Georgieva: il FMI e la sfida africana

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Kristalina Georgieva & Association Femmes d'Europe

Kristalina Georgieva, Managing Director del Fondo Monetario Internazionale, ha capito che il Fondo può e deve giocare un ruolo di primissimo piano nella rinascita dell’Africa. E che la prossima emissione di diritti speciali di prelievo può rappresentare un’ottima occasione per cambiare in profondità il destino del Continente Nero. Il suo discorso del 23 giugno scorso al Meeting Annuale dell’African Development Bank va esattamente in questa direzione.

Un discorso privo di accenti retorici, molto concreto, da esperta del settore della Cooperazione internazionale, di cui è stata Commissario Europeo per quasi cinque anni, e con un’esperienza alla guida della Banca Mondiale. Discorso nel quale la Georgieva ha messo in evidenza almeno tre elementi cruciali. Primo: nessuno si salva da solo; il fatto che l’Africa sia il continente con il tasso più basso di vaccinati (0,6%) rischia di rappresentare un problema globale che si ripercuote poi sull’intera popolazione mondiale. Da qui la necessità di un intervento finanziario del FMI (come aveva suggerito già Macron nelle scorse settimane).

Secondo, mentre la ripresa è diventata dominante nel mondo, a ritmi di crescita media del 6% per il 2021, l’Africa è attesa ad una crescita di meno della metà. Un dato che non sorprende, vista la marginalità del continente nella formazione delle catene globali del valore, la fragilità del suo mercato interno e del suo sistema produttivo, l’irrilevanza della componente dei consumi privati, largamente dominata da quelli incomprimibili.

Da qui la necessità di ripensare lo sviluppo dell’Africa, cogliendo l’occasione per alcuni passi innovativi sia in termini di governance degli strumenti di assistenza finanziaria, sia di rafforzamento dell’integrazione regionale. È in questa logica che emerge, nella parte finale del suo discorso, il suggerimento ad utilizzare una parte consistente della prossima emissione di 650 miliardi di dollari in diritti speciali di prelievo per alleviare il peso del debito e rilanciare l’economia africana. Sempre nella stessa logica, la Georgieva ha ipotizzato di raccogliere, anche grazie alle sinergie con le decisioni adottate dal G7, 80 miliardi di fondi privati per progetti di sviluppo in Africa e di utilizzare 100 miliardi dei 650 per aiutare i paesi in condizioni di povertà assoluta.

Non è ancora la proposta che noi stessi avevamo lanciato su queste stesse pagine qualche tempo fa; ma tutto lascia immaginare che vi sia spazio negoziale in tal senso: che l’ipotesi di uno sforzo congiunto europeo per utilizzare i diritti speciali di prelievo spettanti ai paesi UE per finanziare un Next Generation Africa sia un’utopia forse non troppo lontana dalla realtà del prossimo futuro.