che Facebook, Google o Twitter “usino i dati che hanno su di noi per mostrarci pubblicità”.

“Dobbiamo imporre regolamenti sulle piattaforme, ma senza farle diventare capri espiatori”, ha detto Cremer, che è stato consulente della Commissione europea su questa regolamentazione lo scorso anno.

“Sono compagnie incredibilmente creative, straordinariamente ben controllate e offrono un’alta qualità nei servizi”, ha concluso.