Apple Pay nel mirino dell’Antitrust Ue per “abuso di posizione dominante”

Apple Pay è il sistema di pagamento mobile di Apple. [EPA-EFE/SERGEI ILNITSKY]

La Commissione europea ha inviato lunedì (2 maggio) ad Apple i risultati preliminari di un’indagine sulla concorrenza contro il suo sistema di pagamento mobile, Apple Pay, facendo intendere come il gigante tecnologico statunitense abbia “ingiustamente protetto” il suo sistema dai concorrenti e quindi soffocato l’innovazione.

L’esecutivo UE ha avviato il procedimento antitrust di propria iniziativa nel giugno 2020, come parte di un più ampio obiettivo a favore dell’integrazione del mercato europeo dei pagamenti. L’indagine riguarda Apple Pay, il sistema di pagamento mobile che permette agli utenti di effettuare pagamenti in negozio direttamente attraverso dispositivi elettronici.

Per la Commissione, Apple ha creato “ecosistemi chiusi” con i sistemi operativi di iPhone e iPad, ottenendo un controllo assoluto sull’esperienza dell’utente. Questo vale anche per la sua soluzione di wallet mobile dal momento del lancio nel 2014.

L’indagine si basa sulla preoccupazione che Apple abbia deliberatamente limitato l’accesso alla tecnologia diventata lo standard del settore per i pagamenti senza contatto con i dispositivi mobili, la Near-Filed Communication (NFC), conosciuta dai consumatori come ‘tap and go’.

“Apple ha ingiustamente protetto i suoi wallet Apple Pay dalla concorrenza. Se dimostrato, questo comportamento equivarrebbe ad abuso di posizione dominante, il che è illegale secondo le nostre regole”, ha dichiarato il commissario alla concorrenza della Commissione, Margrethe Vestager, in una conferenza stampa.

Secondo la valutazione della Commissione, la tecnologia NFC rappresente la soluzione più sicura e più veloce sul mercato. Impedire ad altri sviluppatori di impiegare l’NFC ha effettivamente portato a sottoquotare i concorrenti perché le soluzioni alternative non sono così efficienti né così ampiamente utilizzate.

Un portavoce di Apple ha dichiarato a EURACTIV che “Apple Pay è solo una delle tante opzioni a disposizione dei consumatori europei per effettuare pagamenti, e ha garantito la parità di accesso all’NFC e al contempo alti standard nel settore per ragioni di privacy e sicurezza”.

L’esecutivo UE ha inviato ad Apple una comunicazione in merito alle accuse formulate contro il colosso tecnologico, un primo passo per informare l’azienda interessata delle sospette violazioni delle norme antitrust dell’UE. Apple potrà ora rispondere per iscritto.

“Continueremo ad impegnarci con la Commissione per garantire che i consumatori europei abbiano accesso all’opzione di pagamento che preferiscono in un ambiente sicuro e protetto”, ha aggiunto il portavoce di Apple.

Vestager ha rifiutato di commentare il livello della multa che Apple potrebbe affrontare. Un’eventuale sanzione verrebbe calcolata in base a ciò che Apple Pay ha fatto pagare agli utenti per i suoi servizi.

Ha sottolineato che lo sviluppo della tecnologia di pagamento mobile è uno sforzo costoso che richiede una base clienti più ampia dei soli utenti Android, dove è garantita concorrenza di mercato.

Si stima che Android comprenda circa il 70% della quota di mercato mondiale dei sistemi operativi mobili, lasciando la quota restante al sistema operativo iOS di Apple. Tuttavia, la percentuale di utenti iPhone tende ad aumentare all’aumentare del reddito, il che significa che sono prevalentemente presenti nei mercati più redditizi.

Pertanto, la Commissione ha rilevato che a causa del sistema chiuso di Apple diversi sviluppatori si sono astenuti dal creare la propria tecnologia di pagamento, a danno dell’innovazione tecnologica e della libertà di scelta dei consumatori.

Apple ha giustificato l’esclusione dei concorrenti dalla tecnologia NFC in base a questioni di sicurezza, notando che il suo sistema di pagamento garantisce praticamente zero frodi grazie ad uno speciale chip di sicurezza che interagisce con l’NFC per proteggere i dati degli utenti.

Per Apple, il modello “aperto” di Android è più suscettibile ad attacchi che potrebbero compromettere le informazioni contenute nelle carte di credito dei clienti.

“Prendiamo la sicurezza molto seriamente. La nostra indagine fino ad oggi non ha rivelato alcuna prova che indichi un rischio così elevato. Al contrario, le prove nel nostro dossier indicano che la condotta di Apple non può essere giustificata da preoccupazioni di sicurezza”, ha aggiunto Vestager.

A marzo, i legislatori dell’UE hanno raggiunto un accordo politico sul Digital Markets Act (DMA), un insieme di regole ex-ante per i giganti della tecnologia come Apple.

Una delle disposizioni della nuova legislazione, che dovrebbe divenire vincolante tra circa due anni, richiederebbe alle aziende indicate di garantire l’interoperabilità dei propri sistemi hardware e software con servizi di terzi.

Per Vestager, l’indagine in corso sosterrà la Commissione nell’applicazione delle regole stabilite dal DMA. Ciò potrebbe anche consentire alla Commissione di valutare meglio l’argomento di Apple sull’apertura di iOS agli app store alternativi, un altro obbligo del DMA al quale Apple si oppone per motivi di sicurezza.