Il Mediterraneo deve tornare sul nostro radar politico se vogliamo un’Europa più forte

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Il vice-ministro degli Esteri Marina Sereni. [EPA-EFE/CLAUDIO PERI]

In occasione del 25° anniversario del processo di Barcellona la vice ministra degli Esteri Marina Sereni riflette sulla necessità di rafforzare la cooperazione all’interno del bacino del Mediterraneo.

Un quarto di secolo è passato dal momento in cui i leader del Mediterraneo si sono incontrati a Barcellona, con un rinnovato senso di speranza, per avviare un dialogo tra le due sponde, volto ad affrontare le cause profonde dei conflitti del nostro piccolo e interconnesso mare.

In questi 25 anni diverse scosse hanno colpito la nostra regione, dagli scontri politici e militari, alle crisi economiche e sanitarie, per non parlare del cambiamento climatico. Tuttavia, le ragioni che all’epoca hanno unito i nostri leader rimangono tutt’oggi valide.

L’Europa ha origine nel Mediterraneo. In questa regione trova il suo principio, nonché gran parte del suo futuro. Un’Europa moderna e lungimirante non può ignorare il suo prossimo Vicinato Meridionale, se vuole evitare di abbandonare le proprie radici, perdere enormi opportunità e di andare incontro a seri rischi.

Il Processo di Barcellona e l’Unione per il Mediterraneo sono stati determinanti nel mantenere una prospettiva di dialogo e cooperazione attraverso – e nonostante – le numerose crisi. Per molti partecipanti, il Mediterraneo resta l’orizzonte comune a tutti i Paesi del bacino.

Per quanto riguarda l’Italia, è certamente così. Siamo profondamente convinti che il Mediterraneo sia – e debba rimanere – al centro del futuro dell’Europa. L’Unione Europea deve rendersi conto che ciò che chiama “Vicinato Meridionale” è realmente e intimamente intrecciato con la sua stessa identità, economia, sicurezza e società.

La pandemia causata dal COVID-19 ha messo tutti i nostri Stati di fronte a una realtà senza precedenti. Dobbiamo ricostruire la nostra economia e la nostra società e questa è l’occasione per farlo in un modo migliore. Una più forte cooperazione all’interno del bacino del Mediterraneo è il prerequisito per questo obiettivo.

L’Italia supporta la risposta europea alla continua evoluzione della pandemia nel vicinato dell’UE e sostiene gli aiuti concreti che l’Europa sta fornendo, tra cui l’iniziativa “Team Europe”. È infatti essenziale continuare a prestare attenzione a Paesi come il Medio Oriente e il Nord Africa, dove i sistemi sanitari sono più fragili e le emergenze più difficili da affrontare. 

Tuttavia, fornire un sostegno finanziario adeguato non è sufficiente. Vi è bisogno anche di una visione strategica per gestire le relazioni tra l’UE e il Vicinato Meridionale.

 Una politica europea di vicinato rinnovata, costruita come parte integrante dell’azione globale dell’Unione, sarà essenziale per fronteggiare i potenziali e nuovi pericoli derivanti dall’attuale destabilizzazione regionale. Sarà inoltre determinante per affrontare le cause profonde della migrazione e per cogliere, allo stesso tempo, tutti i vantaggi che solo una cooperazione costruttiva con i nostri vicini può fornire.

Gli ultimi 25 anni ci hanno sicuramente portato una chiara percezione della nostra interdipendenza. È un dato di fatto che le nostre politiche interne, sia nazionali che europee, non siano autonome. Solo coinvolgendo adeguatamente tutto il Mediterraneo avremo dunque la possibilità di procedere verso i nostri più alti obiettivi, come il Green Deal.

In questo quadro, dovranno essere messe a disposizione risorse adeguate per lo sviluppo di interconnessioni, mediante l’avvio di progetti a beneficio di entrambe le sponde e il rafforzamento del senso di appartenenza a una comune identità mediterranea, basata sul rispetto reciproco, sviluppo comune e soluzioni vantaggiose per tutti.

 Abbiamo molto lavoro davanti a noi. Per avere successo, dobbiamo unire le nostre capacità e definire obiettivi comuni a partire da priorità condivise, come il cambiamento climatico, l’emancipazione femminile e la creazione di posti di lavoro sostenibili nel Mediterraneo – solo per citare tre campi in cui l’Unione per il Mediterraneo può sicuramente apportare il suo contributo.

Un Mediterraneo colpito dalla desertificazione, scarsità d’acqua, cambiamenti climatici, insicurezza alimentare e, ora, profondamente consapevole dei rischi derivanti da malattie, ha bisogno di sviluppare più sinergie basate su conoscenze, competenze, ricerca e innovazione. Il dialogo scientifico e climatico può avvicinare le due sponde del Mediterraneo, promuovendo soluzioni di economia circolare e digitalizzazione, innovando le nostre economie e fornendo nuove risposte a problemi vecchi e nuovi.

Il processo di Barcellona ha dato il via ad una visione di prosperità comune. Dobbiamo portarla avanti. Mettendo le basi dei prossimi 25 anni, l’Italia farà il possibile per rimanere fedele a tale visione, adattando il suo paradigma flessibile alle nuove realtà e favorendo lo sviluppo sostenibile nel nostro Mar Mediterraneo.