Apple, il gigante americano vince la battaglia legale sul “diritto di riparazione”

La vetrina di un negozio Apple a Francoforte. [EPA-EFE/MAURITZ ANTIN]

La Corte Suprema norvegese ha sostenuto la decisione presa da parte della Corte d’Appello, pronunciata a favore del gigante tecnologico americano, Apple. In precedenza la compagnia era stata dichiarata colpevole di aver violato le regole di fabbricazione, utilizzando pezzi a basso costo per la riparazione degli smartphone. La decisione ha provocato una forte indignazione tra i sostenitori del “diritto di riparazione”.

La notizia segna la fine di una battaglia legale, durata tre anni, tra Apple e il proprietario di una piccola attività, Henrik Huseby, dopo che la polizia norvegese aveva sequestrato 63 schermi per smartphone importati e diretti verso la sua impresa nel 2017.

Il carico, partito da Hong Kong, era arrivato all’aeroporto Gardermoen di Oslo, e ogni schermo aveva inciso il logo Apple, secondo quanto detto dagli agenti della dogana norvegese.

Lo scontro tra le due parti è stato accreditato come la battaglia tra “Davide e Golia”, dopo la dichiarata innocenza di Huseby presso la Corte Distrettuale di Oslo nel 2018, con la conclusione del tribunale che sanciva la mancata violazione del marchio di fabbrica Apple, dovuto al fatto che Huseby non aveva mai affermato di aver venduto parti originali non utilizzate.

Tuttavia, il 2019 ha visto la situazione volgere a favore del gigante tecnologico americano, dopo che la Corte norvegese ha scoperto che gli schermi importati erano copie illegali.

E mercoledì 3 giugno, la Corte Suprema norvegese ha confermato la decisione, affermando che l’importazione di tali schermi, marchiati con il logo Apple, viola il marchio di fabbrica, diritto contenuto sotto la Sezione 4 della Legge sui Marchi  norvegese.

Da parte sua, a Huseby verrà richiesto di cedere una somma di 23,000 euro di risarcimento danni alla Apple, oltre a quelli destinanti alle ingenti spese legali.

“Questa è una grande vittoria per compagnie come Apple che voglio far chiudere piccole imprese come la mia e controllare i prezzi di riparazione. Apple sostiene che il prezzo per cambiare uno schermo sarebbe pari a quello dell’acquisto di  uno nuovo, rendendo la riparazione inutile. È così che bloccano la concorrenza e creano il loro monopolio,” ha affermato Huseby.

La sentenza di mercoledì ha provocato una forte indignazione tra i sostenitori del “diritto di riparazione” in Europa, che sottolineano i benefici ambientali dell’opera degli ingegneri autonomi che riparano prodotti con parti più facilmente accessibili, senza appoggiarsi a imprese autorizzate che li riforniscano.

“È chiaro che la legge non tutela le persone né il pianeta. È il momento che inizi a farlo”, ha detto in un rapporto Chloe Mikolajczak, attivista della campagna europea per i diritti di riparazione.

“Questa causa ha visto Apple esercitare il suo potere di persuasione sulle autorità norvegesi e controllare il processo stesso. La legge è inappropriata vista la situazione che si sta vivendo. Prolungare il ciclo vitale dei telefoni tramite la riparazione è il modo migliore per ridurre l’impatto ambientale, rigenerare le varie parti è l’opzione più ecologica ed economicamente vantaggiosa.”

Nel frattempo a marzo è stato presentato a Bruxelles un piano d’azione per l’Economia Circolare da parte della Commissione europea. Il piano esecutivo ha proposto un’iniziativa sull’Elettronica Circolare che mira a promuovere l’uso di materiali a lunga durata  attraverso la “riutilizzabilità” e “riparabilità”.

Ciò include il “diritto di riparazione” per tutti i prodotti tecnologici, come smartphone e computer, entro il 2021.

Dopo aver annunciato il piano, il vice-presidente della Commissione, Frans Timmermans, ha dichiarato che le nuove misure sono state prese in considerazione, perché “ molti prodotti tendono a rompersi facilmente e non possono essere né reimpiegati, né riparati o riciclati, oppure sono destinati a un singolo uso”. Le nuove regole potrebbero, pertanto, contribuire alla nascita di un’Europa eco-sostenibile.

Inoltre, un sondaggio Eurobarometro, pubblicato prima del piano d’azione per l’Economia Circolare,  ha mostrato che quasi 8 su 10 delle persone intervistate pensava che i produttori di tali smartphone, computer, e simili dovrebbero facilitare il processo di riparazione dei loro dispositivi.

I risultati mostrano anche che il 64% degli intervistati vuole continuare a usare gli odierni dispositivi per un minimo di 5 anni, mentre l’85% è disposto a riciclare quelli vecchi.

Alla luce della decisione della Commissione, il movimento del diritto di riparazione europea sta raccogliendo firme attraverso i deputati europei, con l’obiettivo di “informarli sulla condotta ai danni dell’ambiente da parte di Apple e l’ingiusta vittoria in Norvegia”.