165 aziende chiedono all’Antitrust Ue di intervenire contro lo strapotere di Google

[EPA-EFE/HAYOUNG JEON]

Un gruppo di 165 aziende internazionali hanno chiesto all’Antitrust Ue di adottare una linea più dura contro Google, affermando che il gigante tecnologico statunitense favorisce i propri servizi nelle sue ricerche sul web.

Nella lettera inviata alla vicepresidente esecutiva della Commissione Ue Margrethe Vestager aziende statunitensi, britanniche ed europee, tra cui Expedia, Trivago, Kelkoo, Stepstone e Foundem, segnalano che il colosso di Mountain View promuove i suoi servizi, come quelli per l’alloggio, i viaggi e il lavoro, a discapito di quelli offerti da altre piattaforme, sfruttando la sua posizione dominante.

Google ha smentito le accuse, dichiarando: “La gente si aspetta che Google dia loro i risultati di ricerca più rilevanti e di alta qualità di cui possano fidarsi. Non si aspettano che noi preferiamo determinate aziende o rivali commerciali ad altre, o che smettiamo di lanciare servizi utili che creano più scelta e concorrenza per gli europei”.

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La lettera

“Google ha ottenuto vantaggi ingiustificati trattando preferenzialmente i propri servizi all’interno delle sue pagine di risultati di ricerca generali (i cosiddetti OneBox). Con questo uso esclusivo degli OneBox, l’azienda mantiene gli utenti all’interno del proprio servizio e impedisce loro di visitare servizi concorrenti”, si legge nella missiva.

I firmatari hanno evidenziato anche che il Digital Markets Act richiede troppo tempo per entrare in vigore e hanno esortato l’Ue ad agire rapidamente per garantire alle aziende un trattamento equo. “Molti di noi potrebbero non avere la forza e le risorse per aspettare che tale regolamentazione entri veramente in vigore”, hanno sottolineato.

La bozza del Digital Markets Act è attesa per dicembre, nel documento saranno elencate una serie di regole che i grandi gatekeeper online dovranno rispettare per garantire il corretto funzionamento del mercato. Tra le pratiche non consentite ci sarà proprio la cosiddetta “auto-preferenza ingiusta”, ovvero la promozione di un servizio offerto da un’azienda all’interno di un altro suo servizio.