Apple-Irlanda: Cupertino vince la battaglia fiscale contro Bruxelles

Apple vince il ricorso in primo grado contro chi lo accusava di aver ricevuto aiuti di Stato e un trattamento economico di favore da parte del governo irlandese. [EPA-EFE/ALEX PLAVEVSKI]

La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha detto no alla Commissione: Apple non deve pagare 13 miliardi di euro all’Irlanda. Il gigante di Cupertino vince il ricorso in primo grado – avallato dallo stesso ministero delle Finanze di Dublino – contro chi lo accusava di aver ricevuto aiuti di Stato e un trattamento economico di favore da parte del governo irlandese tra il 2003 e il 2014, falsando la concorrenza nel mercato interno dell’Unione. Le prove avanzate dalla Commissione per giustificare la decisione presa nell’agosto 2016 di imporre una maxi multa all’azienda guidata da Tim Cook non sono sufficienti, secondo la corte, a dimostrare che sia avvenuto qualcosa di illegale. 

Le accuse dell’Antitrust

Secondo le indagini dell’Antitrust europeo, grazie a due accordi fiscali ad hoc stipulati tra Apple e le autorità irlandesi nel 1991 e nel 2007, il produttore di iPhone e iPad avrebbe potuto evadere sistematicamente, per più di dieci anni, le tasse dovute per tutti i profitti generati in Europa, in Africa e in Medio Oriente. La società registrava tutte le vendite nella sede irlandese invece che nei Paesi dove i prodotti venivano effettivamente venduti.  I profitti, poi, anziché essere tassati al 12,5 per cento – come previsto dalla corporate tax irlandese, già conveniente rispetto ad altre tassazioni europee – venivano riversati su una sede centrale fantasma esentasse. Questo stratagemma era possibile grazie alla legislazione irlandese sulle ‘società senza stato’, abolita nel 2013.

La difesa della società

Apple si è sempre difesa sostenendo che fosse assurdo ritenere che al quartier generale di Cork dell’azienda – che non ha attività ingegneristiche né genera diritti di proprietà intellettuale – si dovesse attribuire tutto l’imponibile prodotto dal brand con la mela morsicata al di fuori degli Stati Uniti. La Corte di Giustizia dell’Ue concorda, riconoscendo che per avallare la propria decisione la Commissione avrebbe dovuto dimostrare che tutto l’utile non statunitense di Apple rappresentava il valore delle attività effettivamente svolte nella sede operativa irlandese. 

La reazione irlandese

Anche il ministero delle Finanze di Dublino esulta per l’esito della controversia: non ha mai manifestato interesse nel riscattare la multa, in quanto la presenza di Apple (e la tassazione locale, più leggera in confronto a quella di altri Paesi dell’Unione) ha giovato all’economia dell’isola, attraendo nuovi investitori. L’Irlanda aveva anche accusato la Commissione di “andare oltre i suoi poteri, interferendo con la sovranità nazionale in materia fiscale”. 

Ora la Commissione ha poco più di due mesi per decidere se ricorrere in appello.