Abusi su minori online, la Commissione chiede più controlli ma resta la questione privacy

La Commissione ha presentato la proposta di una deroga che consenta alle piattaforme online di controllare i contenuti per verificare la presenza di abusi sui minori. [Shutterstock]

Le nuove regole europee che consentiranno agli operatori di messaggistica di controllare il contenuto delle conversazioni devono assicurare “il minimo livello possibile di errore” nell’identificazione di contenuti a sfondo sessuale trasmessi nelle comunicazioni in rete.

I negoziatori che rappresentano i ministeri nazionali stanno conducendo colloqui con gli eurodeputati sulle nuove regole che consentono alle piattaforme digitali di controllare le comunicazioni, per esempio nei casi di abusi sessuali su minori, nella cosiddetta “deroga sull’e-privacy” proposta dalla Commissione a settembre.

A dicembre, il codice per le telecomunicazioni europeo è stato allargato per contenere le protezioni della direttiva di e-Privacy, che significa che gli operatori di messaggistica in rete non avrebbero potuto controllare i contenuti per verificare la presenza di potenziali abusi.

La proposta di settembre 2020 della Commissione era stata pensata come mezzo per introdurre una deroga temporanea a questo regolamento e permettere nuovamente il controllo dei contenuti da parte delle piattaforme di messaggistica.

Le discussioni sono in programma questa settimana e, nonostante la distanza nelle posizioni tra le parti, gli Stati membri sperano di giungere a un accordo entro la fine di febbraio.

Il dilemma del ‘sexting’

Uno dei punti divisivi della questione, secondo quanto riportato da una fonte Ue, è il fatto che il Parlamento europeo continui a chiedere una supervisione e un intervento umani sui contenuti che sono stati segnalati come potenzialmente lesivi perché contenenti abusi sui minori.

Tuttavia, le nazioni europee preferirebbero un approccio esclusivamente algoritmico, dove siano usati solo mezzi tecnologici per discriminare i contenuti potenzialmente illegali, che poi sarebbero trasmessi direttamente alle forze dell’ordine per un ulteriore esame.

“L’uso degli algoritmi è importante in questo caso, perché permette di non dipendere dall’obbligo di controllo da parte di persone di un contenuto che potrebbe essere legale e consensuale, come può essere il ‘sexting’ tra adulti”, spiega la fonte Ue. “Uno scenario di questo tipo significherebbe avere qualcuno che osserva costantemente i nostri messaggi intimi. In questo senso, l’obbligo del controllo umano non avrebbe senso”.

Al contrario, l’uso di soli algoritmi permetterebbe di sfruttare una serie di flussi di dati noti come ‘indicatori chiave’. Questi consentono di identificare chi ha trasmesso il messaggio e se sia stato precedentemente segnalato, così come se il contenuto abbia avuto una grande diffusione in uno specifico gruppo di messaggi, un potenziale indicatore di materiale incriminante.

Sebbene gli indicatori chiave degli algoritmi non possano garantire una percentuale di successo del 100% nell’identificazione dei contenuti pedopornografici illegali, la fonte ha dichiarato che i programmatori di software hanno un interesse nel ridurre al minimo il margine di errore.

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Tecnologie anti-adescamento

Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno visioni differenti per quanto riguarda le cosiddette tecnologie ‘anti-adescamento’, che dovrebbero identificare potenziali casi di adescamento nelle comunicazioni online.

Il Parlamento chiede che queste tecnologie siano sottoposte a un’autorizzazione preventiva da parte dell’autorità di protezione dei dati competente, mentre il Consiglio crede che questo approccio possa causare problemi successivi.

Inoltre, la questione dell’immagazzinamento dei dati nei casi di abusi sui minori identificati è sul tavolo, con il Parlamento che chiede che le forze dell’ordine possano avere accesso al materiale solo per un massimo di tre mesi.

“Preferiamo una situazione in cui il materiale sia conservato solo finché è strettamente necessario, ovvero fino alla fine di ogni investigazione giudiziaria”, ha dichiarato la fonte Ue.

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Servono progressi più rapidi

La Commissione, da parte sua, ha sempre spinto per un rapido progresso sulla questione. Nel suo discorso all’Internet forum europeo, la commissaria Ue agli Affari interni Ylva Johansson ha chiesto ai negoziatori di Parlamento e Consiglio di accelerare le procedure, rivelando che la Commissione sta lavorando su una legge che obblighi le compagnie Internet a segnalare e rimuovere potenziali abusi su minori. La legislazione temporanea che è al momento in vigore sarà valida fino a dicembre 2025.

Nel frattempo, un gruppo trasversale di eurodeputati ha a sua volta chiesto ai negoziatori di stringere i tempi. “Stiamo seguendo con grande preoccupazione lo sviluppo nei negoziati, dato che la mancanza di un accordo mette i bambini a rischio. Finché non ci sarà una deroga, le compagnie non potranno scoprire gli abusi e segnalarli alla polizia, e i colpevoli non saranno puniti”, scrivono.