Siria, l’allarme Onu: “In crisi i finanziamenti alle missioni umanitarie”. Verso un nuovo esodo

Un campo di accoglienza dell'Unhcr per rifugiati siriani. [EPA/JAMAL NASRALLAH]

A lanciare l’allarme è l’Alto commissario Unhcr e al centro della questione ci sarebbe l’incapacità di sovvenzionare adeguatamente le missioni. I primi segnali dalle imbarcazioni in movimento da Libano e Cipro.

Filippo Grandi, alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), ha tirato il sasso nello stagno per fare luce su una nuova potenziale crisi umanitaria in Siria, dopo che l’Onu ha rilevato problemi di finanziamento alle missioni nel Paese.

“Se non riusciamo a finanziare adeguatamente i programmi, non si può escludere un ulteriore movimento di popolazione”, ha detto Grandi, lo scorso giovedì 25 marzo, ai Paesi donatori, facendo riferimento alle recenti notizie di imbarcazioni che stanno lasciando le coste di Libano e Cipro.

Con l’Alto commissario era presente anche Achim Steiner, amministratore del Programma Onu per lo Sviluppo e l’occasione è quella del quinto summit di impegni “Supporting the Future of Syria and the Region”, che si si sta tenendo a Bruxelles il 29 e 30 marzo.

Nel frangente le Nazioni Unite, sperano di raccogliere un totale di 10 miliardi di dollari dai paesi donatori per sostenere milioni di rifugiati siriani che sono fuggiti nei paesi vicini, ma i due alti funzionari dicono di non aver ricevuto certezze sugli impegni finanziari dai paesi.

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Tuttavia, Grandi e Steiner, sostengono che c’è una “preoccupante tendenza al ribasso” nelle promesse dei donatori e temono che il vertice sulla Siria potrebbe rivivere quello sui finanziamenti degli aiuti umanitari nello Yemen che ha ricevuto solo il 50% dei fondi richiesti.

La guerra in Siria ha ucciso quasi 500.000 persone da quando è iniziata nel 2011 e ha sfollato quasi la metà della popolazione del paese, ma l’Onu e le agenzie umanitarie temono che la stanchezza dei donatori possa crescere, aggravando quindi il contesto.

“Anno dopo anno (la situazione) diventa più complessa e più grave”, ha detto Grandi, aggiungendo che “le conseguenze delle risorse insufficienti possono essere molto, molto gravi per i rifugiati nella regione”. Il vertice si concentrerà sulla crisi umanitaria causata dalla guerra civile siriana e non sull’approccio più ampio adottato dai leader mondiali.

L’alto rappresentate Ue Josep Borrell, a capo della diplomazia europea, ha dichiarato che “non ci sarà fine alle sanzioni, nessuna normalizzazione, nessun sostegno alla ricostruzione fino a quando non sarà in corso una transizione politica”.

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Le sanzioni politiche ed economiche, imposte dall’Unione e dagli Stati Uniti, sembrano però aver fatto poco per allentare la presa del presidente siriano Bashar al-Assad sul potere, spingendo gli analisti a suggerire che è necessario un ripensamento.

L’85% dei rifugiati siriani, per un totale di 5,6 milioni, sta attualmente cercando di sopravvivere nei cinque paesi vicini, mentre un altro milione si trova in altri paesi. Il confinante Libano, che si trova nel mezzo della sua crisi politica ed economica interna, ha particolarmente bisogno di sostegno finanziario, hanno detto Grande e Steiner.

La conferenza dell’anno scorso, anch’essa ospitata dall’Unione europea, ha generato impegni per un totale di 12,4 miliardi di euro. L’Ue, da parte sua, ha contribuito con 22 miliardi di euro negli ultimi dieci anni.

La pandemia di Covid-19, tuttavia, ha danneggiato le finanze pubbliche, spingendo un certo numero di paesi europei e nordamericani a tagliare i bilanci dello sviluppo e degli aiuti. I due funzionari Onu hanno espresso “seria preoccupazione” che queste decisioni possano trovare ulteriore seguito e hanno esortato i paesi donatori a pensare al medio e lungo termine.

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“Non si può scegliere di rimandare le crisi”, ha detto Steiner, aggiungendo che la comunità internazionale ha “spesso pagato un prezzo pesante per non essere intervenuta abbastanza presto”. “Cash for Lebanon aiuterà a tenere a galla il paese”, ha aggiunto Grandi, “non farlo sarebbe un altro chiodo nella bara”.

La questione migratoria, in particolare sulle relazioni con la Turchia che condivide con la Siria una vasta fetta di confine terrestre e marittimo, è stata al centro del Consiglio europeo della scorsa settimana.

Ankara sta facendo pressione su Bruxelles per aggiornare un accordo raggiunto cinque anni fa, incentrato sul blocco degli arrivi su larga scala di migranti nell’Ue, molti dei quali in fuga dalla Siria, che significava miliardi di euro in aiuti come contropartita. Ma l’Unione si rifiuta di riaprire l’accordo, anche se dal vertice europeo è uscita la richiesta, alla Commissione, di presentare una proposta su più fondi per la Turchia per ospitare milioni di rifugiati.

La Bulgaria prossima al voto e con il premier Borissov in forte discussione, sta spingendo, in qualità di Paese strategico per il controllo della rotta dei migranti, per un’altra tranche (due di queste sono già state rilasciate) di tre miliardi per la Ankara e mantenere in vita l’accordo del 2016.