Big data, la Commissione europea invitata a spiegare i suoi legami con Palantir

Il logo di Palantir nel loro quartier generale nella Silicon Valley. La società americana è specializzata nell'analisi dei big data. [Shutterstock]

Gli eurodeputati hanno esortato la Commissione europea a fornire maggiori dettagli sui rapporti dell’UE con la controversa società statunitense di analisi dei big data Palantir, a seguito di una serie di rivelazioni che descrivono in dettaglio il coinvolgimento dell’azienda in Europa.

La notizia arriva a seguito di una recente indagine di EURACTIV che ha rivelato che il Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha incontrato l’amministratore delegato della Palantir a Davos a gennaio, ma che l’esecutivo non ha conservato alcuna nota su quanto discusso nel corso dell’incontro.

La Palantir è salita agli onori della cronaca a seguito di un accordo di partnership del 2018 con la US Immigration and Customs Enforcement, in cui la società è stata incaricata di implementare il suo sistema di Investigative Case Management (ICM), utilizzato nel piano del Presidente Donald Trump per deportare milioni di immigrati dagli Stati Uniti.

Tra i fondatori della società troviamo Peter Thiel, il primo investitore esterno di Facebook, che ha anche donato 1,25 milioni di dollari alla campagna presidenziale di Trump nel 2016. Secondo alcune fonti, Palantir avrebbe anche lavorato in precedenza con Cambridge Analytica, la società di analisi politica che ha ottenuto illegalmente i dati personali di circa 87 milioni di utenti di Facebook a loro insaputa.

Diversi membri del Parlamento europeo, tra cui i liberali Karen Melchior e Sophie in ‘t Veld, hanno fatto pressione sulla Commissione per migliorare il suo impegno a favore della trasparenza – un’area sottolineata come una priorità politica dal Presidente von der Leyen all’inizio del suo mandato.

In ‘t Veld, che ha tenuto d’occhio le operazioni della società statunitense da quando ha cominciato a suscitare polemiche, ha scritto una lettera separata alla Commissione giovedì (10 giugno), chiedendo maggiori informazioni sui principali sviluppi nei rapporti tra Palantir e le organizzazioni dell’UE negli ultimi anni.

Un giorno prima, il 9 giugno, il commissario UE per gli affari interni Ylva Johansson aveva rivelato che l’agenzia di polizia dell’UE Europol utilizzava la tecnologia sviluppata da Palantir dal 2016 per “l’analisi operativa di tutti i dati relativi all’antiterrorismo”.

L’agenzia di polizia ha assunto la Palantir indirettamente attraverso il braccio olandese della società francese Capgemini, sulla base di un contratto di appalto pubblico multimilionario, Johansson ha scritto in una lettera a Cornelia Ernst, un legislatore del gruppo GUE del Parlamento europeo.

In ‘t Veld ha spinto la Commissione ad approfondire i dettagli di questo rapporto mercoledì, sottolineando anche che un analista senior di Europol ha lavorato come “embedded analyst” alla Palantir da dicembre 2012 a marzo 2014.

L’eurodeputato olandese ha anche espresso preoccupazione per il coinvolgimento di Palantir nell’applicazione europea di tracciamento dei contatti del coronavirus, e ha chiesto maggiori informazioni su un incontro del marzo 2019 tra il coordinatore antiterrorismo dell’UE Gilles De Kerchove e il vicedirettore generale Olivier Onidi, che si sono recati a Washington per incontrare i rappresentanti di Palantir.

Inoltre, all’inizio di giugno, documenti rilasciati a in ‘t Veld nel quadro delle leggi sulla libertà di informazione hanno portato alla luce una serie di note informative preparate per un incontro tra Peter Thiel e la vicepresidente dell’UE per il settore digitale, Margrethe Vestager, alla conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera nel febbraio di quest’anno.

Nelle note informative, la Vestager è invitata a consegnare a Thiel una serie di “messaggi principali” – uno dei quali riguarda la mancanza di investimenti del settore privato dell’UE nelle “tecnologie profonde”. In questo senso, le note consigliano a Vestager di “accogliere i suggerimenti” del fondatore di Palantir:

“Per diverse ragioni, tuttavia, il settore privato nell’UE non sta ancora investendo quanto potrebbe in aziende innovative di deep tech”, si legge nelle note di briefing. “Accogliamo con piacere le idee e i suggerimenti del vostro interlocutore, sulla base della sua lunga esperienza negli Stati Uniti e della sua recente esperienza in Europa su come questa situazione potrebbe migliorare”.