Airbnb sostiene l’approccio Ocse alla tassa sui servizi digitali

Lee Sang-hyun , portavoce di Airbnb Corea. [EPA-EFE/YONHAP SOUTH KOREA OUT]

La società Airbnb ha dichiarato mercoledì (12 agosto) di sostenere lo sviluppo di un regime fiscale per i servizi digitali in discussione presso l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) per colmare il divario tra Stati Uniti ed Europa.

I colloqui dell’Ocse coinvolgono oltre 100 paesi su un’importante riscrittura delle regole fiscali globali per aggiornarle all’era digitale, ma finora non hanno prodotto risultati in quanto i negoziati sono stati complicati dalla pandemia del coronavirus.

“Il sistema quasi centenario che usiamo ancora oggi non è stato progettato pensando all’economia sempre più digitale di oggi e dovrebbe essere migliorato”, ha detto Airbnb in una dichiarazione a sostegno dei negoziati dell’Ocse. “Crediamo che, affinché un sistema fiscale globale funzioni in modo efficace ed efficiente, debba essere veramente globale, applicato in modo coerente oltre i confini e semplice da rispettare”.

L’UE e la Gran Bretagna considerano le tasse sui servizi digitali come un modo per aumentare le entrate derivanti dalle operazioni locali delle grandi aziende tecnologiche che, secondo loro, traggono enormi profitti dai mercati locali, pur apportando solo limitati contributi alle casse pubbliche. Ma gli Stati Uniti hanno detto che una tassa sui servizi digitali annunciata l’anno scorso dalla Francia discrimina le aziende tecnologiche statunitensi come Google di Alphabet, Facebook e Apple Inc.

Sia la tassa francese che i dazi statunitensi di ritorsione sono stati rinviati, nella speranza di una svolta nel processo OCSE. A giugno, gli Stati Uniti hanno detto che si sarebbero ritirati dalle negoziazioni, citando una mancanza di progressi, anche se l’OCSE ha detto che Washington è ancora impegnata nei colloqui. Il mese scorso il dirigente di Google, Sundar Pichai, ha detto a Reuters che il gigante della tecnologia sostiene la soluzione multilaterale per la tassazione dei servizi digitali in discussione all’OCSE, affermando che le sue soluzioni rappresentano il “giusto approccio” alla questione.