5G per tutti, servizi pubblici online e primo supercomputer: la strategia digitale Ue per il 2030

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Tra gli obiettivi fissati dalla Commissione c’è anche quello di aumentare la produzione di superconduttori all’avanguardia e di fare in modo che l’80% della popolazione abbia competenze digitali di base.

L’Unione europea afferma di voler conseguire “la sovranità digitale in un mondo aperto e interconnesso e perseguire politiche per il digitale che conferiscano ai cittadini e alle imprese l’autonomia e la responsabilità necessarie per conseguire un futuro digitale antropocentrico, sostenibile e più prospero”.

Per questo martedì 9 marzo la Commissione europea ha presentato la “bussola digitale” che fissa gli obiettivi da raggiungere entro il 2030. La strategia si basa su quattro punti cardinali: i cittadini, le infrastrutture, le imprese e i servizi pubblici.

Entro il 2030 almeno l’80% della popolazione adulta dovrebbe possedere competenze digitali di base e dovrebbero esserci 20 milioni di specialisti nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Assieme al Parlamento europeo, agli Stati membri e agli altri portatori di interessi, lavoreremo affinché l’Europa diventi il partner prospero, determinato e aperto che vogliamo che sia a livello mondiale e per far sì che ciascuno di noi possa beneficiare appieno del benessere generato da una società digitale inclusiva”, ha dichiarato la vicepresidente della Commissione Ue Margrethe Vestager.

Rete 5G per tutti

Sempre entro il decennio tutte le famiglie dovrebbero avere una connessione adeguata e tutte le aree popolate dovrebbero essere coperte dalla rete 5G. Inoltre la produzione europea di semiconduttori sostenibili e all’avanguardia dovrebbe rappresentare il 20% della produzione mondiale e l’Europa dovrebbe dotarsi del suo primo computer quantistico.

Imprese e servizi pubblici

La digitalizzazione deve coinvolgere anche le imprese. Entro il 2030 tre imprese su quattro dovrebbero utilizzare servizi di cloud computing, big data e intelligenza artificiale. Per quel che riguarda le Pmi oltre il 90% dovrebbe arrivare ad avere un livello di base di intensità digitale. L’Ue punta anche a raddoppiare il numero di unicorni ovvero le start up il cui valore supera il miliardo di dollari.

Entro il 2030 tutti i  principali servizi pubblici dovrebbero essere disponibili online, tutti i cittadini dovrebbero poter accedere alla propria cartella clinica elettronica e l’80% della popolazione dovrebbe utilizzare  l’identificazione digitale.

Come continente l’Europa deve garantire che i suoi cittadini e le sue imprese abbiano accesso a una gamma di tecnologie all’avanguardia che renderanno la loro vita migliore, più sicura e persino più ecologica, a patto che siano dotati delle competenze necessarie per utilizzarle”, ha detto il commissario per il Mercato interno Thierry Breton.

Un’infrastruttura per i dati paneuropea

La Commissione europea ha annunciato che intende anche agevolare il lancio di progetti multinazionali in cui confluiscano investimenti provenienti dal bilancio dell’Ue, dagli Stati membri e dall’industria. Tra i progetti su cui si sta già ragionando ci sono: un’infrastruttura di elaborazione dati paneuropea, la progettazione e la diffusione di processori a consumo ridotto affidabili di prossima generazione.

“La pandemia ha dimostrato quanto le tecnologie e le competenze digitali siano fondamentali per il lavoro, lo studio e la vita sociale, mettendo in evidenza gli aspetti che dobbiamo migliorare – ha sottolineato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen  – .Dobbiamo adesso fare di questo decennio il decennio digitale europeo affinché tutti i cittadini e le imprese possano avere accesso a quanto di meglio può offrire il mondo digitale. La bussola per il digitale ci indica chiaramente la rotta da seguire per realizzare questo obiettivo.”